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INFORM - N. 128 - 28 giugno 2001

I galli di Renzo contro un unico denominatore comune

LUGANO - L’ associazionismo migratorio (e bisogna indicarlo con questo aggettivo per distinguerlo da ogni altra forma di associazionismo), sulla base di alcuni rilievi di indagine compiuti dal CEDIEM (Centro documentazione e informazione emigrazione), sembra trovarsi al centro di nuove valutazioni e di precisi impegni. Lavoratori esteri, stranieri, ospiti: termini che a certi livelli non hanno più ragione d’essere. Il denominatore comune sembra essere "persona, cittadino" o se si vuole "collaboratore". Forse può essere questo il nuovo messaggio da introdurre in quel processo complicato eppur prezioso che è l’integrazione.

Denominatore comune che è emerso qua e là nell’ambito di incontri con personaggi della politica e della socialità, ma che ha bisogno di radicarsi come termine e soprattutto come realtà operativa. Che la comunità di accoglienza si renda sempre più convinta di questa realtà e che la gente giunta da fuori si comporti come cittadino: sono condizioni indispensabili per operare insieme alla costruzione di una società sempre più sicura nell’interesse di tutti. Non però nella stessa lunghezza d’onda certa mentalità e certi atteggiamenti che non raramente emergono da immigrati da parecchi anni sul territorio: l’indifferenza, la sfiducia, la contrapposizione, il rifiuto a gente che è giunta da altre contrade e in tempi più vicini a cercare lavoro e forse una sicurezza di vita nello stesso territorio.

Che cosa c’è dietro questo atteggiamento? Paura che rubino il posto di lavoro, che facciano concorrenza, che introducano modi di pensare e d’agire differenti? Quanto incide la diversità di provenienza, di lingua, di cultura, di religione? Vengono in mente i famosi galli di Renzo così sapientemente e sarcasticamente descritti dal Manzoni nei Promessi Sposi; l’attento Alessandro notava che, pur condannati alla medesima situazione, trovavano il tempo di beccarsi tra loro.

Se integrazione è aspirazione e cammino verso la comunità d’accoglienza, integrazione è anche stima, rispetto, intesa, collaborazione con qualsiasi altra etnia: la multietnicità e la multiculturalità è l’anima nuova del fenomeno migratorio.

Prendere atto ed operare di conseguenza è impegno che non si può rimandare. (CEDIEM/Inform)


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