* INFORM *

INFORM - N. 140 - 13 luglio 2001

Proposta una "Organizzazione Mondiale delle Migrazioni" (WMO)

verona - Non poteva mancare in tema di migrazioni uno sguardo al passato nel Convegno di Verona indetto per celebrare il 50° anniversario della Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni (ICMC) di Ginevra; ma la parte più originale dell’intervento del Presidente dell’ICMC, il prof. Stefano Zamagni, è certamente quella finale che proietta in un futuro che non può essere tanto lontano. E questa parte del suo intervento ha per titolo: "Verso un’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni".

Proprio nei giorni caldi del G8 di Genova, che richiamano quelli altrettanto caldi della contestazione del vertice WTO (Organizzazione mondiale del commercio) di Seattle, con quale logica si propone quest’altra World Migration Organization (Wmo). C’è una logica molto evidente e parte da una constatazione: esiste ormai un cumulo di dichiarazioni solenni che portano il sigillo dell’ONU o di altri organismi internazionali e, per il caso dei migranti, esiste una solenne "Convenzione internazionale", adottata dall’ONU il 18 dicembre 1990, ma finora questa convenzione è stata ratificata soltanto da 16 Stati e tutti del Terzo Mondo; perciò, dopo 10 anni, rimane lì come documento orientativo, ma di nessuna efficacia pratica, non è uno strumento vincolante. E allora? "È chiaro - afferma l’illustre economista – che in assenza di una Agenzia o Autorità transnazionale in grado di rendere esecutorie, cioè di far rispettare le regole fissate nella Convenzione, i Paesi del Nord non hanno alcun interesse a ratificarla. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non esiste, a tutt’oggi, una governance internazionale delle migrazioni".

Non si pensi all’Acnur (Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati), perché questo si interessa soltanto dei rifugiati e, ultimamente, degli sfollati (internal displaced people). Qualcosa di simile si rende necessario per chi emigra sotto la spinta della miseria, in cerca di lavoro. Questo sarebbe appunto il campo di competenza del WMO: "un’agenzia alla quale chiedere non solamente di monitorare e facilitare l’implementazione delle regole già in esistenza, ma di svolgere due compiti ulteriori: da un lato quello di favorire la cooperazione tra paese appartenenti ad una medesima regione… e dall’altro il compito di fungere da arbitro per la risoluzione delle dispute". Non si tratta di utopie, anzi due obiettivi importanti potrebbero essere conseguiti in tempi brevi: "il primo è quello che concerne una rappresentazione attendibile sotto il profilo statistico del fenomeno migratorio…; il secondo obiettivo che l’istituenda Wmo potrebbe conseguire in tempi brevi è quello che concerne l’opportunità di tenere separate le richieste di asilo, da quelle finalizzate a ottenere lo status di lavoratore migrante. Nel 1998, ad esempio, la percentuale di mobilità dovuta dalla prima categoria è stata del 34%. Ma è lecito domandarsi: è utile esasperare la distinzione fra le due categorie? Sembra di no, anzitutto perché è sempre più difficile tracciare una netta distinzione tra movimenti volontari e coatti. In secondo luogo perché "se si attuano politiche protezionistiche su un fronte, ad esempio quello dei rifugiati, è chiaro che il migrante, nel tentativo di sistemarsi, si rivolgerà al canale della immigrazione per motivi di lavoro e viceversa" nonché alle vie irregolari di ingresso, vie - tra l’altro - molto costose e pertanto abbordabili non già dai più bisognosi, ma da chi possiede o è in grado di procurarsi un certo patrimonio. Di qui la fortuna dei trafficanti di permessi e dei traghettatori senza scrupolo. Solo una autorità internazionale, anzi mondiale potrebbe mettere ordine in questo stato di cose.

La proposta del prof. Zamagni farà certamente discutere. Qualcuno, come Guido Bolaffi, capo gabinetto del Dipartimento Affari Sociali, ha già espresso le sue perplessità, non per la validità della proposta in se stessa, ma per la sua fattibilità. "Tutte le organizzazioni internazionali – egli dice - sono nate perché volute dai Paesi più potenti". Questa proposta comporta che essi pongano delle regole anche a se stessi. I Paesi del Terzo Mondo non avrebbero nulla da perdere, ma i grandi della terra? Comunque è già cosa vantaggiosa che ci si ponga il problema e si tenti di darvi qualche risposta almeno a livello regionale, ad esempio di Unione Europea. (Migranti press/Inform)


Vai a: