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INFORM - N. 137 - 10 luglio 2001

La figura di uno studioso appassionato dell‘America latina: Federico Mauro

PARIGI - Frèdèric Mauro è uno dei grandi della ultima storiografia caratterizzata da una rilevazione esigente di tutti i punti di osservazione e di analisi della sociologia e della psicologia etniche. Ne illustra la figura di studioso e di uomo, all’indomani della sua dipartita, il suo discepolo Jean-Michel Blanquer, che è anche il Direttore de "l’Institut des Haute Etudes de l’Amerique Latine" (l’Iheal) di Parigi, su "Le Monde" del 22 giugno scorso.

Siamo nella scuola di Fernand Braudel, rinnovatore di tutti gli approcci ed i terreni della ricerca segnatamente dal XV al XVII secolo. Mauro ha portato l’attenzione e l’approfondimento sull’America Latina, la quale nasce appunto e si forma, così come oggi noi "l’abbiamo e la possediamo", in quel percorso del tempo che ci precede di poco. Mauro è storico versatile e omnicomprensivo, universalista e latino per vocazione, ed insieme specialista determinato dedicato all’America Latina. Ma soprattutto egli ama la creatura dei suoi studi. Così lo ricordano, giovane agrégé d’histoire alla fine degli anni ’40, i suoi alunni del liceo di Mans. Erano gli anni de "la caravelle", il simbolo dell’idea latina dei movimenti di fraternità neolatina in Francia, Italia, Spagna e Portogallo, che facevano capo a Roger Barthe nel solco del Felibrige provenzale di Federico Mistral. Ma Mauro preferiva spostarsi sul terreno che sentiva più suo, non proprio l’Europa latina, ma l’America latina, anche sull’altra America, quella del Nord, per confrontare e conoscere meglio quelli del Sud e del Centro.

Così in differenti periodi della sua vita sarà a New York, a San Paulo professore all’Università paulista, in Messico professore all’Università di Monterrey, in Argentina, in Uruguay. Ambisce conoscere a frequentare la gioventù latino-americana. Alterna queste lunghe missioni con le cattedre francesi, soprattutto a Tolosa, la capitale pedemontana pirenaica della grande tradizione umanistica francese, a due passi dalla Spagna, alterna altresì ricerca, contatti personali, distribuzioni di tesi agli studenti, con lavori scientifici.

Il primo, il cui soggetto gli fu suggerito dallo stesso Braudel, è dettato dal rapporto – questo è il titolo dello studio – tra "Il Portogallo e l’Atlantico nel XVII secolo". Seguirà "Le Brésil au XVII siècle". A partire dal 1966 Mauro dirige a Parigi una serie si seminari si ricerca dell’Istituto degli alti studi sull’America Latina che sopra abbiamo menzionato. Nel 1967 è nominato titolare della prima cattedra si storia dell’America Latina creata in Francia, a Nantarre. I risultati dei seminari e le sue lezioni sono ampiamente diffuse. Si preoccupa del coordinamento e dell’efficacia del "far conoscere". Nel 1969 fonda l’associazione francese degli storici latino-americanisti e nel 1978 l’Associazione delle Scienze Sociali sull’America Latina. Singolare uno degli ultimi suoi lavori, "Histoire quantitative du Brésil de 1800 à 1930". Le opere maggiori, che segnano le tappe fondamentali per la conoscenza dell’America Latina, rimangono: "L’Histoire du Brésil" Ed. Chandeigne e "L’Amérique Espagnole" Ed. Puf.

Per Mauro l’America Latina è un reservoir, riserva cioè di tesori immensi di vita, di cultura e d’avvenire dei quali in Europa siamo ancora lontani dal renderci conto. Prenderne coscienza e farsene protagonisti insieme ai cugini, meglio ai fratelli latino-americani, significa elaborare una politica francese coerente. Potremmo aggiungere: per le elaborazione di una politica europea coerente, in ogni caso una politica coerente dei paesi latini d’Europa. (Alberto Marinelli-Inform)


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