* INFORM *

INFORM - N. 138 - 11 luglio 2001

L'editoriale di "Tribuna Italiana" dedicato all'Assemblea del CGIE

Soluzioni a portata di mano. Avrà il nuovo governo la volontà di cambiare?

BUENOS AIRES - Venerdì scorso si è conclusa l'assemblea generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, la prima che si svolge dopo l'insediamento del governo Berlusconi, la cui novità principale, nei rapporti con gli italiani all'estero, è stata la nomina di un ministro per gli Italiani nel Mondo, on. Mirko Tremaglia.

E la presenza di Tremaglia fa sperare che il nuovo governo sia intenzionato ad avviare un migliore rapporto con gli italiani all'estero puntando ad una politica dellšintesa fra tutte le forze politiche, perché, come ha detto lo stesso Tremaglia nel suo discorso, quando gli interessi si fanno generali, e quelli che riguardano gli italiani all'estero lo sono, deve essere vincente la politica dellšintesa.

Il nuovo Ministero porterà le istanze degli italiani nel mondo al governo, attraverso un dialogo costante con il CGIE, ma nei fatti, la responsabilità concreta dei rapporti continuerà ad essere nelle mani del ministero per gli Affari Esteri.

Il nuovo responsabile della Farnesina, Renato Ruggiero, ha parlato di un nuovo rapporto con gli italiani nel mondo, facendo notare i grandi cambiamenti che si sono registrati nel mondo negli ultimi dieci anni con l'affermarsi della multilateralità, la globalizzazione e l'interdipendenza. "La realtà in cui il nostro Paese e le sue comunità si trovano ad interagire ­ ha detto Ruggiero - è più complessa di quella di dieci anni fa. Vi sono innanzi tutto più interlocutori. Il mondo in cui gli Italiani si trovano a vivere e ad operare è un mondo caratterizzato sempre più da rapporti multilaterali che prendono il posto dei tradizionali rapporti bilaterali."

E visto il mutato quadro di situazione, il titolare della Farnesina propone "allontanarsi progressivamente da logiche meramente assistenzialistiche, che sino a pochi anni fa caratterizzavano tali relazioni, per entrare in un tipo di rapporto più dinamico. Messe da parte le rivendicazioni reciproche, superati i sentimenti di abbandono, la nuova impostazione deve puntare a configurare i rapporti fra Italia e diaspora in termini di reciproche opportunità."

Per attuare questa proposta, il ministro Ruggiero presenta quello che dovrebbe essere lo strumento principale di tale politica: "Di fronte a questa nuova realtà - ha detto Ruggiero - il Ministero degli Affari Esteri si impegna in uno sforzo di rilancio della rete consolare.

Tale sforzo assume diversi aspetti. Si tratta innanzi tutto di una razionalizzazione dei servizi per fare di ogni ufficio consolare uno strumento efficiente per soddisfare le richieste dei connazionali, un punto di riferimento per la promozione della lingua, della cultura, degli scambi commerciali e dell'immagine dell'Italia. Un punto di contatto essenziale per i cittadini e le istituzioni del Paese di accreditamento. La questione dell'immagine dellšItalia attraverso la rete consolare è certamente di grande importanza: i consolati sono infatti uno degli strumenti più potenti di cui disponga il Paese per promuovere la propria immagine nel mondo. L'immagine ­ ha detto ancora il ministro degli Esteri - non è un obiettivo fine a se stesso: essa è indispensabile per ottenere la fiducia, che è a sua volta necessaria per attirare investimenti, vendere prodotti, affermare idee, promuovere la lingua e la cultura italiana."

Sembrano parole prese da tanti documenti presentati dai rappresentanti degli italiani allšestero, reclamando una soluzione al problema della rete consolare. Ma si tratta solo di una illusione. Subito dopo il ministro fa i conti con la realtà: "Contro l'efficacia di questo sforzo, inutile nasconderlo, gioca la scarsità delle risorse. Come forse sapete, l'Italia assegna attualmente al Ministero degli Affari Esteri lo 0,28% del bilancio dello Stato, inclusi i fondi per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Due paesi molto simili al nostro come peso internazionale, la Francia e la Germania, dispongono rispettivamente di un bilancio dellš1.3% e dello 0,87%, cioè oltre quattro e circa tre volte di più di quello del nostro Ministero in termini percentuali", ha ricordato Ruggiero. "Lo stesso vale più o meno per gli altri Paesi del G8. Questa oggettiva scarsità di mezzi ci obbliga a far ricorso a soluzioni, non sempre ideali, che richiedono grande immaginazione e creatività. Ma immaginazione e creatività da sole non bastano. Stiamo studiando altre soluzioni, tese ad accrescere le risorse finanziarie del Ministero. L'attività della rete consolare, è bene ricordarlo, produce per lo Stato importanti risorse: il Ministero degli Affari Esteri ha incassato nel 2000 45,7 miliardi di lire grazie ai diritti imposti sui visti; gli introiti derivanti dalle percezioni consolari è, secondo le proiezioni dei nostri contabili, di circa 100 miliardi di lire per lo stesso anno. Con una simile cifra si potrebbero impiegare nei Consolati più di mille persone." Purtroppo, come ha ricordato il ministro, le normative vigente non consentono al MAE di disporre di tali somme e bisognerà cercare il modo per cambiare tale situazione, cioè "per reinvestire i propri introiti, come ha detto Ruggiero, per migliorare il servizio agli utenti".

Al di là delle parole e dei progetti, in concreto c'è che il bilancio del MAE è chiaramente insufficiente, anche perchè bisogna ricordare che comprende gli stipendi del personale, i fondi per la cooperazione e quelli destinati specificamente all'attività diplomatica. Rimangono le briciole delle briciole, per il servizio consolare e le altre attività per gli italiani all'estero (assistenza, cultura, informazione, ecc). Per di piú il ministro ha fatto notare che quella consolare è una attività in attivo, che apporta fondi alle casse dello Stato, che poi non ritornano come servizi migliorati per i cittadini italiani all'estero. Somme che servirebbero per pagare mille impiegati. C'è da ricordare che tutto il personale in servizio nella rete consolare, compresi consoli e contrattisti, è di 1712, secondo quanto ha informato il segretario generale della Farnesina Umberto Vattani. In altre parole, quanto paghiamo per i servizi consolari, sarebbe piú che sufficiente per esigere un migliore servizio.

Fino ad oggi ci sono state per noi soltanto "immaginazione e creatività", come ha definito il ministro le soluzioni trovate dai consoli per far fronte alle carenze del servizio consolare. E tanta, tanta pazienza, aggiungeremo noi.

Riconosciuta la realtà, individuate anche le possibili vie di soluzione, è ora che ci sia un cambiamento. Sarà capace di farlo il nuovo governo? Avrà la volontà di cambiare? (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

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* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires


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