* INFORM *

INFORM - N. 157 - 3 agosto 2001

Dalla rivista scalabrinana "L'Emigrato"

Verso una politica comune europea in materia d'immigrazione dei cittadini di paesi terzi: mentre in Italia si discute, Bruxelles prepara una direttiva

ROMA - Mentre la Commissione europea si appresta a votare la direttiva per l’armonizzazione delle legislazioni relative ad ingressi e permessi di lavoro negli Stati appartenenti all’Ue, alcuni esponenti del governo italiano hanno riproposto la figura del "lavoratore ospite". Ma l’immigrazione è questione che i singoli paesi dell’Unione non possono gestire autonomamente. Il quadro normativo generale delle politiche migratorie spetta all’Unione Europea. Sin dal Trattato di Amsterdam l’Italia è vincolata all’impegno di armonizzare le proprie politiche in tema migratorio con quelle degli altri Paesi Ue e il Consiglio di Tampere dell’ottobre 1999 ha rappresentato un punto di non ritorno alle politiche nazionali per tutti i Paesi membri. Allora i leader dell’Unione Europea hanno deciso di praticare una vera svolta in materia di immigrazione e asilo. È così stato previsto, tra l’altro, "l’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio degli Stati mediante una politica d’integrazione volta a riconoscere loro diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini dell’Unione": passaggio fondamentale, altro che immigrato usa e getta.

L’Europa ha bisogno degli immigrati. Nell’ultimo decennio il tasso di immigrazione si è stabilizzato intorno al 2,2% mentre negli Usa è cresciuto del 3% e in Canada è arrivato al 6%. Il fenomeno è complesso, riguarda tutti e deve essere governato in modo corale, con il confronto e l’azione dettata da regole comuni; da soli è irrealistico pensare di risolverlo. La pressione migratoria continuerà, ma questo avverrà in un contesto di crescita economica e di invecchiamento della popolazione. La nostra economia e le economie europee hanno un bisogno permanente e strutturale di immigrati. È quindi necessaria una politica sull’immissione attraverso canali legali per dirigere i flussi in direzione dei bisogni.

Per questo l’esecutivo comunitario sta delineando il percorso su cui la Comunità si muoverà. Dopo la direttiva relativa al diritto al ricongiungimento familiare, sta per essere varata una proposta sull’ammissione degli immigrati a scopo di lavoro e per la fine dell’anno è prevista l’approvazione delle regole relative all’ammissione degli studenti e degli immigrati che esercitano attività non remunerate.

Le linee contenute nella direttiva elaborata dagli uffici della Commissione europea sono tese a definire un comportamento complessivo che bilanci gli aspetti umanitari con quelli prettamente economici, con una particolare attenzione alle proposte legislative per combattere i trafficanti di esseri umani. In particolare si mira a realizzare un quadro normativo che stabilisca le condizioni di ingresso e di soggiorno degli immigrati legali e un meccanismo di coordinamento che incoraggi una "progressiva convergenza" delle politiche dei quindici Paesi dell’Unione nei confronti dei flussi migratori. Tra le novità annunciate quella di fornire a tutti gli immigrati in ogni Paese un uguale permesso di lavoro. La direttiva su immigrati e lavoro stabilirà quindi un quadro normativo di procedure uniformi e uno status comune per gli immigrati ammessi: di fatto un regolamento che verrà poi recepito dai Paesi membri dell’Unione per definire le leggi nazionali.

La Commissione sta inoltre predisponendo, per fine anno, una "Comunicazione", utile al confronto tra gli Stati membri. Le indicazioni di Bruxelles riguarderanno sia le proposte per reprimere il traffico organizzato sia le politiche "di ritorno" degli immigrati nei Paesi d’origine. Sull’immigrazione quindi la parola passa all’Europa. Questo fenomeno sociale deve essere affrontato con realismo e una buona dose di saggezza. E con l’idea, da non considerare scontata, che ci deve essere equilibrio tra diritti e doveri per gli immigrati e per le comunità che li ricevono.

L’iniziativa di costruire un sistema per i lavoratori dei paesi terzi che consenta loro l’ingresso in Italia solo per lavoro dipendente a tempo determinato, "contratti di soggiorno", con l'obiettivo di accogliere gli stranieri solo per il tempo di durata del contratto di lavoro, se risponde alle esigenze della nostra economia, non è in linea con gli orientamenti assunti in sede internazionale. Di più: la figura del "lavoratore ospite", lavoratore che non poteva mettere radici, in auge nella Germania della ricostruzione, è stata gettata alle ortiche. Berlino ha adottato un nuovo sistema che consentirà agli immigrati di ottenere, con un sistema a "punti", la cittadinanza. È quindi bene riflettere a lungo prima di avanzare proposte che ci portano fuori da ogni logica europea. (Paola Scevi-L'Emigrato/Inform)


Vai a: