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INFORM - N. 129 - 29 giugno 2001

Italiani nel mondo: una realtà multiforme. Le considerazioni di Adolfo Ricci (FIEI) sull'istituzione del ministero

ROMA - Di momenti e ore solenni è piena la storia; momenti ed ore solenni più o meno presunti, più o meno reali.

La solennità delle ore e dei momenti è spesso un dato soggettivo, più che oggettivo; riguarda più spesso chi li vive ed avverte come tali, piuttosto che l'immanenza oggettiva delle relazioni e delle concatenazioni sociali, politiche, economiche.

A volte, è vero, la solennità soggettiva, congiunta alla dimensione oggettiva del potere, tende a trasformarsi in un dato inconfutabile e reale: talvolta con esiti catastrofici.

Non è fortunatamente il caso relativo all'istituzione del Ministero per gli italiani nel mondo, che può apparire, certo, solenne; ma è la terza volta che ciò accade, quindi si tratta di una solennità quantomeno parziale.

E gli italiani nel mondo, circa quattro milioni con passaporto e altri 50 o 60 oriundi, non sono una categoria del pensiero, ma una multiforme realtà che difficilmente può essere ricondotta ad unità, sia sul piano etnico che culturale: si tratta, nel migliore dei casi, di esperienze multiculturali con un denominatore comune - l'origine italiana - e un ventaglio molto ampio di innesti diversi che vi si sono intrecciate, talvolta sovrapposte; sul piano etnico, girando per il mondo, si coglie con facilità il fatto che gli oriundi sono spesso il risultato di ascendenze multiple abbastanza diversificate: per farci capire, la maggior parte degli oriundi annovera solo un ascendente - nonno o bisnonno - italiano, mentre gli altri possono essere di volta in volta, di origine anglosassone, germanica, celtica, slava, ispanica, basca, portoghese, fino alla cinese, giapponese, meticcia, gaucha, indio guarani, nero africana, araba o addirittura aborigena.

Questi oriundi possono a buon titolo definirsi di origine italiana, come di ogni altra etnia che ha contribuito a farli venire al mondo. Questo dato, difficile da quantificare percentualmente, quando fosse definitivamente compreso, ci sembrerebbe addirittura solenne.

Possiede infatti la capacità di ampliare a dismisura la mente, ci svela un territorio infinito di vissuti, di storie, di culture, di fatti, di problemi, di conflitti, di relazioni, di dialoghi, di opportunità.

Sul piano sociale e politico, ricostruire i rivoli, i torrenti, i fiumi dell'emigrazione, significa ricordare le migrazioni dei milioni di italiani che hanno vissuto a cavallo dell'ottocento e del novecento, ed anche dopo la seconda guerra mondiale, condizioni di miseria insostenibile, e non per le imperscrutabili leggi del caso; la loro diaspora discende essenzialmente da quelle situazioni oppure, per il periodo tra fine ottocento e gli anni '40 del '900, dalla repressione operata sui movimenti di ispirazione anarchica, socialista e libertaria, o infine sulla scia delle politiche da potenza coloniale dell'Italia dei governi della destra liberale e successivamente fascista in Africa.

Parlare degli italiani nel mondo oggi, significa quindi innanzitutto non dimenticare tutto ciò, e significa aver presente non solo quei pochi (percentualmente) che hanno avuto la stessa sorte e che hanno vissuto, in molti Paesi, situazioni di repressione politica, di esilio, o rivivono in questo momento, condizioni di subalternità, di marginalità e povertà.

Dentro il discorso degli italiani nel mondo a bel leggere, si può ricostruire la storia degli ultimi due secoli, si può comprendere cosa significa interculturalità, si può capire come affrontare le dinamiche della immigrazione terzomondiale in Europa e in Italia, si può sperimentare cooperazione avanzata - culturale ed economica - con i Paesi in via di sviluppo e con gli altri più fortunati, in Europa, come nel Nord-America, come in Oceania; si può contribuire alla internazionalizzazione delle nostre piccole e medie imprese; si può capire la cosiddetta globalizzazione, e il perché molti, in tutto il mondo, vi si oppongono.

Ciò che non si può fare è immaginare nuove politiche di potenza, neoimperiali quanto velleitarie, demagogiche quanto pericolose. Non crediamo che sia questa la prospettiva del nuovo Governo. Però le parole, i linguaggi, sono importanti. Nel riconoscere l'impegno e la coerenza con la quale il Ministro Tremaglia, insieme ad altri, ha perseguito l'obiettivo del riconoscimento di questa realtà rappresentata dagli italiani emigrati nel mondo, non possiamo esimerci dal ricordare che il contesto in cui si deve e si può ragionare, non è così schematico come qualcuno vuole dare a credere, e che i codici culturali con cui si comunica non sono mai neutri e sottendono quasi sempre, o fanno intendere, una precisa visione del mondo.

Su questo versante abbiamo fatto valere la nostra critica negli anni di governo del centrosinistra; continuiamo a farlo oggi, lo faremo in futuro. Auguri di buon lavoro, Ministro Tremaglia, Ministro Ruggiero. (Rodolfo Ricci*-Emigrazione notizie/Inform)

* Segretario Generale F.I.E.I.


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