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INFORM - N. 149- 24 luglio 2001

A Parma ingresso gratuito alle mostre verdiane fino al 29 luglio

PARMA - Le Celebrazioni Verdiane stanno vivendo, in queste settimane, un momento particolarmente intenso con un'opera amatissima come "La Traviata" nell'allestimento di Giuseppe Bertolucci, al suo debutto come regista d'opera. Non c'è dubbio, del resto, che le Celebrazioni Verdiane siano l'evento del 2001. E non solo in Italia. Parma sta rendendo omaggio in mille modi al Maestro: tra questi, per la gioia di turisti e visitatori, è da segnalare l'apertura gratuita straordinaria, nella loro ultima settimana di allestimento, delle due grandi mostre verdiane in corso in questo momento a Parma: "La Tempesta del mio Cor" e "Viva Verdi". Ingresso gratuito quindi, fino al 29 luglio (ultimo giorno di esposizione per entrambe), per le due grandi mostre organizzate dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Parma.

Nella splendida cornice dei Voltoni del Guazzatoio al Palazzo della Pilotta, è allestita ancora per pochi giorni "La Tempesta del mio cor. Il gesto del melodramma dalle arti figurative al cinema". L'esposizione presenta una selezionata scelta di opere dell'Ottocento e dei primi anni del Novecento, in modo da rendere evidente l'emozione del gesto melodrammatico, vale a dire il nesso fra le arti figurative e le convenzioni del teatro, in special modo quello d'opera, che si avvaleva degli ambiti letterari e artistici per ottenere la massima efficacia spettacolare.

La mostra raggruppa in nuclei tematici circa 70 opere (dipinti e sculture, manifesti d'autore e manuali teorici). Tra i pittori si ricordano Francesco Hayez, Alessandro Guardassoni, Domenico Morelli, Andrea Appiani, Gaetano Previati; tra gli scultori Giovanni Dupré, Achille della Croce, Emilio Gallori; i manifesti, provenienti dalla Collezione Salce di Treviso, portano nomi illustri, da Marcello Dudovich a Galileo Chini. Nella prima sezione, intitolata "Il canone delle passioni: dai repertori alle fotografie di scena", a una prima parte di trattati e repertori che, nel corso dell'Ottocento, hanno codificato l'espressione melodrammatica dei sentimenti, fa riscontro una galleria di dipinti e sculture che illustra quei canoni attraverso i ritratti dei cantanti immortalati nelle loro più celebri interpretazioni: da Giuditta Pasta nell' "Anna Bolena" di Donizetti (di Karl Pavlovic Brjuilov) a Giovanni David ne "Gli Arabi nelle Gallie" di Giovanni Pacini (di Francesco Hayez). Le opere presenti nella sezione "Le passioni dipinte" raffigurano temi fondamentali: la morte degli amanti, la morte dell'eroe, il contrasto degli affetti (odio, gelosia, minaccia, attentato alla virtù), il giuramento, la maledizione, l'eroismo civico, il martirio, il rapimento, la rivolta a sfondo patriottico, la preghiera corale, le 'traviate', la lettera. La sezione degli "Emblemi novecenteschi" espone celebri manifesti dell'opera lirica dove campeggia la figura del protagonista colta in atteggiamento emblematico per il canone drammaturgico del nuovo secolo e per l'identificazione popolare del dramma musicale (vedi "Tosca" di A. Hohenstein o "Parisina" di Plinio Nomellini). L'ultima sezione è dedicata a "Cinema e melodramma": studi recenti hanno indagato sulla presenza nel cinema di aspetti formali desunti dalla tradizione operistica, e a questi si vuole fare riferimento nel video che ne ripercorre, con adeguato commento, gli esempi più significativi (Visconti, Bolognini, Pasolini, Bertolucci).

L'altra grande mostra - "W Verdi - Il mito verdiano" - è esposta a Palazzo Pigorini. Allestita da Marzio Dall'Acqua, direttore dell'Archivio di Stato e già curatore di importanti esposizioni relative al grande maestro, la mostra trae titolo da quel "Viva V.E.R.D.I." punteggiato, acronimo di Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia, ha avuto il potere di turbare i regnanti e le autorità austriache nel 1859. Al centro della mostra il "mito" di Verdi, ritrovato attraverso cartoline, francobolli, chiudilettera, biglietti d'invito, busti, fermacarte, segnatempo, timbri, manifesti di film su Verdi e sulle sue opere, (Aida, Il Trovatore ecc.), tarocchi, vassoi (compreso quello di famiglia, usato nell'osteria di Roncole e segnato dalle tracce di affettatura di pane e salame), quaderni scolastici, ritratti, eseguiti con i materiali più curiosi, come quello fatto di fiammiferi, caricature e busti che rimandano all'infinito l'immagine severa del Cigno, persino pupazzi raffiguranti le opere, servizi da tavola, valori bollati, riviste (dall'Illustrazione Italiana alla Tribuna Illustrata del 1900), disegni (compreso quello eseguito da Giovannino Guareschi per un manifesto scolastico). Immagini, ma anche sonorità verdiane diffuse nelle strade dagli organetti di barberia e nelle piazze dalle marionette, come quelle dei Colla, che rappresentavano le opere già nel 1860. E ancora oggetti d'uso quotidiano come piatti, bicchieri, tazze e suppellettili varie, ed escursioni avventurose (e kitsch) nel mondo dell'alimentazione, con scatole di pomodoro, dolci (la spongata) e vini. Poi le indimenticabili figurine Liebig, pubblicate in almeno tre edizioni, italiana, francese e tedesca, quando ancora il maestro era in vita.

Entrambe le mostre si possono visitare gratuitamente tutti i giorni fino a domenica 29 luglio dalle ore 9 alle 19, con orario continuato. (Inform)


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