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INFORM - N. 132 - 4 luglio 2001

Tremaglia ministro per gli Italiani nel mondo il "fatto nuovo" che caratterizza l'Assemblea plenaria del CGIE. Ma affiorano timori per una visione consociativa che minerebbe l'autonomia del Consiglio generale

ROMA - E' un'Assemblea "ordinaria" solo di nome quella del Consiglio Generale degli italiani all'estero che si è aperta il 4 luglio nella sala delle Conferenze internazionali alla Farnesina. Il fatto nuovo non è tanto il cambio di maggioranza e la nascita del Governo Berlusconi - gli interventi del Ministro degli Esteri Ruggiero e del Segretario Generale Vattani sono il segno della continuità della politica estera italiana - quanto la nomina di Mirko Tremaglia a Ministro per gli Italiani nel mondo.

"Voi oggi siete a capo del vostro ministero attraverso la mia persona, ma io sono uno di voi", ha detto Tremaglia commosso parlando ancora una volta con il cuore. Il Ministro, che con dispiacere si è dimesso o meglio "autosospeso" dal Consiglio Generale, del cui comitato di presidenza ha fatto parte sin dall'inzio, ha precisato che "tutta la linea politica sarà formulata, indirizzata attraverso il CGIE". E delle sue intenzioni ha dato prova inserendo nel suo staff (vedi Inform n. 131) non solo uomini di varie aree politiche tra cui il diessino Marco Pezzoni, ma esponenti del CGIE, sia pure di nomina governativa, come Meo Zilio, Padre Graziano Tassello e Bruno Zoratto, gli ultimi due presidenti rispettivamente delle Commissioni Cultura e Informazione dello stesso Consiglio Generale.

Una visione, quella del Ministro Tremaglia, che due consiglieri che nel CGIE rappresentano partiti di opposizione, Aldo De Matteo (PPI) e Norberto Lombardi (DS), giudicano consociativa, al di là delle migliori intenzioni. Entrambi si sono detti lieti della sia nomina a ministro, ma ritengono che debba esserci una distinzione netta tra il ruolo del CGIE e quello del Governo. "Tremaglia è nostro amico e alleato - ha detto Lombardi - ma ci deve parlare da uomo di governo, invece ha rinunciato ai suoi appunti scritti e ci ha parlato ancora una volta con la sua passione e il suo cuore. Gli obiettivi vanno misurati con l'azione di governo, più il confronto sarà preciso e più sarà produttivo". Si è detto anche spiacente che alcuni rappresentanti del CGIE siano stati chiamati nel suo staff, sia pure nella veste di consulenti: "Credo che questo non convenga a nessuno: chi è chiamato ad altre responsabilità faccia una scelta, e se ritene di restare nelle strutture di governo, sapremo che in quei posti ci sono nostri amici".

Per De Matteo la cosa grave non è tanto cercare delle collaborazioni, che Tremaglia può chiedere a chiunque. "Il problema - ci ha detto - nasce perché Tremaglia ha una visione consociativa e considera il CGIE un tutt'uno con il Ministro. L'andare a cercare le collaborazioni all'interno del CGIE peggiora il quadro, lo rende più consociativo, mentre il CGIE è controparte del Governo".

Però il CGIE - gli abbiamo obiettato - ha come presidente il Ministro degli Esteri: che c'è di più consociativo?

A questa obiezione De Matteo ha risposto che l'attuale legge istitutiva, frutto di un processo lungo e faticoso, va modificata. Occorre una nuova legge che preveda l'elezione diretta dei consiglieri da parte delle comunità italiane all'estero, e che riconsideri il ruolo dei consiglieri di nomina governativa, che dovrebbero avere, nel nuovo Consiglio, voce ma non diritto di voto.

Anche il segretario generale del CGIE Franco Narducci, nella relazione del Comitato di presidenza, ha detto che il CGIE deve assumere capacità d'iniziativa e preservare la propria identità, lamentando tra l'altro la prevista ulteriore riduzione del contingente del personale della scuola all'estero e lo "sperpero" di 25 miliardi per una inutile rilevazione degli italiani all'estero: se approvato, un emendamento presentato dal Minisrtero degli Esteri consentirà, risparmiando forse qualche miliardo, di assumere 350 contrattisti da adibire al completamento dell'anagrafe consolare.

Nella prima giornata di lavori sono stati affrontati i temi dei provvedimenti legislativi per gli italiani all'estero e della Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome-CGIE. Per i Comites, l'orientamento sembra quello - ne ha parlato in particolare Gianni Farina - di proporre il rinvio al 2003 delle elezioni che dovrebbero svolgersi l'anno prossimo, per potere, nel frattempo, modificare le leggi istitutive sia dei Comites che del CGIE e giungere, in prospettiva, ad una contemporanea elezione a suffragio universale di entrambi gli organismi rappresentativi. Sull'altro argomento hanno parlato, tra gli altri, il presidente della Conferenza delle Regioni Enzo Ghigo, il presidente della IV Commissione del CGIE Elio Carozza e gli assessori regionali del Veneto e della Toscana.

La Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE dovrebbe svolgersi entro quest'anno, ma Narducci ha detto che "la nostra ragionevole fiducia si scontra con la tiepidezza se non con il disimpegno dello Stato rispetto a questo obbligo di legge". Staremo a vedere. (cg-Inform)


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