* INFORM *

INFORM - N. 156 -2 agosto 2001

Una nota della Migrantes

Certezza del diritto anche per gli immigrati

ROMA - In questi giorni si sta discutendo sulla opportunità di un nuovo disegno di legge sull’immigrazione in Italia, mentre la Commissione europea ha approvato l’11 luglio una proposta di Direttiva su ingresso e soggiorno per motivi di lavoro di cittadini non comunitari, che dovrebbe passare all’esame del Consiglio già il prossimo autunno. Si sa bene quanto le migrazioni siano soggette a rapida evoluzione, perciò in linea di principio non fa meraviglia che la normativa sulle medesime vi si adegui, aggiornandola e migliorandone i contenuti. Ma si sa altrettanto bene quanto complesso sia il problema e si ritiene necessario riaffermare alcuni orientamenti di fondo.

Richiamiamo l’importanza di non regolare l’ingresso e il soggiorno di lavoratori stranieri secondo criteri esclusivamente economicistici, escludendo considerazioni di più ampio respiro umanitario e solidaristico. Tale potrebbe essere una politica immigratoria che ammettesse lavoratori stranieri soltanto in base ai "contratti a termine", che comportano un soggiorno rigorosamente legato alla presenza e alla permanenza di un lavoro, scaduto il quale non si ha più titolo di rimanere nemmeno per cercarsi un nuovo lavoro. In tal caso il migrante verrebbe visto solo come forza-lavoro e non come persona titolare di diritti oltre che di doveri; verrebbe inoltre compromessa la possibilità e l’opportunità stessa del ricongiungimento familiare, si andrebbe in direzione contraria a qualsiasi cammino di integrazione e non avrebbe senso il parlare di un "progetto migratorio" e tanto meno di un diritto di migrazione, linguaggio ormai comune nei documenti ufficiali della Chiesa.

Appare ugualmente eccessiva l’insistenza su ingressi riservati solo a manodopera specializzata o altamente specializzata. Per questa via non si darebbe nessuna risposta alla forte pressione migratoria da Paesi in via di sviluppo. Non si intende aprire le porte alla manovalanza generica, ma soltanto sottolineare che per certi lavori, come per la collaborazione familiare e per altri settori del terziario e della stessa industria, è possibile provvedere ad una sufficiente qualifica professionale con corsi di formazione sia al Paese di origine che in Italia, e di questo si hanno già significative esperienze.

È del 30 marzo scorso la Dichiarazione dei Vescovi della Comece (Commissione Episcopati U.E.): "Siamo fortemente preoccupati della situazione di persone in posizione irregolare, spesso vittime di sfruttamenti che negano la loro dignità… La Chiesa nella sua attività pastorale cerca di tenere costantemente presenti questi gravi problemi. In ogni caso, chiunque eserciti in forma legittima il diritto di cercare migliori condizioni di vita non dovrebbe essere considerato come criminale solo per questo". Non si può prescindere da questo sentire dei vescovi nell’inquadrare la discussione attorno al cosiddetto "reato di clandestinità" o di "permanenza nella clandestinità".

Infine viene spontanea una duplice raccomandazione di metodo:

1. Nella elaborazione di una legge è opportuno interpellare, com’è consuetudine, le parti sociali che in questi anni hanno accumulato preziose esperienze e competenze.

2. Nell’appellarsi alla normativa europea (ancora in elaborazione), si prenda in considerazione il quadro generale, evitando di evidenziare soltanto qualche questione isolata dal contesto, dove quella stessa questione prende ben altro significato. (Migranti press/Inform)


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