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INFORM - N. 153 - 30 luglio 2001

Il 13,5% degli italiani dispone di un reddito inferiore alla metà della media nazionale

ROMA - Scenderà al 10% quest'anno e al 9,2% entro il 2002 in Italia il tasso di disoccupazione, che negli ultimi due anni si è ridotto di oltre un punto passando dall'11,5% del 1999 al 10,7% del 2000. Tra il 2000 e il 2002 si registreranno, infatti, circa 300 mila disoccupati in meno (in totale 2 milioni e 200 mila unità entro il prossimo anno). Il dato segue l'andamento della media nell'Unione Europea: i disoccupati europei scenderanno a 13 milioni e mezzo entro quest'anno e di altre 500 mila unità entro il 2002 (pari rispettivamente al 7,7% e al 7,3%), contro i 15 milioni e 700 mila del 1999 e i 14 milioni e 300 mila del 2000 (9,1% e 8,2%). In controtendenza, invece, la media dei paesi dell'Ocse - principalmente a causa del rallentamento della produzione negli Stati Uniti - dove il tasso di disoccupazione resterà al 6,3% (era del 6,7% nel 1999), con 700 mila disoccupati in più tra il 2000 e il 2002. Inferiore alla media Ocse è invece nel nostro paese l'incidenza del part-time (11,9% nel 1999 contro il 16,5% dell'Ocse) e del lavoro temporaneo (9,9% contro il 12,2%).

Sono queste le previsioni dell'Ocse contenute nel Rapporto annuale sulle prospettive dell'occupazione, presentato recentemente a Villa Lubin. Da anni infatti il Cnel collabora con l'Ocse, raccogliendone i documenti anche attraverso il collegamento on line con la banca dati. Lo studio analizza l'evoluzione del mercato del lavoro in 14 paesi e fornisce una valutazione delle tendenze più recenti e delle previsioni a breve e medio termine nello scenario della globalizzazione. Un accento particolare è posto sull'incidenza della povertà e sulle politiche sociali comuni ai paesi membri dell'Ocse.

Nonostante la ripresa economica e il calo dei disoccupati, molte famiglie vivono ancora nell'indigenza: in Italia il 13,5% dispone di un reddito inferiore alla metà della media nazionale; tale percentuale è dell'11,7% nella Ue e arriva al 16% negli Usa. La povertà è più frequente nelle famiglie monoparentali e tra i giovani per periodi prolungati e la maggior parte delle persone che riesce ad uscirne vi ricade in tempi brevi. In questo quadro, l'Ocse raccomanda l'adozione di politiche attive - finora timide in molti paesi - e differenziate in favore di coloro che hanno bisogno di un aiuto temporaneo o che rischiano un'esclusione durevole. In particolare, politiche sociali e del lavoro ben articolate possono contribuire a combattere la povertà e a favorire l'inserimento professionale, anche attraverso interventi favorevoli alla famiglia come la creazione di strutture di accoglienza per bambini, congedi per maternità, orari di lavoro flessibili. (Inform)


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