* INFORM *

INFORM - N. 125 - 25 giugno 2001

Dal Corriere d'Italia, Francoforte, del 23.6.2001

Senza muri

A Berlino, città del muro, si è cominciato a smantellare anche quel muro che teneva divisi gli italiani eletti negli organismi politici tedeschi da quelli eletti negli organismi italiani. Una premessa che potrebbe portare a eccellenti risultati.

BERLINO - Una buona idea, quella di proporre un incontro tra tutti gli eletti italiani negli organismi locali tedeschi, si è concretizzata a Berlino sabato scorso grazie alla collaborazione tra la nuova Amministrazione italiana, il Consiglio Generale degli Italiani in Germania e i Comites. L'idea era nell'aria da tempo, ma questo non sminuisce per niente il lavoro dei nostri rappresentanti. L'idea è quella di creare le condizioni affinché la comunità italiana in Germania diventi veramente un gruppo di interesse, complesso, articolato finché si vuole, ma con una attenzione molto precisa per l'adesso della nostra comunità: la sua presenza in Germania, la sua integrazione (creativa e non assimilatoria) nel contesto socioculturale ed economico tedesco. Per creare queste condizioni l'individuo da solo è perdente, la comunità nel suo insieme, no. Quello che aveva fino ad ora fortemente penalizzato la nostra comunità era la forte litigiosità spesso personale, la tendenza a muoversi per bande, una amministrazione assente. A Berlino forse le cose hanno cominciato a muoversi nel senso sperato. I rappresentanti eletti negli organismi tedeschi hanno imparato a conoscersi ed anche a contarsi, e a capire che insieme si può contare di più. Non sappiamo se le cose andranno anche in futuro in questa direzione, ma siamo relativamente ottimisti in proposito. Sono processi che alla fine sviluppano energie proprie. E infatti, più che i soliti pianti, a Berlino si sono sentiti i propositi, la ricerca di sinergie positive, la voglia di contare. In questa società, non creando una società parallela.

'Passare dalla condizione di immigrati a quella di cittadini' - ha detto tra l'altro in un intervento molto lucido Fiorenza Colonnella, del consiglio comunale di Monaco, ed ha proposto la formazione presso l'ambasciata di Berlino di un organismo permanente degli italiani eletti in Germania. Mentre Roberto Mazzotta, sempre dalla Baviera, ha individuato il voto comunale come il primo passo per una cittadinanza europea, che era anche il tema del convegno. Un voto comunale che peraltro non ci è stato regalato, ma che il frutto di dure lotte degli stranieri, come ha ricordato Fazio da Weiblingen. Essere italiani non agevola di sicuro, ha rincalzato Andrea Fusaro, da Berlino.

Citiamo questi nomi, che prendiamo un po' alla rinfusa dal taccuino, non perché siano costoro nostri amici. Non li conosciamo neppure. Ma sono nomi che devono cominciare ad essere noti ad un pubblico più vasto di quello locale. Su mandato di cinque donne di Francoforte, Laura Melara ha auspicato una migliore collaborazione con incontri regolari tra le istituzioni e cittadini per sensibilizzare al diritto di voto, mentre Salvatoris di Solingen ha risollevato il problema del diritto di soggiorno e di quello che si può fare sul piano dei consigli comunali.

Insomma si è cominciato a discutere pacatamente e anche con la consapevolezza e l'orgoglio della importanza del ruolo. Alcuni sono stati eletti in posti dove non esiste una comunità italiana, quindi cono soli voti tedeschi.

Esiste una contraddizione tra l'elezione negli organismi tedeschi e in quella degli organismi italiani? È stata, quella di sabato, una mossa della diplomazia per stornare l'attenzione dal voto all'estero? Le domande serpeggiavano tra le poltroncine dell'Hotel Esplanade, sede dell'incontro. Le abbiamo quindi girate all'ambasciatore Fagiolo, il quale, pur sorpreso con la forchetta in mano nella pausa di mezzogiorno, non ha esitato ad escludere l'ipotesi. 'Nessuna contraddizione con il voto all'estero - ha detto. Le due cose sono complementari e non contraddittorie'. Stesso concetto ha espresso Remo Boccia del Comites di Stoccarda, il quale ha aggiunto: 'Con questo vogliamo trasmettere ai partiti italiani la vivacità e la creatività della comunità italiana in Germania'.

Cose che si potevano fare e non sono state fatte? 'Forse si potevano invitare - ci dice il presidente del Comites di Amburgo, Padula - quegli italiani che sono stati costretti a prendere il passaporto tedesco per potere entrare in un circuito politico sul piano regionale e federale', e aggiunge che dovrebbero essere maggiori i contatti tra gli eletti sul piano italiano e quelli sul piano tedesco. Nondimeno, in un clima disteso e creativo, a Berlino si è raggiunto un risultato che potrà avere conseguenze politiche di eccezionale rilievo, se si sarà in grado di seguire la linea tracciata. (Mauro Montanari*-Corriere d'Italia/Inform)

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* Direttore del "Corriere d'Italia"


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