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INFORM - N. 157 - 3 agosto 2001

IV Meeting internazionale sull’integrazione

Dagli immigrati 130 mila miliardi per le casse dell’Inps in vent’anni

ROMA - "Il fenomeno della immigrazione è una risorsa di cui l’Italia non può fare a meno e che contribuisce a far crescere significativamente la ricchezza del Paese e aiuta le casse previdenziali dell’Inps a non chiudere gli esercizi in modo peggiore". Lo ha detto il direttore generale dell’Inps, Fabio Trizzino, intervenuto il 3 agosto alla tavola rotonda "Immigrazione e sviluppo socioeconomico", che si è tenuta nell’ambito del quarto Meeting internazionale sull’integrazione, in corso a Frascati, promosso dall’Associazione "Nessun luogo è lontano", Caritas di Roma, Missionari Scalabriniani, Comune di Frascati.

Trizzino ha ricordato che già oggi i lavoratori stranieri in Italia versano un contributo di 3500 miliardi l’anno e che secondo le stime dell’Inps, all’attuale tasso di crescita del fenomeno, avremo dagli immigrati un saldo attivo di 130 mila miliardi tra entrate per contributi e uscite per prestazioni. Giovani, in forze, gli immigrati alimentano il sistema solidaristico usufruendone in modo limitato e malgrado, ha sottolineato Trizzino, in questo campo "il sommerso abbia dimensioni mastodontiche". Del milione di stranieri con permesso di soggiorno in Italia, come spiega il direttore generale, l’Inps ne conta soltanto 500 mila nei propri archivi. Colpa della "frammentazione dei centri gestionali, dell’incapacità a governare il fenomeno, dell’anomalia del nostro Paese che riguarda sia la manodopera straniera che quella italiana, con cui fare i conti perché l’Italia non può permettersi che vi sia il 25 per cento di ricchezza nascosta". Trizzino giudica inoltre "con molto favore la possibilità di estendere l’iniziativa per l’emersione presentata dal nuovo Governo anche al lavoro extracomunitario perché questo dà un contributo a ridurre la clandestinità". E si tratta, molte volte di una "clandestinità solo formale perché ci sono numerosi lavoratori extracomunitari che lavorano regolarmente ma non avendo permesso di soggiorno non possono essere iscritti. Mi sembra che sia interesse di tutti che questa anomalia, formale non sostanziale, venga sanata"

Per quanto riguarda la regolamentazione dei flussi migratori, il direttore generale dell’Inps propone che "domanda e offerta di lavoro non vadano più fatte incontrare attraverso il movimento fisico dei lavoratori o giri di carte, ma mettendo in contatto l’aspirazione del lavoratore extracomunitario a lavorare in Italia con le potenzialità dell’offerta di lavoro direttamente dal Paese d’origine. Oggi Internet consente di collegare domanda e offerta di lavoro on line". Al crocevia di questo sistema, sottolinea, "vi deve essere una banca dati automatizzata, alla quale l’Inps è disponibile a dare tutti i contributi possibili perché la sua realizzazione sia rapida. Sarebbe tra l’altro un aiuto notevole anche in termini di una maggiore sicurezza sociale".

Ad una politica dell’integrazione sul luogo di lavoro e non solo pensano anche i sindacati. Luigi Agostini, responsabile dipartimento diritti e cittadinanza della CGIL, ha illustrato il doppio canale delle iniziative che partiranno a settembre. Da un lato l’introduzione nelle Rappresentanze sindacali aziendali della figura del "delegato all’integrazione" per dare maggiore equità sul versante rivendicativo, dall’altro un’azione sul territorio per regolare il sistema dei servizi sociali ed evitare anche qui il doppio circuito italiani-immigrati. (Inform)


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