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INFORM - N. 151 - 26 luglio 2001

Don Oreste Benzi: dopo Genova non cadiamo nella logica della guerra

RIMINI - In merito ai fatti di Genova del 20-21 scorsi, di cui siamo stati vittime e testimoni, riteniamo di dover affermare l'estraneità del Genoa Social Forum (GSF) rispetto al movimento ed alle azioni del Black Block. Questi fatti sono, ad esempio, i numerosi attacchi indiscriminati di chiara matrice paramilitare che essi hanno operato contro i manifestanti pacifisti nelle piazze e negli edifici del GSF causando numerosi feriti. Vogliamo inoltre porre all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni alcuni interrogativi:

- come è possibile che ventimila uomini (tra agenti e carabinieri) e gli otto servizi segreti più efficienti del mondo, non sapessero dell’esistenza e delle intenzioni dei circa duemila appartenenti al gruppo del Black Block, nonostante le precise e circostanziate denuncie della provincia di Genova e di molti cittadini che da parecchi giorni avevano indicato i luoghi dove alloggiavano e si armavano?

- come mai le forze dell’ordine non sono intervenute per arrestarli e disarmarli preventivamente?

- perché le forze dell’ordine hanno effettuato cariche indiscriminate e violenze gratuite ai danni dei manifestanti pacifisti del GSF, tra cui anziani e bambini, che con le mani alzate denunciavano la loro identità nonviolenta?

- come hanno potuto i Black Block muoversi liberamente in una città militarizzata con continui controlli a tappeto su ogni singolo cittadino?

Rispetto a quanto detto ed unitamente alle numerose testimonianze oculari, chiediamo ai vertici competenti delle forze dell’ordine di far luce in modo inequivocabile sulle inquietanti ipotesi di connivenze con i Black Block. Riteniamo, inoltre, che ci sia stata una inammissibile leggerezza nella gestione della situazione da parte degli esponenti del GSF, infatti le dichiarazioni dei portavoce nei giorni 20 e 21 non hanno dato ai manifestanti e all’opinione pubblica chiari segnali di condanna a qualsiasi tipo di violenza, rischiando di creare il terreno per ulteriori disordini nei giorni successivi. Tutto ciò ci porta ad un necessario percorso di autocritica per gettare le basi di un nuovo forum sociale che scelga la nonviolenza come unico ed inequivocabile metodo di lotta.

Riteniamo ingiustificabile per uno stato democratico, l’assalto operato dalla polizia all’interno della scuola Diaz. Lo stesso luogo era stato assediato il giorno 20 da 200 teppisti del Black Block che avevano tentato invano di penetrare la struttura. Le immagini e gli effetti di questa operazione della polizia sono, nella logica della violenza, sovrapponibili alle devastazioni operate dal Black Block in varie parti di Genova.

Vorremmo, invece, ricordare come segno di speranza l’immagine di Luca, un uomo in sedia a rotelle, che durante il sit-in nonviolento in piazza Portello (uno dei varchi della zona rossa) riceve la bandana da un commosso poliziotto che ci ringrazia per la testimonianza.

Non vogliamo cadere in una logica di guerra individuando nelle forze dell’ordine il nemico, piuttosto vogliamo mantenere fermo lo sguardo sulle motivazioni ed i contenuti che ci hanno portato a manifestare in occasione del G8 a Genova, ricordando che non è stato raggiunto nessun tipo di accordo unitario rispetto al protocollo di Kyoto, all’annullamento totale del debito dei paesi poveri ed all’allestimento di un adeguato fondo economico per la lotta contro le grandi epidemie.Concludiamo unendoci al dolore della famiglia e degli amici di Carlo. (Il Presidente dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII Don Oreste Benzi e i volontari dell'Associazione presenti alle manifestazioni di Genova)


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