* INFORM *

INFORM - N. 126 - 26 giugno 2001

Valutazioni critiche della segreteria dei Ds in Svizzera sull'istituzione del Ministero per gli Italiani nel mondo

ZURIGO - All’istituzione del Ministero degli italiani nel mondo è seguito un coro di elogi che - affermano in una nota i DS della Svizzera - non ci sembrano fondati su una valutazione attenta delle implicazioni di ordine istituzionale e amministrativo derivanti dalla creazione di questo dicastero. Inoltre, nelle reazioni alla nomina dell’on. Tremaglia a ministro, manca ogni riflessione critica sui possibili rischi di una svolta negli indirizzi strategici della politica verso le comunità italiane all’estero.

Le reticenze e i silenzi - prosegue la nota - sorprendono non poco, se si pensa che persino un autorevole quotidiano svizzero, non sospettabile di simpatie per la sinistra (la Neue Zürcher Zeitung del 23.06.2001), nell’ambito di un commento sulla composizione del governo di centro-destra, si chiede se per gli "italiani nel mondo" sia necessario un interlocutore con il rango di ministro.

Noi giudichiamo l’istituzione di un Ministero autonomo e senza portafoglio, piuttosto che la continuazione, attraverso un forte sottosegretariato, di un raccordo operativo nell’ambito del Ministero degli Affari Esteri, una operazione essenzialmente di facciata. In realtà essa non solo non aiuta a risolvere i problemi degli italiani all’estero, ma, nello scenario politico-istituzionale dato dall’attuale legislazione, è destinata con tutta probabilità a creare conflitti di competenza con altre amministrazioni, a partire dal Ministero degli Affari Esteri, e rischia di interferire con l’autonoma azione legislativa del Parlamento.

Proviamo a tale proposito ad abbozzare un primo quadro di questioni, intorno alle quali emergono dubbi, riserve ed interrogativi.

Le proposte legislative che riguardano il voto, gli organismi di rappresentanza, la scuola e la cultura, dovranno trovare la sede naturale di elaborazione e di discussione nel Parlamento, con lo stesso spirito "bipartisan" che ha caratterizzato l’ultima fase della scorsa legislatura.

In particolare l’obiettivo dell’approvazione della legge ordinaria sull‘esercizio del voto all’estero, dichiarato dal neo-ministro come prioritario, deve essere perseguito e realizzato con l’impegno di tutti i gruppi parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, ripartendo dalle proposte intorno alle quali si era trovato nell’ultima legislatura un ampio consenso.

Tra l‘altro il nuovo dicastero non ci pare neanche attrezzato ad affrontare gli eventuali passaggi attuativi della legge sul voto, che dovranno competere essenzialmente al Ministero degli Affari Esteri e a quello dell’Interno, che dispongono dei necessari strumenti operativi e delle risorse finanziarie.

Né sono chiari i compiti che il Ministero degli Italiani nel mondo potrà assolvere in materie di fondamentale importanza per le nostre comunità emigrate, quali i servizi consolari, la scuola e la cultura, l’assistenza, che competono in primo luogo al Ministero degli Affari Esteri, le cui funzioni sono esercitate operativamente dalle varie Direzioni Generali e all’estero dai consolati.

Ugualmente è legittimo chiedersi quale sia, in questo nuovo scenario, l’interlocutore principale del CGIE, visto che la legge istitutiva ne assegna la presidenza al Ministro degli Affari Esteri e che esso è collocato operativamente nell’ambito del dicastero della Farnesina.

Al di là delle riserve riguardanti le competenze del nuovo dicastero, non può essere sottaciuta una preoccupazione più generale per il segno che potrebbe ricevere dal nuovo governo la politica verso gli italiani all’estero. I rischi, già ben evidenti, sono connessi da una parte alla dimensione totalizzante che verrebbe ad assumere la questione del voto, dall‘altra ad una linea di politica culturale in cui il richiamo retorico ai valori nazionali potrebbe prevalere rispetto ad una visione moderna, improntata all’integrazione e al dialogo tra le varie culture.

Per queste ragioni non condividiamo le incondizionate aperture di credito all’on. Tremaglia. Le nostre riserve non nascono da un preconcetto ideologico nei confronti della sua persona - anche se alcuni tratti della sua biografia sono stati improvvisamente sottratti ad ogni rivisitazione critica - ma dal fatto che egli è stato in qualche modo una figura emblematica di una concezione in chiave prevalentemente nazionale e talvolta nazionalistica della politica verso gli italiani all’estero.

Infine - così termina la nota dei DS della Svizzera - rileviamo come i riconoscimenti unilaterali rivolti all’on. Tremaglia finiscano per distorcere non poco una storia complessa come quella della nostra emigrazione, che ha conosciuto decine di uomini e donne simbolo appartenenti ad altre parti politiche, ed in particolare al mondo della sinistra. (Inform)


Vai a: