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INFORM - N. 144 - 18 luglio 2001

G8 e volontariato internazionale dopo l’incontro di Genova. Intervista ad Agostino Mantovani, presidente Focsiv

ROMA - "Quando i cattolici la pensano allo stesso modo vengono accusati di essere integralisti, quando tra loro la pensano in maniera diversa sono accusati di essere divisi".

Così, sulla presenza a Genova per il G8, inizia a dire Agostino Mantovani presidente della Focsiv che è la maggiore federazione italiana impegnata nella cooperazione internazionale per lo sviluppo: 52 associazioni federate con 320 progetti in 68 paesi tra i più poveri del mondo, 500 volontari sul campo e 30 anni di esperienza, rapporti istituzionalizzati con le grandi agenzie europee e nordamericane e con la Conferenza Episcopale Italiana.

Di fatto la divisione tra i cattolici sulle cose da dire al G8 viene sempre più sottolineata. In particolare la Compagnia delle Opere ha inteso prendere le distanze dalle sessanta associazioni cattoliche come la Focsiv, le Acli, l’Azione cattolica, Mcl e tante altre che sabato 7 e domenica 8 u.s. si sono riunite a Genova per consegnare il manifesto delle loro tesi al Sindaco della città, al Governo e quindi ai Grandi del G8.

A parte che tra chi ha più polemizzato c’è chi ha precisato di farlo a titolo personale, dico che non mi turba la diversità di opinioni, perchè secondo me ciò arricchisce il dibattito all’interno dello schieramento di coloro che vogliono stare dalla parte dei più diseredati. Infatti la diversità di opinioni non riguarda i fini da raggiungere, ma i metodi per arrivarci.

Da dove nascono queste diversità e quali sono?

Ci sono quelli che ritengono di avere la verità in tasca e sono talmente sicuri delle loro ragioni che chi la pensa diversamente ha sempre torto. A Genova eravamo in tante associazioni d’ispirazione laica e religiosa; c’erano i missionari, c’era il Segretario Generale della Farnesina Vattani, i rappresentanti del Genoa Social Forum e tutti coloro che volevano partecipare hanno potuto farlo. C’era anche il cardinale Tettamanzi. Il Papa, all’Angelus, ci ha incoraggiato a proseguire.

Nel merito delle proposte formulate sicuramente si può fare di meglio e di più, l’intento a Genova era di dare un contributo e forse ci siamo riusciti.

L’accusa che vi viene rivolta è di accodarvi a tesi dell’ultrasinistra in fatto di mondializzazione, ambiente, modalità d’intervento...

Quando uno la pensa in modo diverso, sembra che paghi dire che è comunista, anche se comunista nella sua vita non lo è mai stato. Allora chi non la pensa come me dovrei accusarlo di essere nazista? Non mi sembra inoltre sostenibile la tesi di chi cerca di alleviare un male dicendo che ce ne sono di peggiori: se è sbagliato uccidere un bambino con l’aborto, è sbagliato ucciderne un altro con la fame. Resta l’ambiguità di chi si erige a giudice. Ho le mie idee invece e mi confronto volentieri con il maggior numero di persone possibile, se mi è data l’occasione, dopo di che mi sento in obbligo di usare riguardo, il massimo riguardo, verso coloro che hanno opinioni diverse dalle mie.

Il suo è un richiamo alla concordia?

Più che altro è un richiamo alla mitezza, anche se per me è sempre difficile praticare questa virtù. Sono i miti che erediteranno la terra ed è questa un’opportunità, oltre che un affare, da non perdere. Tra l’altro per essere miti non c’è bisogno di rinunciare alle proprie convinzioni, basta abbassare i toni, evitare di provocare, essere semplici nel dire, non infierire sulla libertà degli altri, occorre soprattutto non spadroneggiare e non avere padroni. Poi occorre amare gli altri, preferibilmente i più deboli e i più poveri, preferibilmente i nemici anche se ciò è più difficile. La frase non è mia ma la uso perchè è giusta: "un solo uomo, chiunque sia, vale più di tutto l’universo".

Come dire che anche le manifestazioni di Genova a fronte di questa affermazione sono poca cosa?

Come dire che non è poi così grave se qualche volta l’orchestra, che è fatta di tanti strumenti e di tanti orchestrali, sembra suonare un po’ stonata. Importanti sono i fini a cui mirare: la cancellazione del debito, la Tobin Tax, gli accordi di Kyoto, i conflitti, la povertà. Importante è mettere in conto che c’è bisogno delle ragioni di molti. Importante è che queste ragioni siano portate avanti con retta intenzione; importante, molto di più ancora, è convincersi che la violenza, la dittatura, il potere possono essere sì di coloro che sono economicamente più forti, del mercato senza regole e di tutto il resto che andiamo a dire ai Grandi del G8, ma la violenza, la dittatura, l’imposizione possono essere anche quelle dell’ideologia, della religione, dell’etnia, di chi ha più tono di voce e più capacità di esporre, di chi ha più cultura, di chi detiene le leve dell’informazione e su questa linea potrei continuare.

Un’indicazione per concludere?

Convincerci che occorre cambiare e farlo, caparbiamente, questa volta. Convincerci che non devono cambiare solo gli altri ma ognuno di noi. Per cambiare bisogna dialogare. Il primato è della parola. L’istinto di primeggiare in ogni occasione, piccola o grande che sia, l’istinto di essere il più forte, il più bravo, il più svelto, il più furbo, il più tutto, mette l’altro sottoterra. È l’istinto del tiranno. "Giustizia e pace si baceranno": quando? Dipende da noi, da ciascuno di noi in proporzione alle capacità ed alle possibilità. Convinciamoci di pregare Dio perchè ci aiuti ad amarlo di più, ma anche perchè ci aiuti (facciamo così fatica) ad amarci di più.

A Genova ci sono preoccupazioni per possibili disordini...

Spero ardentemente che non ci siano disordini. La violenza non paga. Le preoccupazioni hanno acceso i riflettori tanto quanto gli argomenti usati nei confronti del G8. L’opinione pubblica è ghiotta di cattive notizie e così c’è stata un’eco maggiore. È certo che se fossimo più attenti e più bravi basterebbero i Vangeli e le Encicliche. Ricordo la bambina di una scuola di Roma che di fronte al Presidente della Banca Mondiale in visita dichiarava: "Vorrei dire agli abitanti dei Paesi poveri di non mollare, perchè non si può andare avanti così, qualcosa deve succedere". (Inform)


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