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INFORM - N. 132 - 4 luglio 2001

La relazione del Presidente del CGIE, il Ministro degli Affari Esteri Renato Ruggiero

La relazione è stata letta dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie ministro plenipotenziario Carlo Marsili, in nome del Ministro Ruggiero,impegnato in Parlamento

Sono lieto di essere oggi qui tra Voi, in qualità di Presidente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, insieme al nuovo Ministro per gli Italiani nel Mondo, On. Mirko Tremaglia che ben conoscete, anche perché è stato finora membro del Comitato di Presidenza del CGIE.

Vorrei rilevare, innanzi tutto, che siamo di fronte ad un fatto politico nuovo e di grandissima portata e cioè l’avvenuta costituzione di un Ministero per gli Italiani nel Mondo. Si tratta di un segnale molto forte dell’impegno con cui il Governo intende affrontare tutta la tematica che riguarda gli italiani all’estero, che verrà ulteriormente puntualizzata dai vostri lavori di questi giorni, in un quadro di collaborazione strettissima fra il mio Ministero e quello del Ministro Tremaglia.

Tale collaborazione, sottolineata fin dall’inizio anche fisicamente con la collocazione presso la Farnesina del Ministro Tremaglia, farà opportunamente perno sulle strutture centrali del Ministero degli Esteri e naturalmente, in particolare, sulla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, che ha già iniziato con entusiasmo ad operare in questo senso.

Quest’Assemblea Plenaria è per me l’occasione per fare il punto dei rapporti fra l’Italia e la sua diaspora, rapporti che hanno subito, in questi ultimi anni, una profonda evoluzione.

1. Evoluzione delle collettività

Non solo è cambiata l’Italia, ma sono cambiate le comunità all’estero. Ed è cambiato soprattutto lo scenario mondiale, in cui l’Italia e le sue comunità si situano: l’affermarsi dell’interdipendenza, della globalizzazione e delle grandi reti, sia fisiche che virtuali, fa delle nostre collettività all’estero e della loro "italianità" un fattore di aggregazione e riconoscimento.

"Italianità" è, come è stato ben detto in uno dei gruppi di lavoro della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, un insieme di interessi e di valori, di convinzioni etiche ed estetiche, di tradizioni linguistiche e culturali che costituiscono un collante ben più forte del mero possesso di un passaporto.

La realtà in cui il nostro Paese e le sue comunità si trovano ad interagire è più complessa di quella di dieci anni fa. Vi sono innanzi tutto più interlocutori. Il mondo in cui gli Italiani si trovano a vivere e ad operare è un mondo caratterizzato sempre più da rapporti multilaterali che prendono il posto dei tradizionali rapporti bilaterali. La situazione degli Italiani nei Paesi dell’Unione Europea è, per esempio, diversa da quella degli Italiani residenti in altri continenti. Il concetto di cittadinanza europea è certamente ancora "in fieri" ed i suoi contenuti vanno precisati e definiti. Nondimeno, il fatto stesso che se ne parli e che costituisca oggetto di discussione fra i Governi dei 15 Paesi dell’Unione modifica lo status dei cittadini di un Paese europeo che risiedono sul territorio di un altro partner.

In tale contesto anche il concetto di appartenenza è ampliato. Non si appartiene più ad una sola comunità o ad una sola tradizione linguistico-culturale, ma si può appartenere al tempo stesso a più dimensioni politiche, sociali e culturali in rapporto dialettico, di integrazione e di cooperazione fra loro.

L’italianità diventa, quindi, un elemento centrale della nuova cultura dell’Europa, che interagisce con gli altri.

2. Evoluzione delle politiche per l’emigrazione e voto all’estero

La politica del governo italiano e del Ministero degli Affari Esteri per le collettività all’estero non può quindi non tenere conto di tale radicale mutamento del quadro di riferimento.

E’ necessario quindi allontanarsi progressivamente da logiche meramente assistenzialistiche, che sino a pochi anni fa caratterizzavano tali relazioni, per entrare in un tipo di rapporto più dinamico. Messe da parte le rivendicazioni reciproche, superati i sentimenti di abbandono, la nuova impostazione deve puntare a configurare i rapporti fra Italia e diaspora in termini di reciproche opportunità.

Da un lato, quindi, una Direzione Generale per gli Italiani all’Estero pronta a recepire gli impulsi del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e a renderli, ove possibili, operativi: mi consta, e ne sono lieto, che di questa reciproca, fruttuosa collaborazione voi avete tenuto a dare atto in varie occasioni. Dall’altro, un CGIE che ha piena consapevolezza del fatto che le nostre collettività si sono trasformate in soggetti attivi della politica e dell’economia: basti pensare alla Conferenza dei Parlamentari d’origine italiana che nello scorso novembre ha riunito qui a Roma oltre trecento rappresentanti eletti da ogni parte del mondo.

In questo quadro di sempre più profonda valorizzazione delle nostre collettività espatriate, si colloca l’opportunità di rendere operativo l’esercizio all’estero del diritto di voto. Condivido con il Ministro Tremaglia l’impegno a sostenere l’approvazione, nei tempi più rapidi possibili, del disegno di legge sulle modalità operative del voto.

Altri passi sulla strada della trasformazione delle collettività italiane in una vera e propria forza coesa all’interno dei Paesi di residenza sono stati compiuti: il convegno degli Italiani eletti nei consigli municipali e provinciali tedeschi, svoltosi a Berlino il 16 giugno scorso, è stato un buon esempio in questa direzione.

In prospettiva, nel mentre occorrerà dare seguito operativo alle indicazioni emerse dalla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, si pone l’opportunità che la Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE sia convocata al più presto e si stabilisca una cabina di regia politica tra i vari attori istituzionali che, secondo la legge, avranno un ruolo nella Conferenza.

So che questo è l’obiettivo dell’incontro che avrete nel pomeriggio con i Presidenti delle Regioni o i loro delegati, anche alla luce delle valutazioni emerse dal Gruppo di Lavoro riunitosi nel maggio scorso.

3. Rilancio e immagine della rete consolare

Di fronte a questa nuova realtà il Ministero degli Affari Esteri si impegna in uno sforzo di rilancio della rete consolare.

Tale sforzo assume diversi aspetti. Si tratta innanzi tutto di una razionalizzazione dei servizi per fare di ogni ufficio consolare uno strumento efficiente per soddisfare le richieste dei connazionali, un punto di riferimento per la promozione della lingua, della cultura, degli scambi commerciali e dell’immagine dell’Italia. Un punto di contatto essenziale per i cittadini e le istituzioni del Paese di accreditamento.

La questione dell’immagine dell’Italia attraverso la rete consolare è certamente di grande importanza: i consolati sono infatti uno degli strumenti più potenti di cui disponga il Paese per promuovere la propria immagine nel mondo. L’immagine non è un obiettivo fine a se stesso: essa è indispensabile per ottenere la fiducia, che è a sua volta necessaria per attirare investimenti, vendere prodotti, affermare idee, promuovere la lingua e la cultura italiana.

4. Il problema delle risorse

Contro l’efficacia di questo sforzo, inutile nasconderlo, gioca la scarsità delle risorse.

Come forse sapete, l’Italia assegna attualmente al Ministero degli Affari Esteri lo 0,28% del bilancio dello Stato, inclusi i fondi per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Due paesi molto simili al nostro come peso internazionale, la Francia e la Germania, dispongono rispettivamente di un bilancio dell’1.3% e dello 0,87%, cioè oltre quattro e circa tre volte di più di quello del nostro Ministero in termini percentuali. Lo stesso vale più o meno per gli altri Paesi del G8.

Questa oggettiva scarsità di mezzi ci obbliga a far ricorso a soluzioni, non sempre ideali, che richiedono grande immaginazione e creatività. Ma immaginazione e creatività da sole non bastano.

Stiamo studiando altre soluzioni, tese ad accrescere le risorse finanziarie del Ministero. L’attività della rete consolare, è bene ricordarlo, produce per lo Stato importanti risorse: il Ministero degli Affari Esteri ha incassato nel 2000 45,7 miliardi di lire grazie ai diritti imposti sui visti; gli introiti derivanti dalle percezioni consolari è, secondo le proiezioni dei nostri contabili, di circa 100 miliardi di lire per lo stesso anno. Con una simile cifra si potrebbero impiegare nei Consolati più di mille persone.

Il problema è che il Ministero degli Esteri, sulla base della normativa vigente, non può disporre delle somme guadagnate. Tuttavia, questi introiti potrebbero fare la differenza per potenziare e rendere più efficienti i servizi consolari. Ritengo sia opportuno approfondire la questione con i competenti Ministeri finanziari per individuare le possibilità che ci consentano di superare gli ostacoli che si frappongono a realizzare ciò che vari Ministeri degli Esteri europei già fanno: reinvestire i propri introiti per migliorare il servizio agli utenti.

5. Informazione

Nello sforzo di razionalizzazione rientra anche il potenziamento della informazione a favore delle collettività italiane all’estero. Non più tardi di tre settimane fa si è tenuto, in questa stessa sala, un Convegno sulla proiezione internazionale delle emittenti radio-televisive. Suo scopo era passare in rassegna e discutere le esperienze dei Paesi europei dotati di Enti radiotelevisivi a diffusione internazionale, confrontando il modello italiano con quello di questi altri Paesi, per identificare soluzioni efficaci sia sul piano dei contenuti che della diffusione dei programmi. Ne è emersa soprattutto, e ritorniamo qui al concetto di globalizzazione di cui parlavo prima, l’indicazione della necessità di una programmazione, che ampli il più possibile il proprio bacino d’utenza, raggiungendo un numero di spettatori maggiore di quello attuale.

Vanno migliorati i programmi, sia dal punto di vista qualitativo che della tecnologia impiegata, aggiungendo, ad esempio, alla programmazione in italiano quella nelle principali lingue locali. Certamente l’inglese; forse anche lo spagnolo. Prendiamo la situazione degli Stati Uniti, dove solo alcune decine di migliaia di potenziali ascoltatori comprendono l’italiano. Ma la domanda di "italianità" è molto più ampia e coinvolge milioni di americani d’origine italiana e di americani che, raggiunti in lingua inglese, rappresenterebbero un formidabile bacino d’ascolto.

6. Ridurre i contrasti interni e convogliare le energie

In tale contesto, e mi avvio a concludere, è necessario individuare tutte le possibili sinergie fra il nostro Paese e le sue comunità all’estero. Le comunità all’estero hanno fatto e fanno moltissimo per promuovere il nostro Paese e la sua immagine: esse sono il nostro patrimonio più prezioso. Dobbiamo ora rafforzare la cooperazione, creando un vero e proprio gioco di squadra, un autentico "sistema Paese".

Solo lavorando insieme potremo convogliare al meglio le nostre comuni energie verso risultati che siano positivi per i connazionali all’estero, per il Paese d’origine e per quello di residenza.

E’ con questo spirito che auguro ogni successo ai vostri lavori, nell’interesse delle nostre collettività all’estero. (Inform)


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