* INFORM *

INFORM - N. 153 - 30 luglio 2001

Marcinelle: non dimenticare le vittime "silenziose".

La silicosi colpisce ancora oggi i minatori scampati alla morte violenta

BRUXELLES - Quando si parla dell'emigrazione italiana in Belgio si evoca inevitabilmente la catastrofe di Marcinelle. E non può essere diversamente dal momento che Marcinelle è assurta, a triste ragione, a simbolo del martirologio del lavoro italiano nel mondo.

E' però doveroso, nel momento in cui l'on. Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo, effettua una visita ufficiale in Belgio per rendere omaggio ai Morti di Marcinelle nel 45 anniversario di quella catastrofe, ricordare tutte le vittime del lavoro italiano in Belgio. Tra il 1946 e il 1963 (epoca della chiusura delle miniere della Vallonia) i lavoratori italiani morti in miniera furono 867, una cifra impressionante. Prima di Marcinelle (262 morti, 136 italiani), le sciagure più tragiche furono quelle avvenute nel bacino carbonifero di Liegi: ottobre 1953, pozzo del Many, 26 morti, 14 italiani; aprile 1955, miniera di Sclessin, 39 morti, 14 italiani.

Ma il nostro ricordo non deve fermarsi agli uomini caduti tragicamente sul lavoro: è doveroso accomunare ad essi le vittime silenziose, molto più numerose, delle malattie professionali, e in special modo della silicosi, che colpisce ancora oggi coloro che, scampati alla morte violenta, portano nei polmoni i segni devastanti ed incancellabili delle polveri inalate durante il lavoro. Per non parlare di altre malattie professionali, sordità e/o affezioni osteo-articolari, che in molti casi si aggiungono alla silicosi.

Già nel 1953 il settimanale "Sole d'Italia" invitava a "curvarsi sulla sorte dei 600 morti all'anno per la silicosi". "Più di 50 minatori ogni mese - si leggeva in un editoriale di allora - periscono di questa terribile malattia, fredda, incurata, incurabile. Rare sono le catastrofi che provocano tante vittime. Eppure ad esse, alle vittime più dimenticate della miniera, nessuno guarda con occhio di pietà ... perché non sono considerate vittime del lavoro. Dobbiamo finire col credere che ci si occupa soprattutto, se non soltanto, dei morti che fanno rumore?".

Non ci risulta che nostri parlamentari o rappresentanti di governo, prima o dopo la visita a Marcinelle, abbiano mai fatto sosta al Fondo delle Malattie Professionali a Bruxelles, dove giacciono quintali di radiografie polmonari, di rapporti medici e di rapporti di autopsia delle vittime della silicosi, testimonianze di sofferenze atroci, di drammi umani e anche di ingiustizie a causa di certe leggi restrittive del Belgio, leggi che hanno colpito soprattutto gli italiani perchè i più numerosi a "beneficiare" del sistema di indennizzo delle malattie professionali.

E' pur vero che, dopo Marcinelle, prima la CECA e poi la Comunità europea si sono attivate, anche se lentamente, per migliorare la sicurezza nelle miniere, nella siderurgia, nell'edilizia, cioè nei settori industriali a maggior rischio per i lavoratori. Ma è anche vero che, sulle condizioni di indennizzabilità delle vittime di malattie professionali, l'Europa è rimasta ferma ad una raccomandazione (non direttiva) del luglio 1966.

Perché una malattia professionale è riconosciuta in uno Stato e negata in un altro? Perché, in molti casi, il cancro polmonare associato alla silicosi è considerato come causa o concausa del decesso in Italia e non in Belgio? (ne sanno qualcosa le sedi del nostro INAIL che assumono l'onere dell'indennizzo al posto del Fondo belga delle Malattie Professionali, in virtù della legge n. 1115/62). Ecco alcuni interrogativi, privi di risposta, che vengono a mente quando si evocano le vittime degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Le miniere sono chiuse da tempo, ma vivono ancora molti ex minatori che nella miniera hanno perso la salute e la gioia di vivere. Veneriamo allora la memoria dei Morti, ma non dimentichiamo i vivi, coloro che, scampati ai pericoli della miniera, sono ancora oggi confrontati con innumerevoli problemi. Problemi che vanno dalle difficoltà di ottenere un equo indennizzo per questa o quella malattia professionale alla riduzione della rendita all'età della pensione di vecchiaia, dal calcolo della pensione in prorata alla tassazione piena di ombre delle pensioni di origine professionale, dai ricalcoli frequenti effettuati dall'INPS alla ripetizione dei conseguenti indebiti .... Informarsi presso gli enti di patronato per credere. (Daniele Rossini*-Inform)

* Patronato ACLI Belgio


Vai a: