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INFORM - N. 154 - 31 luglio 2001

Marcinelle quarantacinque anni dopo

ROMA - Marcinelle, a distanza di quarantacinque anni dai terribili accadimenti, conserva sul piano storico, sociale ed etico una forza evocativa tanto intensa da indurre chiunque ne parli al massimo rispetto della verità e al massimo equilibrio di giudizio.

Prima di tutto la verità storica. Ciò che indusse diecine di migliaia di giovani lavoratori italiani a corrispondere con prontezza all’offerta di lavoro in miniera furono il rifiuto delle condizioni di grave arretratezza in cui il Fascismo aveva tenuto il Mezzogiorno e le campagne e il forte disagio sociale in cui la guerra aveva precipitato gli strati più poveri della popolazione. La ripresa in massa dell’emigrazione fu la valvola di sfogo di un disagio tanto acuto e, nello stesso tempo, il pesante prezzo umano che il paese pagò per la sua ripresa e per la sua modernizzazione.

Nessuno può lamentarsi degli effetti tanto devastanti per la vita personale, familiare e sociale di un così gran numero di lavoratori senza ricordarne le cause: il Fascismo, la guerra, la povertà, la disperata volontà di cercare un futuro migliore, le condizioni di sfruttamento in cui gli immigrati erano inseriti. Questo vale, naturalmente, anche per il Ministro Tremaglia, che si accinge a commemorare quegli eventi.

La proiezione di Marcinelle sul piano sociale va al di là delle circostanze storiche in cui la tragedia si consumò. Essa contribuì a rendere non più sopportabili ed ammissibili le condizioni di sfruttamento e di rischio in cui i lavoratori delle miniere erano costretti a vivere e a prestare la loro opera e, più in generale, rafforzò la spinta all’affermazione di una legislazione tendente al riconoscimento dei diritti, al pieno impiego e alla sicurezza del lavoro. Anche l’impegno di costruzione di quello "stato sociale" che ha fatto dell’Europa uno dei luoghi socialmente più avanzati del mondo non fu neutrale e senza contraddizioni. I sindacati, le associazioni democratiche degli immigrati e il movimento socialista furono in prima linea, mentre altre forze, non solo padronali, si opposero e fecero opera di freno. Anche questa è storia e va ricordata ogni volta che si parla di Marcinelle.

Da alcuni anni, nonostante il lungo e positivo percorso di integrazione, nel quale si sono incamminati gli immigrati in Belgio e negli altri paesi europei, i problemi dell’occupazione, della sicurezza del lavoro e della costruzione di un reale cittadinanza si sono ripresentati in forme nuove ma con non minore acutezza sia per il peso della crisi economica, sia per il riaprirsi di nuovi e intensi flussi di immigrazione, sia per il diffondersi di sentimenti di xenofobia e di razzismo, alimentati da forze che li utilizzano cinicamente per ragioni di consenso politico. La realizzazione di un’Europa sociale rappresenta, dunque, un obbiettivo attuale e necessario, che non si può sostanziare di semplici rievocazioni e affermazioni retoriche, ma comporta una volontà politica di segno riformatore e solidaristico e la coerenza delle politiche che vengono adottate sia a livello di unione che di governi nazionali.

Marcinelle è, infine, un patrimonio etico ancora vivo e stimolante. Al fianco dei 136 lavoratori italiani caduti c’erano centinaia di altri lavoratori, provenienti da diversi paesi, che hanno condiviso il loro destino. Non diversamente da quello che oggi accade in Europa, diventata approdo di speranza di tanti disperati che vi arrivano da ogni parte del mondo. Rievocare i morti di Marcinelle in chiave di pura italianità senza riconoscere pari diritti e dignità a chi, come loro, ha lasciato la proprie terra e la propria famiglia per cercare lavoro e futuro, significa svuotare il valore storico ed umano del loro sacrificio e indulgere ad uno sgradevole gioco di appartenenze, nel quale cova il germe delle tensioni e delle divisioni. La dignità, come la libertà, è indivisibile e fin quando vi sarà un solo immigrato al quale saranno negati diritti e possibilità di sviluppo, la dignità di tutti, di quelli che si sono fermati per strada e di quelli che hanno potuto progredire, sarà colpita ed offesa.

Cosa dirà, dunque, davanti al Bois du Cazier il rappresentante di un governo che negli stessi giorni potrebbe proporre di dare forza di legge al reato di clandestinità e alla temporaneità dei soggiorni, che ha pesato come un macigno in alcuni paesi su intere generazioni di emigrati italiani? E quale rispetto per una commemorazione alla quale si è voluto dare un carattere solenne ed istituzionale può venire dall’abbinamento con un "raduno" dei Comitati Tricolori, che sono uno strumento politico-organizzativo legittimo ma di parte? Visto che l’on Tremaglia ne è il Presidente, non sarebbe stato preferibile distinguere le occasioni ed i ruoli e dimostrare nei fatti il rispetto per le istituzioni e per i morti di Marcinelle che a voce così piena si proclama?

Per noi Marcinelle, più che un simbolo e un motivo di commemorazione, è un impegno a proseguire nella costruzione di una piena cittadinanza e di un’Europa sociale a beneficio degli immigrati di oggi, come il movimento socialista e sindacale ha fatto con quelli di ieri. Di tutti gli immigrati e non solo di quelli che sentiamo più vicini per storia e legami.

I componenti del CGIE: Andrea Amaro, Elio Carozza, Norberto Lombardi, Luigi Sandirocco, Stefano Tricoli.

(Inform)


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