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INFORM - N. 134 - 7 luglio 2001

Farina (Vice Segretario del CGIE): due schede per eleggere nel 2003 contemporaneamente, a suffragio universale, sia i Comites che il CGIE

ROMA - Nella sua relazione all'Assemblea plenaria del CGIE, quale vice segretario generale per l'Europa e l'Africa del Nord, Gianni Farina ha incentrato il suo discorso sulla necessità di un processo che si concluda con una proposta di riforma delle leggi istitutive dei Consigli degli italiani all’estero, gli attuali Comites, e del Consiglio generale. Ne parliamo nell'intervista che segue.

La proposta di legge di riforma dei Comites è rimasta, a fine legislatura, a metà strada...

La proposta ha esaurito la sua funzione propositiva: io voglio dimenticare quella proposta. Sia la legge attualmente in vigore che quella scaduta in Parlamento hanno dei punti validi, mancano però i mezzi per svolgere le funzioni che pure sono indicate nell’articolato, mancano disposizioni politiche generali, strutture, servizi, collegamenti. Bisogna ripartire dalla Prima Conferenza degli italiani nel mondo, che è stato un momento importante di analisi della realtà della collettività italiana nel mondo e da cui sono scaturite delle proposte per innovare ed operare a favore della collettività. Le proposte ci sono ma mancano gli strumenti. Ci sono proposte di politiche in direzione delle collettività all’estero, manca una riflessione seria sulla necessità di un’innovazione delle leggi che ci riguardano.

I Comites scadono nel prossimo anno, si farà in tempo ad approvare prima una valida riforma di questi organismi?

Già a febbraio del 2002 l’autorità consolare in tutto il mondo dovrebbe convocare le elezioni per il rinnovo di questi organismi elettivi, secondo quanto previsto dalla legge. Secondo me le possibili elezioni a maggio 2002 sarebbero un suicidio democratico dovuto al fatto che questi organismi sono paralizzati. I mesi che intercorrono da oggi sino alla convocazione delle elezioni sono insufficienti per una proposta di legge nostra al Parlamento ed una sua approvazione, di qui la necessità della proroga di un anno anche per fare in modo che i due organismi scadano in sintonia in rispetto delle leggi istitutive. La legge del CGIE stabilisce che entro quattro mesi dall’insediamento dei Comites si deve procedere all’elezione di secondo grado. La proroga di un anno ci permette di rispettare la legge istitutiva del Consiglio generale che definisce in cinque anni la sua durata. Partendo da questo presupposto l'Assemblea, come da me suggerito, ha chiesto una proroga e costituito un gruppo di lavoro, nel contesto della Commissione diritti civili e politici, incaricato di allestire un documento di riflessione generale sulla funzionalità degli organismi che secondo me sono in una situazione catastrofica.

Se la proroga delle elezioni sarà decisa, cosa si dovrà fare?

Il documento sui Comites dovrebbe, secondo me, essere sottoposto all’attenzione delle collettività italiane di ogni singolo paese in occasione di tre convegni o conferenze continentali così come avvenne per le conferenze sull’informazione e sulla lingua e cultura. Convegni che dovrebbero avvenire nel prossimo anno ed avere il loro culmine in una conferenza nazionale. Da tutta questa consultazione democratica, e poi dalla sintesi, dovrebbe scaturire una proposta legislativa. Tanto per fare un esempio, ritengo vergognoso che gli attuali Comites siano dilaniati dalla ricerca di strutture in cui operare: è infatti compito del Comites stesso, secondo la legge in vigore, ricercare la propria sede. Invece le sedi dei futuri Consigli degli italiani all’estero devono essere date in dotazione dalle istituzioni italiane; sostengo inoltre un principio di rinnovamento dei componenti, attraverso l’impossibilità di plurielezioni oltre due mandati, come pure l’incompatibilità del cumulo delle cariche di membro del Comites e di membro del Consiglio generale. Altrimenti non si fa un rinnovamento di uomini e non si suscitano energie nuove.

E per quanto riguarda la riforma del CGIE?

Partendo dall'esperienza delle Commissioni continentali che ritengo positiva ma limitata, chiedo che il CGIE si articoli in Assemblee continentali permanenti che si riuniscano almeno a scadenza trimestrale ed abbiano un Segretario generale continentale a tempo pieno; che ai singoli consiglieri nelle Assemblee continentali sia data la possibilità di operare fortemente sul territorio attraverso un rimborso spese o lo stabilimento di diarie. L'attuale normativa,che fa appello al volontariato e al sacrificio personale, ha di fatto paralizzato la vita del CGIE. I consiglieri non hanno nessun rimborso per le spese che dovrebbero sostenere per mantenere il contatto con le comunità che li hanno eletti.

Ma l'elezione dalla prossima legislatura di rappresentanti delle comunità italiane nel Parlamento nazionali non ridimensionerà in qualche modo il ruolo di quello che è stato chiamato il "parlamentino" degli italiani all'estero?

Sostengo da sempre che l’eventuale elezione di parlamentari italiani dall’estero, limitata a 12 deputati e 6 senatori, non solo non toglie importanza al CGIE ma ne aumenta il suo ruolo di raccordo con la collettività. Per questo ho chiesto l’elezione dell’Assemblea a suffragio universale e il riconoscimento di organo sussidiario dello Stato, quindi la sua "costituzionalizzazione". Se questi obiettivi saranno raggiunti, nel 2003 gli italiani all'estero, con due schede, potranno eleggere contemporaneamente sia il Consiglio generale che i Consigli degli italiani all'estero, gli attuali Comites. (cg-Inform)


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