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INFORM - N. 150 - 25 luglio 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia" sul G8 di Genova

Abbattere le frontiere dei diritti sociali nel mondo

ROMA - Nel mare magnum dei giudizi (e dei pregiudizi ideologici) che hanno accompagnato la vicenda del G8 di Genova, c’è stato chi ha additato con (compiaciuta) commiserazione, il tramonto del soggetto sindacale come leader e catalizzatore della protesta di piazza, quella dura, quella capace di infiammare e portare ad ebollizione, in un grande contenitore di massa, il coacervo di passioni, istinti, nobili utopie, bisogno di rivolta e di sovvertimento degli assetti di potere costituiti, che da sempre (dicono) ha fatto da levatrice alla storia, con la spinta e l’aggiunta inevitabile di un po’ di "sana violenza".

Quel che poi è tragicamente accaduto a Genova mostra quanto sia devastante il residuo di veleni ideologici che ereditiamo dal XX secolo, il secolo della "violenza rigeneratrice", delle due carneficine mondiali, del nazismo e del comunismo. Residui e scorie certamente disinnescati, ma altamente tossici quando vengano a contatto con l’idolatria dominante nel XXI secolo: il grande teatro universale dell’immagine, capace di dare gloria, sia pure effimera, ad un gesto, a una serie di gesti che si rincorrono e si cancellano l‘un l’altro, all’insegna del "di più’. Dal "gesto" di riunire a corte i grandi della Terra, al gesto di guastare la festa, alla programmazione della morte, ridotta anch'essa a "gesto" oscenamente deprivato di ogni sacra pietà.

La gente del lavoro, i padri e le madri di famiglia che vivono della loro fatica fisica e psichica e intellettuale, nel Bengala come in Africa e nei paesi del Primo mondo, e i rappresentanti sindacali di questa gente, in Italia come a livello di Cisl internazionale, non possono davvero essere le marionette tragiche del grande circo mediatico universale. Non possono e non vogliono coltivare l‘illusione di esistere per il solo fatto di "manifestare contro", sia pure rifuggendo dalla violenza.

Savino Pezzotta, non solo come leader della Cisl italiana, lo ha detto con orgogliosa chiarezza quando ha presentato l’iniziativa che ha riunito a Genova delegati, quadri, dirigenti e militanti sindacali in rappresentanza di tutte le organizzazioni aderenti alla Icftu. La gente del lavoro non manifesta "contro" ma vuol promuovere, nel confronto anche aspro con istituzioni e controparti, una nuova stagione di diritti dei lavoratori. Nelle sedi internazionali dell’Ocse e dell’Oil, l’agenzia delle Nazioni Unite per il lavoro, sono stati assunti impegni sanciti da convenzioni internazionali. Affinché queste scelte divengano concrete, c’è bisogno di rafforzare tutte le sedi mondiali in grado di esigere il rispetto degli impegni assunti non solo dai governi nazionali, dalle multinazionali del capitalismo e dalle centrali sindacali, ma anche di creare nuovi poteri politici globali muniti di "attribuiti di sovranità" riconosciuti e rispettati. Questo è il cuore vero della sfida del terzo millennio: il resto è gioco degli specchi che rimanda immagini che rendono ambigua e illusoria perfino la morte.

Globalizzare i diritti sociali e del lavoro, dice Pezzotta. Ma questo deve essere il programma non solo degli uomini di buona volontà, bensì anche di ogni essere ragionante che osserva come si stringano sempre di più i vincoli della interdipendenza sul pianeta a come tale vincoli leghino i "ricchi" e i "poveri" in maniera spesso inopinata e sorprendente.

Qualcuno ha osservato recentemente che una gran parte, forse la metà, degli italiani nel mondo vivono in paesi attanagliati dalla crisi e sull’orlo della bancarotta. Ecco un esempio, tra mille, della contraddizione insostenibile tra Nord e Sud della terra: i figli della stesso popolo, divisi tra la "potenza" del G8 e l’angoscia della povertà e del degrado! (Corrispondenza Italia/Inform)


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