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INFORM - N. 127 - 27 giugno 2001

L'Intercomites Canada denuncia la situazione di stallo in cui versa Rai International

OTTAWA - Nella riunione dell’Intercomites del Canada, tenutasi presso l'Ambasciata d'Italia ad Ottawa nei giorni 22 e 23 giugno, è stata presa in esame la questione della diffusione sul suolo nazionale canadese di Rai International.

Una situazione di stallo, denuncia l'Intercomites in una nota - che qui di seguito pubblichiamo - a firma di Luigi Ripandelli, coordinatore Intercomites Canada, e di Paolo Canciani, presidente della Commissione Informazione del Comites di Toronto.

Nonostante la CRTC, l’Ente del Governo Federale che regola le telecomunicazioni, abbia già, diversi mesi or sono, concesso regolare licenza per diffusione digitale per un canale televisivo denominato "Rai Canada" e contenitore della programmazione di Rai International, ancor oggi non si è provveduto alla sua realizzazione concreta e conseguente diffusione.

Nonostante la collettività italiana del Canada abbia, con una petizione di oltre 36mila firme, appoggiato la venuta in Canada di Rai International e sensibilizzato le autorità competenti, siano esse canadesi o italiane, nulla è stato fatto per rendere operativa tale iniziativa.

A tutt’oggi, 25 giugno 2001, gli oltre un milione e mezzo di nostri connazionali non hanno la possibilità di seguire i programmi italiani se non molto parzialmente, editati, scelti arbitrariamente e diffusi con grave ritardo, tramite l’emittente locale Telelatino.

Nell’invitare nuovamente la Rai ad agire nell’interesse supremo di tutti gli italiani, viene logico e naturale porsi alcuni interrogativi nelle cui risposte potrebbero celarsi le "vere" motivazioni di tale, totale, debacle.

Non riteniamo infatti probanti le motivazioni adotte man mano dai massimi dirigenti, a Roma come a New York, a giustificazione della mancata realizzazione del progetto: diatriba con Albakara ( titolare delle concessioni estere di Rai International), rinnovo delle cariche amministrative aziendali e elezioni politiche italiane.

Gli italiani del Canada vogliono sapere:

  1. l’accordo Corus-Rai, laddove Corus è azionista di maggioranza di Telelatino, ente "in opposizione" alla diffusione di Rai International in Canada, è il frutto di "scarsa lungimiranza" da parte dei dirigenti di Rai International o cela altro ?
  2. l’aver negato, per contro, "chiare evidenze" del coinvolgimento dei proprietari di Telelatino nel nuovo assetto societario di "Rai Canada", era soltanto una mossa strategica a difesa di interessi aziendali o celava altri interessi di parte ?
  3. Perchè non è stata ancora creata "de facto" questa ditta "Rai Canada"?
  4. Perchè, pur non creandola, è stato concessa a Corus la possibilità di procedere alla domanda sotto la voce appunto di "Rai Canada"?
  5. Perchè pur ottenendo i permessi governativi non si è’ passati all’azione perdendo anche l’ennesimo autobus costituito dal lancio autunnale dei nuovi canali digitali ?
  6. Perchè, pur risultando sin troppo evidente il "non-interesse" da parte di Corus o del gruppo di azionisti di maggioranza di procedere con la creazione della nuova stazione della Rai, non si è cercato di aprire trattative con altri partner come la Rogers Cable che, tra l’altro, offre maggiori garanzie di penetrazione in aree altamente popolate da italo-canadesi? (non riteniamo che possano definirsi tali improponibili contatti di basso livello gerarchico tra le parti).
  7. Perchè si è permesso agli stessi partner di dare precedenza al lancio di altre stazioni italiane di settore come per esempio VideoItalia ?
  8. E’ stata presa in considerazione la domanda come "foreign service" essendo venuto meno il principio di "non-competitività" con Telelatino stesso ?

Alla luce di quanto sopra esposto si chiede il pronto intervento della direzione generale della RAI per porre fine all’assurda situazione di Rai International in Canada.

Va da sé - così termina la nota dell'Intercomites Canada - che diventa sempre piu’ "ridicola" la posizione di un ente di Stato superato ormai da chiunque, anche da piccole emittenti private non solo italiane, ma addirittura del terzo mondo televisivo. Basti pensare che la Grecia a settembre lancerà il suo secondo canale in Canada e la televisione d’India ne offre già tre! (Inform)


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