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INFORM - N. 129 - 29 giugno 2001

Il 28 giugno l’atteso incontro con le autorità provinciali al castello del Buonconsiglio

Il Trentino dell’autonomia incontra il Dalai Lama

TRENTO - L’evento tanto atteso è arrivato: il 28 giugno poco prima delle ore 9, Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, guida ad un tempo spirituale e politica del popolo tibetano e premio Nobel per la pace 1989, ha varcato la soglia di Palazzo Europa, sede della Giunta provinciale di Trento, per porgere i suoi saluti al presidente della Provincia Autonoma Lorenzo Dellai, al vicepresidente Roberto Pinter, e al sindaco di Trento, Alberto Pacher.

Subito dopo questo incontro, nel corso del quale si sono cominciate a gettare le basi di nuovi possibili progetti di cooperazione fra il Trentino e il Governo tibetano in esilio, nel campo della formazione tecnico-professionale, dello scambio di studenti universitari, e degli aiuti agli esuli tibetani dell’India, soprattutto nei campi della sanità e dell’agricoltura, il Dalai Lama, accompagnato da Chungdak Koren, responsabile del Tibet Bureau di Ginevra, da una decisa di persone del seguito, e dai monaci del monastero di Drepung, si è spostato al Castello del Buonconsiglio, per l’incontro con le autorità provinciali.

L’evento, a cui sono intervenuti tra gli altri l’arcivescovo Monsignor Luigi Bressan, e anche l’alpinista altoatesino Reinhold Messner, che conosce il Tibet molto bene, è stato aperto dal sindaco di Trento Alberto Pacher, che ha fatto dono al Dalai Lama del sigillo cittadino. È stata poi la volta del presidente della Provincia Autonoma Lorenzo Dellai, il quale ha illustrato brevemente al Dalai Lama il cammino dell’Autonomia del Trentino, il principale motivo di interesse rispetto a questa terra di confine per il rappresentante di un popolo che va invocando da tempo un’ampia autonomia nei confronti della Cina.

"Questo Statuto – ha detto Dellai - rappresenta in primo luogo una conquista dei popoli trentino e altoatesino-sudtirolese, uniti da molteplici legami storici e culturali. Proprio la secolare abitudine al contatto e al confronto fra genti diverse ha fatto sì che la nostra Autonomia abbia il suo fondamento nel rispetto e nella valorizzazione delle minoranze, e nella consapevolezza che la varietà delle culture rappresenta una ricchezza irrinunciabile" Dellai ha proseguito ricordando che il secondo grande pilastro su cui poggia l’Autonomia trentina è "quello della partecipazione di tutti, dai singoli alle comunità territoriali, dalle categorie economiche alle associazioni, dalle parrocchie al mondo della cultura, dell'università e della ricerca scientifica, alla sua gestione, e alla condivisione delle responsabilità che essa comporta. Infine il Presidente della Provincia autonoma di Trento ha sottolineato l’attaccamento che il popolo trentino manifesta da sempre nei confronti dei temi della pace e della solidarietà. Riguardo alla pace, "perché è evidente che solo un contesto nazionale e internazionale pacificato può garantire ad una popolazione di piccole dimensioni, che non dispone di eserciti e di poderose macchine da guerra, l'esercizio dell'autogoverno

Il Dalai Lama ha esordito ringraziando il Trentino per la calorosa accoglienza riservatagli; accettando volentieri il dono della Provincia, una piccola campanella d’oro, ha detto che "la campana sia in India che in Tibet ha un forte significato religioso; per quanto riguarda la tradizione buddista, noi diciamo che essa con il suo suono proclama la vacuità. Ma io credo invece che il suono di questa campanella mi ricorderà per sempre che questa terra ha saputo raggiungere, pur se attraverso le diverse fasi di una storia contrastata, un’autonomia che anche il mio popolo si sta sforzando di ottenere. Un’autonomia che, se da una parte preserva le caratteristiche locali, dall’altra si apre costantemente al mondo esterno. Questa è una cosa meravigliosa. Quando vedo un’autonomia che si sviluppa in pace e in libertà come la vostra, provo persino una punta di gelosia. Vi vedo un po’ come fratelli e sorelle maggiori di chi, come il popolo tibetano, nutre le vostre stesse aspirazioni, ma purtroppo non le ha ancora raggiunte".

Il Dalai Lama ha proseguito ricordando che la storia del Tibet è una storia vecchia di migliaia di anni. Il Tibet si è sviluppato al centro di importanti civiltà, quella indiana, quella cinese, oltre alle molte civiltà dell’Asia centrale. Dal settimo secolo dopo Cristo ha abbracciato la religione buddista, e introiettando quindi i principi della non-violenza di cui il buddismo si fa portatore. Naturalmente ‘liti’ fra i tibetani ci sono state anche in seguito – questo fa parte della natura umana – ma nel complesso possiamo dire che in Tibet si è sviluppata una cultura della pace e della non-violenza che ha arrecato a tutti molteplici benefici: anche alla Cina e all’India, e poi all’ambiente, che per secoli è stato preservato pressoché intatto. Negli ultimi cinquant’anni la situazione è però profondamente cambiata: non solo l’invasione cinese ha provocato una grande distruzione culturale, e gravi danni all’ambiente. Anche le stesse relazioni fra Cina e India sono peggiorate". "La proposta da me avanzata per risolvere la questione tibetana – ha concluso il Dalai Lama - è la cosiddetta ‘via di mezzo’: un’autentica autonomia. Noi finora abbiamo fatto tutto il possibile per ottenerla, ma la Cina si rifiuta ancora persino di discuterne". (Inform)


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