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INFORM - N. 154 - 31 luglio 2001

IV Meeting internazionale sull’integrazione

"All’Italia serve un’immigrazione di lungo periodo, non a termine"

ROMA - "L’immigrazione nella storia è sempre stato lo strumento più facile per la lotta alla povertà e quindi i motivi che spingono a lasciare il proprio paese sono, salvo casi limitati, dovuti a fattori economici. In questi ultimi anni, anche se per gli italiani sembra un fenomeno che cresce a dismisura, posso certamente affermare che l’intensità delle migrazioni nel mondo è pressoché immutata dal dopoguerra". Così il prof. Massimo Livi Bacci, uno dei più importanti demografi italiani, ha aperto i lavori della tavola rotonda "I fattori che generano l’immigrazione oggi" tenuta nell’ambito del Meeting "Globalizzatori e globalizzati" organizzato a Frascati dall’Associazione "Nessun Luogo è Lontano", dalla Caritas diocesana di Roma e dal Comune di Frascati Oltre all’insigne docente fiorentino, hanno preso parte ai lavori la sociologa Maria Immacolata Macioti, il direttore della Caritas diocesana di Roma mons. Guerino Di Tora ed il direttore dell’ufficio immigrazione della Fondazione Migrantes, padre Bruno Mioli.

La sociologa Macioti si è soffermata sugli aspetti che riguardano l’integrazione degli stranieri in Italia. "Negli ultimi tempi non si è fatto che parlare di problemi di integrazione tra la tradizione cattolica e l’islam, senza soffermarsi a riflettere su chi sono in realtà gli immigrati che arrivano in Italia. Dopo 20 anni dalle prime ondate migratorie, dovremmo sapere che solo una parte degli immigrati sono di religione musulmana e tra questi i cosiddetti "fondamentalisti", coloro che incutono tanto timore, sono una minima parte. Abbiamo la cultura, iniziata con le feste di piazza dei secoli scorsi, di vedere l’Islam come un tutt’uno, monolitico e compatto, rappresentato dai "saracini" che invadevano le nostre coste. Non riusciamo a cogliere gli aspetti positivi dell’immigrazione da questi paesi: l’entrare in contatto con culture e tradizioni millenarie. L’immigrazione inoltre ha il pregio di "sprovincializzare" l’Italia. Un esempio su tutti: i giovani immigrati che arrivano nel nostro paese parlano tutti due o più lingue, dovrebbero essere un esempio per i giovani italiani".

Mons. Di Tora e Padre Bruno Mioli hanno invece illustrato il punto di vista della Chiesa, ricordando prima di tutto la figura di Padre Scalabrini. "Il diritto ad emigrare, sta sempre più diventando un diritto alla sopravvivenza, anche se ad emigrare non sono sempre i più disperati". Per mons. Di Tora, la Chiesa può molto, soprattutto combattendo contro "una visione dell’uomo che è tale solo se produce" e che quindi è disposto ad accettare l’immigrazione solo fino a quanto questa "è utile per l’economia".

A margine dell’incontro, i quattro relatori hanno affrontato il tema delle possibili modifiche alla legge sull’immigrazione proposte in questi giorni dal Governo e si sono trovati d’accordo con Livi Bacci nell’affermare che "lo spirito che sta ispirando questa legge sembra essere il contrario di quello che dovrebbe ispirare quello di una legge sull’immigrazione. Una politica migratoria, soprattutto in un paese come l’Italia caratterizzato da una fase demografica a crescita zero, dovrebbe puntare ad un’immigrazione di lungo periodo che bilanci la struttura demografica e non ad un’immigrazione come misura tampone per le strozzature occupazionali. Purtroppo, legare il permesso di soggiorno a contratti di lavoro a termine, va proprio nella direzione opposta". (Inform)


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