* INFORM *

INFORM - N. 157 - 3 agosto 2001

Dal "Notiziario per gli Italiani in Francia"

Immagini dal Vietnam e dal G8 di Genova

PARIGI - Tutti voi certamente ricordate un film dell’attualità USA negli anni della guerra in Vietnam. L’immagine era quella di una bambina nuda che correva su una strada con l’espressione disperata e sofferente. Era stata bruciata dalle bombe al napalm americane. Quando pensiamo a quella assurda ed orribile conflitto due foto indelebili; quelle della bambina e quella del capo della polizia del Vietnam del sud che spara a bruciapelo nella testa di un presunto vietcong. Quei cliché hanno fatto il giro del pianeta e da allora fanno parte della memoria collettiva e della cultura del mondo, ed oltre a risvegliare la nostra pietà ed il nostro disgusto contro la violenza contribuirono, tra l’altro, a fare perdere la guerra all'America.

Dopo i fatti di Genova nuove orribili immagini fanno parte della memoria collettiva. Incendi, violenze urbane, dimostranti scatenati, polizia e carabinieri e altri corpi speciali in attesa o in azione. Infine la grande massa pacifica dei dimostranti uomini, donne giovani e meno giovani ed anche bambini. Di alcuni fatti gravi anzi gravissimi non ci sono immagini ed è facile capire il perché il peggio si è fatto di notte ed in locali chiusi proprio per evitare la presenza di fotografi. Ma di quanto è avvenuto all’esterno il filmati e le foto di quei giorni esistono e ormai alcune immagini faranno parte della nostra memoria collettiva.

Guardiamo insieme alcuni cliché. Polizia e Carabinieri danno l’impressione di aspettare gli ordini e di essere quasi degli spettatori di un triste un assai spettacolo. Però quando a pochi metri un gruppo di dimostranti usa la violenza e distrugge ci chiediamo, logicamente, per quale motivo gli ordini non arrivano. In altre vediamo la polizia aggredita dai dimostranti. Infine la polizia parte alla carica con scudi, lacrimogeni e manganelli. Quando si oppone a dei veri violenti ci sembra una azione coerente e logica; quando invece aggredisce dei pacifici cittadini pensiamo che gli ordini o la buona interpretazione degli ordini sono stati certamente sbagliati. Ci permettiamo di osservare che quando si attaccano cittadini disarmati che manifestano democraticamente e correttamente i rischi per le forze dell’ordine sono inesistenti. Quando invece si affrontano degli energumeni giovani e scatenati i rischi sono reali. Che cosa dobbiamo pensare che gli ordini di attaccare dei pacifici cittadini sono impartiti per proteggere la polizia oppure per scoraggiare le manifestazioni, quale che sia la ragione la polizia deve smettere di aggredire i non violenti.

Abbiamo anche osservato che la polizia generalmente è assai bene equipaggiata. Tute nere, giubbotti antiproiettili, scudi di plastica, armi, maschera antigas, caschi con visiera che proteggono credo alla perfezione l’agente ed è giusto che sia cosi. Tali caschi hanno però un inconveniente che se un uomo d’ordine commette un delitto, non potrà mai essere identificato e difficilmente i colleghi, anche so non approvano, lo denunceranno. Pensiamo quindi che sia indispensabile che sui giubbotti e sul casco sia messo un numero che consenta alla giustizia di poter identificare chi agisce nell’illegalità o commette azioni moralmente reprensibili che disonorano le istituzioni ed un governo civile e democratico.

Le immagini che ormai resteranno fissate, in modo indelebile, nella nostra memoria sono molte; due in particolare quella della pistola che spunta da una auto della polizia e che poco dopo darà la morte ad un giovane manifestante armato di un estintore e quella dei piedi calzati da scarponi militari neri. Quasi certamente si trattava di un uomo dell'ordine italiano. I piedi entrano nel campo della telecamera e, senza esitazione, un piede schiaccia la testa di un giovane e non quella di una mosca o un topo. La vittima è distesa per terra, la faccia contro il suolo, la schiena tumefatta, evidenti le tracce di un recente manganellata. Il dimostrante ma potrebbe essere stato un semplice cittadino che manifestava pacificamente non indossa nessuna maglia nera o altri segni di contestazione. La vittima "ecce homo" non ha assolutamente un atteggiamento di aggressività, è steso per terra assieme ad altri. La posizione è quella di chi si è arreso e che è rassegnato, si vede chiaramente che è ferito, quindi nell'assoluta impossibilità di reagire non ha né la forza né la volontà di farlo. Quello che è certo è che non si aspettava di essere ancora aggredito si capisce la sua sorpresa. Dopo il colpo gira solo la testa probabilmente per cercare di vedere la faccia del suo carnefice, che è già lontano con il suo casco che gli assicura di non dovere rispondere del suo gesto vigliacco ed osceno. Sono certo che tutti coloro che hanno visto o che vedranno tale ignobile e proditoria aggressione, ad un prigioniero, resteranno sconvolti. Tale immagine resterà per sempre incisa nella nostra memoria e come quella del Vietnam speriamo solo che sia utile a fare perdere la guerra contro il pacifico e democratico popolo italiano. Adesso vedremo quali saranno le sanzioni contro i responsabili. Viva l’Italia! (Giancarlo Gallani*-Notiziario degli Italiani in Francia/Inform)

fratelliditalia@wanadoo.fr

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* Direttore del N.I.F. di Parigi


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