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INFORM - N. 124 - 22 giugno 2001

La Toscana per l’assistenza dei bambini provenienti dai paesi extracomunitari. Viaggi della speranza, i numeri della cooperazione internazionale

FIRENZE - Trecento prestazioni, di cui 250 a favore di soggetti in età pediatrica. E’ il tetto di ricoveri, per il 2001, che la giunta dalla Toscana aveva fissato a marzo nell’ambito degli interventi di cooperazione internazionale in campo sanitario e che la circolare ministeriale che blocca i visti in ingresso per quei cittadini stranieri non inseriti in un programma approvato dal governo aveva messo a rischio.

All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze sono 8 le richieste che al momento non possono essere evase: tutti bambini. Per lo più provengono dall’Albania, da Tirana e Skutari (zona di maggior azione della Toscana), un ragazzo idrocefalo viene da San Pietroburgo. Vite in attesa bloccate alla frontiera, afflitte da gravi patologie che non potrebbero essere trattate nel paese d’origine. I casi più ricorrenti sono cardiopatie, malattie onco-ematologiche, diabete, ma anche traumi conseguenti agli eventi bellici. Situazioni complesse, per cui spesso si rendono necessari interventi chirurgici specialistici.

Proprio nelle settimane scorse un bambino, gravissimo, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione. Un altro è stato operato d’urgenza all’Opa, il pediatrico di Massa specializzato in cardiopatie. E per il momento è stato salvato.

Nel loro viaggio della speranza arrivano in genere in Italia accompagnati da un familiare. Li assistono associazioni di volontari come la Caritas, la Madonina del Grappa, l’Anpass.

Nel 2000 sono stati 317 i bambini ricoverati: circa 70 sono stati accolti al Meyer di Firenze, che per l’esperienza acquisita in questi anni è anche il coordinatore operativo dell’intero piano regionale. Altrettanti sono stati ricoverati all’Opa di Massa, specializzata in cardiochirurgia. Numeri simili si registrano al Santa Chiara di Pisa e in tutte le altre Asl toscane. Nei primi sei mesi del 2001 i ricoveri finora effettuati sono stati, un po’ ovunque, circa la metà: con le medesime proporzioni.

L’azione del piano toscano si indirizza principalmente verso i governi regionali e locali con i quali la Regione ha stipulato protocolli e accordi di cooperazione: Albania, Kosovo, Bielorussia, Romania e Saharawi, in modo più sporadica la Palestina. Sono previsti ricoveri ordinari o di day hospital, ma anche scambi di esperienze per la formazione dei medici, invio di medicinali in paesi colpiti da emergenze belliche o sanitarie, uso nelle strutture ospedaliere straniere di materiali ed attrezzature medico-chirurgiche dismesse dalle aziende sanitarie toscane.

Le prestazioni assicurate riguardano patologie che difficilmente potrebbero essere trattate nei paesi da cui i malati provengono.

L’accesso ai servizi avviene a volte tramite l’iniziativa di associazioni senza fini di lucro che operano a livello internazionale, nazionale o locale (Anpas, Caritas, Iom), le quali si sobbarcano spesso le spese di trasporto e di alloggio. Esiste inoltre una collaborazione consolidata con la 46esima aerobrigata militare di Pisa, per il trasporto dei pazienti.

Il sistema sanitario toscano è attivamente impegnato sul versante della cooperazione internazionale dal 1998. (wf-Inform)


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