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INFORM - N. 155 - 1 agosto 2001

Tremaglia: il DPEF riconosce il contributo degli italiani all’estero alla crescita economica dell’Italia

Tra gli impegni del Governo, rafforzare gli strumenti a sostegno delle collettività nel mondo

ROMA - Il Ministro per gli Italiani nel mondo, on. Mirko Tremaglia, ha espresso soddisfazione per l’approvazione definitiva alla Camera del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. "Nel DPEF – ha sottolineato il Ministro – per la prima volta grazie alla sensibilità del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti, è stato inserito, tra gli obiettivi del Governo, quello di valorizzare il contributo degli italiani nel mondo alla crescita economica dell’Italia". Finalmente viene dato un riscontro ad un indotto pari a circa 115mila miliardi di lire all’anno prodotto dall’Altra Italia a favore del nostro Paese.

Nel DPEF, sono state quindi recepite le indicazioni che lo stesso Tremaglia aveva provveduto a sottoporre all’attenzione del Ministro Giulio Tremonti.

L’obiettivo di valorizzare tale contributo "sarà realizzato potenziando gli uffici consolari all’estero, a partire dalle funzioni anagrafiche. Saranno potenziati anche gli Istituti di Cultura. Nel quadro della nuova visione di politica estera per il prossimo quinquennio annunciata dal Presidente del Consiglio – si legge nel DPEF – priorità ugualmente importanti sono il rilancio della diplomazia culturale attraverso il finanziamento della revisione della legge 401/1990 per la promozione della cultura all’estero e la diffusione della lingua; il rafforzamento degli strumenti a sostegno delle collettività italiane, potenziando subito le anagrafi consolari e il sostegno di iniziative per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Questi obiettivi – si legge sempre nel Documento di Programmazione Economica – richiedono stanziamenti idonei per completare l’informatizzazione del Ministero, le gestioni dei dati, le comunicazioni con la rete; per rafforzare la struttura degli uffici centrali e periferici, adeguando la nostra presenza nelle sedi di preminente interesse politico e potenziale economico-culturali per investire nella formazione del personale, anche per le lingue di difficile apprendimento". (Inform)


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