* INFORM *

INFORM - N. 126 - 26 giugno 2001

L'editoriale di "Nuovo Oltreconfine", n. 3 del 2001

Zoratto: Chi ha vinto ha il dovere di cambiare!

STOCCARDA - La Casa delle Libertà, dopo il 13 maggio, darà vita ad un governo di svolta, coerente con il mandato popolare ricevuto. E’ un passaggio veramente epocale per l’Italia. Tutti lo avvertono, italiani all’estero compresi. E gli stessi avversari offrono molti spunti ulteriore, con incontrollate reazioni che vanno dalla scomposta occupazione dei posti chiave al fuggi fuggi generale, per tentare, da buoni "italioti" (come affermava Prezzolini), di saltare sul carro dei vincitori alla ricerca di qualche personale prebenda. Per chi, come noi, risiede fuori dei confini patrii, lontano dal palazzo, tutto ciò viene vissuto con attenzione, distanza, ma anche con tanta soddisfazione, avendo per decenni dovuto subire infinite passerelle di "politicanti inetti" che, ad eccezione di pochissimi, consideravano la questione degli italiani all’estero una palla al piede o un problema da relegare nel dimenticatoio.

Come fanno ancora certi "illustri rappresentanti" del CGIE che si rifanno all’Ulivo (vedi L’Eco in Svizzera), ad affermare che il centrosinistra non ha trascurato gli italiani residenti fuori dei confini se una questione di fondo come quella dell’esercizio del "voto all’estero" non è stata risolta, nonostante essi avessero avuto la maggioranza in Parlamento?

Senza parlare poi del disastro esistente nei consolati di punta della nostra emigrazione, che sta montando ovunque vertiginosamente, mentre l’intervento scolastico, tolte poche eccezioni, è nel caos totale; il baraccone Rai con il suo inetto comportamento penalizza sistematicamente l'informazione italiana nel mondo; la presenza culturale realizzata dagli Istituti italiani di cultura ha raggiunto ormai i limiti della decenza, per non parlare poi dell’Alitalia, che abbandona tutti gli scali dove forte è la presenza italiana, della paralisi in cui versano le Camere di Commercio, degli uffici Enit e degli uffici Ice che talvolta servono solo a giustificare lauti stipendi a parenti e amici di qualche notabile.

Ciò senza ricordare le questioni dimenticate dei diritti negati agli italiani all’estero in varie contrade del mondo, ed in particolare nel cuore dell’opulenta Europa, dove i connazionali si espellono, in barba alle normative comunitarie, mentre manca un intervento politico organico de nostro governo, che non ha mosso un dito per difenderli. Ma cosa è stato fatto – si chiedono i nostri connazionali in Germania – per evitare all’emigrazione italiana, alle soglie del terzo millennio, questo nuova "Marcinelle della globalizzazione"?

Il Capo del governo di Centrosinistra, dopo aver speso oltre dodici miliardi del contribuente per organizzare la "Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo", non ha avuto neanche il pudore di partecipare a questa grande e significativa assise come hanno fatto i suoi "discussi" predecessori nel 1975 e nel1988.

La politica (gli "amici" ulivisti del CGIE dovrebbero saperlo) si giudica dai fatti e da comportamenti. Non è un caso, ad esempio, che l'ultimo Capo del governo che incontrò i rappresentanti eletti della più grande collettività, quella che risiede in Germania, sia stato il leader del Polo delle Libertà nel 1994. Per fare meglio, quindi, ci vorrà veramente poco, ma agli italiani nel mondo quel poco non sarà più sufficiente a colmare quasi cinquant'anni di inettitudine, di trascuratezza congenita, di gestione clientelare, forsennata ed incomprensibile, più volte denunciata dai Comites, dal CGIE e dalle organizzazioni dei nostri emigrati.

Noi che siamo stati da sempre dalla parte della gente che lavora e che fatica, lontana dalle congreghe sindacali e istituzionali, che è dovuta emigrare perché l'Italia partitocratica aveva cancellato per loro ogni possibilità di futuro, ci auguriamo che questa vittoria contribuisca a cambiare radicalmente i rapporti che le istituzioni hanno con i nostri connazionali fuori dei confini, in una concezione nuova della politica estera, che vede negli italiani residenti all'estero, nel mondo globalizzato, un patrimonio da coinvolgere nel "sistema Italia", in una strategia tendente a rinsaldare il collegamento con la Madrepatria e a ridare quella dignità e quella parità di diritti che la nostra gente negli ultimi cinquanta anni in ben tre "conferenze mondiali dell'emigrazione" ha da sempre unitariamente rivendicato.

La Casa delle Libertà, nonostante la campagna denigratoria ordita a livello internazionale, sarà al governo del nostro Paese per i prossimi cinque anni ed ha la responsabilità di intraprendere coraggiosamente una nuova politica nei confronti delle nostre comunità. Gli italiani all'estero che hanno nel cuore il Tricolore e sono immuni da ogni retorica e demagogia parolaia, si augurano che la vittoria del 13 maggio serva anche a loro, perché chi ha vinto ha il dovere di cambiare positivamente le cose di casa nostra anche per chi, come noi, vive e lavora fuori i confini della Patria e non può ancora esercitare il sacrosanto diritto del voto all'estero. (Bruno Zoratto-Oltreconfine/Inform)


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