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INFORM - N. 135 - 8 luglio 2001

La Caritas tedesca e l’immigrazione

BERLINO - Nel dibattito attuale sulla realizzazione di una nuova politica migratoria, la Caritas tedesca intende dare il suo contributo a partire anche dalla sua lunga esperienza di impegno in questo campo. Nel breve documento: "Gestire l’immigrazione – promuovere l’integrazione" l’associazione presenta la propria posizione attraverso alcune indicazioni che intendono favorire in ambito politico un cambiamento di ottica verso una migliore accoglienza degli stranieri ed il superamento degli atteggiamenti di rifiuto e di difesa.

La Caritas suggerisce una semplificazione della legislazione riguardante degli stranieri e ritiene che la mancanza di manodopera in alcuni settori non possa essere il solo criterio per l’ammissione di nuovi immigrati; non si deve dimenticare la necessità di eliminare la disoccupazione tra i tedeschi e gli stranieri che già da anni vivono in Germania. In questo contesto viene sottolineata la centralità della famiglia anche in emigrazione; il ricongiungimento famigliare è un aspetto fondamentale che la legge deve garantire. Per quanto riguarda il diritto d’asilo, non si devono introdurre ulteriori restrizioni sotto il pretesto di un diffuso abuso da parte di falsi profughi: le cifre dimostrano che se pochi ottengono il riconoscimento come rifugiati, il 50 % di tutti i richiedenti l’asilo ricevono un permesso di soggiorno umanitario o di altra natura. Riferendosi ad una presa di posizione dei Vescovi tedeschi, anche la Caritas chiede che venga migliorata la situazione delle migliaia di clandestini che vivono in Germania.

Nell’ambito della politica per l’integrazione viene sostenuta la necessità del diritto di voto comunale per la partecipazione politica di tutti gli stranieri, l’opportunità di accettare la doppia cittadinanza e di formulare una legge antidiscriminazione. Di fondamentale importanza, secondo la Caritas, è l’aspetto della formazione soprattutto linguistica e professionale per favorire un migliore inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro. L’offerta formativa deve essere ampliata, perché attualmente risulta insufficiente. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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