* INFORM *

INFORM - N. 155 - 1 agosto 2001

IV Meeting internazionale di Frascati sull’integrazione

Il mondo del volontariato e del no-profit chiede più dialogo con la Pubblica amministrazione per una regolamentazione seria del Terzo settore

ROMA - L’Authority per il Terzo settore può essere un utile strumento per riconoscere e regolamentare l’importante funzione svolta dal volontariato e da tutto il settore del "no-profit", ma non deve diventare un carrozzone burocratico. È questo il messaggio portato al IV Meeting internazionale di Frascati sull’integrazione dai rappresentanti delle associazioni, organizzazioni non governative e gruppi impegnati nel Terzo settore intervenuti alla tavola rotonda sul tema: "L’Authority del terzo settore: ultima frontiera o ultima spiaggia",coordinata da Riccardo della Rocca, dedicata all’esame del nuovo istituto previsto dalla recente legge sul Terzo settore.

Il punto di vista del volontariato cattolico è stato espresso con franchezza dal presidente dell’AGESCI Edoardo Patriarca: "Noi aspettiamo da cinque anni l’Authority sul Terzo settore ma devo dire che fortunatamente non è stata approvata dal precedente governo e prima di riprendere in mano questo tema intendiamo avviare una riflessione più seria perché l’Authority, così come era stata pensata in questi anni, era un’Authority da polizia fiscale. Invece il nostro mondo ha bisogno di un’Authority seria come le altre già operanti, che non blocchi la vivacità e la creatività di questo nostro mondo. Personalmente auspico una norma quadro leggera, che non uccida le diversità e lasci questo mondo libero di autoprogettarsi ed autoprogrammarsi. Perché solo così il Terzo Settore rimarrà vivace e potrà dare un grande contributo al nostro paese, altrimenti rischierebbe di essere ucciso dalla burocrazia e dallo statalismo".

Anche il Forum delle Associazioni e le comunità ebraiche condividono questi timori, il loro rappresentante Enrico Modigliani ha sostenuto che "il problema è appunto quello di bilanciare da una parte gli aspetti pubblici, che non possono che essere disciplinati per legge, e dall’altra il massimo della flessibilità e della operatività nel modo di agire, facendo bene attenzione che nell’ambito del Terzo settore non si infiltrino delle finte organizzazioni che hanno soltanto un mero scopo di lucro. Inoltre vi è il problema di far convivere diversi punti di vista, diverse culture, diversi atteggiamenti, in modo che si arricchiscano reciprocamente e nessuna prevalga sull’altra. In questo momento, infatti, in Italia esiste il rischio della diminuzione della laicità delle istituzioni, che invece devono sempre conservare un atteggiamento di neutralità nei confronti di tutte le culture, le religioni o le non religioni presenti in Italia".

La soluzione, secondo l’Assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Raffaela Milano, sta nel "riuscire a trovare un terreno comune di confronto e dialogo tra il pubblico e il no-profit in generale. Perché a fronte di una giusta necessità di controllare e vagliare la qualità dei servizi offerti ai cittadini, anche a tutela dello stesso terzo settore serio, si rischia sempre di burocratizzare i rapporti. Dobbiamo evitarlo soprattutto lavorando su percorsi di formazione che comprendano non solo i protagonisti del terzo settore ma anche gli operatori pubblici e gli amministratori. Riuscire a formare gli amministratori pubblici al rapporto con il Terzo settore è il punto fondamentale". (Inform)


Vai a: