* INFORM *

INFORM - N. 135 - 8 luglio 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il Cgie non si fermi alla "luna di miele" col nuovo Governo

ROMA - Esercizio del diritto di voto all’estero; ristrutturazione della rete consolare; riforma della legge dei Comites; ruolo, attribuzioni e proficua divisione del lavoro nei rapporti Stato-Regioni in materia di italiani nel mondo; risorse e finanziamenti delle politiche di settore; sviluppo delle politiche culturali per connazionali; censimento serio degli italiani all’estero: sono questi i temi più pubblicizzati a proposito della assemblea plenaria di luglio del Cgie, il Consiglio Generale degli italiani all’estero che si è riunito a Roma e del quale anche la grande stampa, questa volta, ha mostrato di accorgersi.

Effetto Berlusconi? Effetto Tremaglia? Effetto Ruggiero? Effetto "luna di miele" dei 100 giorni, che si accorda generosamente al nuovo Esecutivo? Sia come sia, va bene così. E' stata perfino sottolineata l’oggettività del divario tra proclamazioni politiche di alto profilo e avarizia dei finanziamenti che 1’Italia destina a questa "voce": il nostro bilancio degli Esteri, in realtà, è pari allo 0,28 del bilancio statale ivi compresi i fondi per la cooperazione internazionale (Germania = 0,84 al netto della cooperazione; Francia = 1,21: tanto per fare qualche rapporto). E dunque: ben venga qualsiasi più ampia presa di coscienza collettiva del rilievo di tali problematiche.

Altre volte abbiamo anche noi esaltato l‘importanza dell’ "Altra Italia" come uno dei pochi, grandi fattori di potenza (l’espressione fu coniata dal prof. De Rita) del nostro Paese nel mondo. Identità, cultura, lingua, correnti commerciali, business potenziali, magnati "oriundi" che hanno fatto fortuna o sono membri autorevoli di parlamenti e governi di paesi amici, gente che magari dà del "tu" a Bush ed è suO commensale in prestigiosi galà Magnifico! Non saremmo noi a battere il tasto di ipocriti moralismi: perché sappiamo che "tutto si tiene".

Ma, appunto, "tutto si deve tenere". E non è per miope attaccamento allo specifico mestiere di un patronato e di una organizzazione di lavoratori, come la nostra, che sentiamo la necessità di ricordare quella "Italia senza voce" e senza troppi santi, in vecchi e nuovi paradisi, che sopravvive tra mille difficoltà in tanti paesi di emigrazione, soprattutto in America Latina ma anche tra i "concittadini europei" della UE., per esempio in Germania.

Non si tratta soltanto di vecchi emigrati sfortunati. E non si ripeta dunque il ritornello stanco dei "sindacati ridotti a occuparsi di pensionati, emarginati e poveracci residuali che spariranno sia in virtù delle leggi ineludibili del tempo sia in virtù delle rinnovate sorti progressive del libero mercato globalizzato". Si tratta anche di giovani, figli e nipoti di antichi connazionali, che molte volte hanno perduto il patrimonio della lingua nazionale, ma più spesso conservano come reliquie espressioni di idiomi regionali e costumanze e valori che non devono essere solo materia di facile folclore.

Ecco dunque i temi della previdenza. dell’assistenza, della funzionalità dell’Inps, dell’adeguamento delle pensioni, delle defatiganti pratiche consolari, sui quali non basta la voce dei nostri rappresentanti all’interno del Cgie, per qualche odg che - come gli antichi sigari toscani - non si nega a nessuno e si può perfino approvare all’unanimità e con la benedizione delle autorità.

E’ uno sforzo e un impegno, questo, che l’Inas non si stancherà di riproporre alla coscienza civile e politica collettiva. E ciò anche a costo di dare un dispiacere al neo-ministro degli Esteri, quando afferma che in materia di emigrazione bisogna farla finita con l’assistenzialismo! (Corrispondenza Italia/Inform)


Vai a: