* INFORM *
INFORM - N. 123 - 21 giugno 2001
Dalla "Voce d'Italia" - Venezuela
Antonio Di Pietro a Caracas intervistato da Gaetano Bafile. "Tremaglia nel governo? un fiore tra tante spine"
CARACAS - La "Voce d'Italia" di giovedì 21 giugno apre a tutta prima pagina con un'intervista del suo direttore Gaetano Bafile all'on. Antonio Di Pietro col titolo: Da Caracas "J 'accuse dall'on Antonio Di Pietro :cento inquisiti siedono nel Parlamento italiano. Questo il testo integrale .
E’ da quando esplose alla ribalta, assumendo il ruolo di "giustiziere d’Italia" per concorrere a cambiare la storia politica e sociale del paese che, vuoi per un verso vuoi per l’altro, Antonio Di Pietro continua a fare notizia, a incidere su determinati avvenimenti di respiro nazionale ed oltre, come nel caso di scelte europee. E’ di questi giorni il suo ritorno a Caracas con una delegazione del Parlamento europeo del quale è qualificato esponente. Di qui questa intervista che apriamo con la domanda d’obbligo.
- Onorevole Di Pietro, qual è stavolta la missione che è venuto a svolgere?
- - I rapporti tra l’Unione Europea, ed il Parlamento europeo in particolare, si sono intensificati in quest’ultimo periodo con il Venezuela, perché stiamo seguendo con molta attenzione e un po’ di preoccupazione, ma anche con una certa speranza, l’evoluzione democratica di questo Paese e la sua trasformazione a fronte di entrate prevalentemente provenienti dal petrolio. Vogliamo capire come quest’aumento di ricchezza possa aiutare la popolazione venezolana. Ovviamente, come Parlamento Europeo noi abbiamo innanzi tutto a cuore la questione dei diritti civili, dei diritti politici e della difesa delle fasce sociali più deboli. Siamo qui anche perché il Presidente della Repubblica Chavez ha in programma tutta una serie di visite in alcuni Paesi dell’Europa. Stiamo quindi cercando di capire come sta trasformando il suo Paese anche per poter dare il nostro parere ai Governi nazionali, facenti parte dell’Unione Europea, sull’opportunità di più ampie aperture.
- - L’Italia, l’ha sottolineato l’On. Di Pietro, per il suo passato e il suo presente, per vincoli anche di sangue e profonda comunanza d’interessi di ogni ordine, ha molto da dire, da fare, da dare nel contesto delle relazioni tra l’Europa e le Americhe. Se n’è parlato negli incontri che i rappresentanti del Parlamento europeo hanno avuto col Presidente Chávez e personalità di spicco delle sfere politiche venezolane.
- Passando adesso alle vicende politiche italiane é ovvio che il discorso cada su quanto sta accadendo dopo la "scalata" dell’on. Silvio Berlusconi al potere. Ed ecco una prima esauriente risposta.
- - L’Italia e gli italiani, soprattutto le forze politiche, si sono presentati nella scorsa competizione politica in una situazione alquanto anomala. Da una parte il centro-destra di Berlusconi ha raggruppato intorno a sé, pur di far cassetta elettorale, forze del tutto eterogenee unite unicamente dalla voglia di vincere, non certo dalla possibilità di realizzare programmi condivisi. Basti pensare che su temi fondamentali come la famiglia, l’aborto, i rapporti con la Chiesa cattolica, la scuola, la difesa, la giustizia, sono state messe insieme forze e controforze le une opposte alle altre, pur di raggiungere la maggioranza degli elettori. Dall’altra parte nel centrosinistra non si è capita la necessità di raggruppare attorno ad un’unica sigla tutte le forze antagoniste a Berlusconi.-
- - Diamo uno sguardo alla situazione che, a suo giudizio, ne é derivata.-
- - Spiegherò cosa è successo: le elezioni italiane hanno visto una particolarità: quasi il sessanta per cento degli italiani, (il 56% - 57%), ha votato contro Berlusconi ma egli ha vinto perché chi ha votato contro Berlusconi ha votato a favore di formazioni politiche diverse che non si sono sommate. Una delle formazioni politiche che non si é unita per creare un unico insieme, èstata proprio l’Italia dei Valori, il movimento politico da me fondato.-
- - Ma, avendo lei coscienza di tutto questo, perché ha creato una sua formazione politica e non ha accettato di unirla al centrosinistra, contribuendo così alla vittoria delle forze guidate da Berlusconi?-
- - Perché, insieme a me, esattamente un altro milione e mezzo di connazionali che hanno votato l’Italia dei Valori, hanno ritenuto, ritengono e riteniamo che non ci si possa mettere insieme se non si hanno dei programmi condivisi e soprattutto se sulla questione morale non si perseguono gli stessi obiettivi. Io, per poter partecipare alla formazione politica del centrosinistra avevo chiesto, e ancora oggi lo chiedo, che fosse approvato un solo punto del nostro programma: uno solo. Avevo anche indicato quale e lo ripeto: noi avevamo proposto, e lo riproponiamo ora, un disegno di legge di un articolo, uno solo. Un articolo fatto di due commi. Abbiamo detto al centrosinistra: noi siamo disposti a metterci con voi, ma siccome la ragione per cui siamo nati è quella di batterci per il ripristino della legalità, per il rilancio della questione morale, almeno un punto del nostro programma lo dovete accogliere.
- - Qual è questo punto?-
- - Ecco. L’articolo è fatto in questo modo: primo comma: tutti coloro che sono stati condannati con sentenza passata in giudicato non possono essere candidati; secondo comma: tutti coloro che sono stati rinviati a giudizio per reati infamanti, quindi contro la pubblica amministrazione e contro la persona, non possono assumere incarichi di Governo locale e centrale, fino a quando non si definisce il giudizio. Sembra una cosa da poco, ma se avessero accettato questa norma, oggi in Parlamento ci sarebbero quasi cento parlamentari in meno, cioè diversi, perché in Italia ci sono persone come me, come tante altre, che hanno combattuto la criminalità e sono fuori dal Parlamento e circa un centinaio di inquisiti, condannati che sono dentro. Abbiamo persone con ordine di cattura per fatti di mafia ancora sulle spalle e che se non fossero andate in Parlamento potrebbero essere arrestate. Abbiamo persone che sono state condannate con sentenze passate in giudicato e stanno in galera. Un certo Gianstefano Frigerio, sta in galera e deve firmare per andare a votare in Parlamento.-
- Perché non é stato possibile, ciò malgrado, trovare un’intesa, un compromesso per fare blocco col centrosinistra?-
- - Perché tra i cento inquisiti ce ne sono una trentina anche dei loro. Il coordinatore della Margherita é una persona che abbiamo condannato a due anni con sentenza passata in giudicato. Io per andare al centrosinistra dovevo farmi coordinare ed accettare come capo uno che quando ero
- - Si insinuano tentativi, da parte del Governo, di insidiare l’indipendenza della Magistratura per i motivi che tutti sappiamo. Lei ha detto che "Berlusconi si comporta come un tiranno", aggiungendo "c’è il rischio che tra qualche mese, l’on. Berlusconi passi la mattina a Palazzo Chigi e il pomeriggio al Palazzo di Giustizia. Ma, di grazia, che razza di Governo, di Parlamento, ci sta dipingendo? In altri tempi, quando l’Italia la si chiamava "italietta" e si aveva ben altra opinione dell’onorabilità, c’erano onorevoli che per molto meno si sparavano un colpo...
- - Ciò che le fa fare così amari commenti in uno stato di diritto non dovrebbe succedere. Berlusconi dovrà governare in una situazione di triplice conflitto d’interessi: il primo, il più grave é quello di essere lui, ad un tempo, Presidente del Consiglio e persona sottoposta a processi. Questo vuol dire che tutte le mattine dovrà prendere posizioni in ordine di legalità, su questioni societarie e questioni che riguardano la Pubblica Amministrazione. Ma, allo stesso tempo, egli è imputato di fatti gravi: per esempio gli si contestano millecinquecento miliardi di falso in bilancio dalla Procura di Milano e gli atti sono depositati, i documenti ci sono, perché sono stati scoperti documenti all’estero su conti correnti facenti capo a società off- shore a lui riconducibili per circa millecinquecento miliardi. Ebbene, egli non si reca alla Procura di Milano perché dice sempre che ha da fare, che deve governare, che quella é un’inchiesta politica e così via. Ma prima o poi dovrà pure recarsi dai magistrati, altrimenti dovranno mandarlo a prendere con le forze di polizia. Lui ha il dovere e il diritto di governare, ma non può per questo sottrarsi alla Giustizia, altrimenti ci sarebbero due giustizie: una per i poveri ed una per i potenti. Vedete quindi che conflitto d’interessi. Un altro conflitto d’interessi riguarda la sfera politico - imprenditoriale é non é certo meno delicato. Tutte le mattine, mentre si fa la barba, Berlusconi, dovrà decidere che provvedimenti prendere in tema di economia. Per esempio, il primo provvedimento che ha detto che prenderà è quello della detassazione degli utili reinvestiti nelle imprese e noi sappiamo che quando l’ha fatto nel ’94, l’azienda che ne ha maggiormente usufruito é stata proprio Mediaset che è stata detassata di quasi mille miliardi, non pagando circa duecento miliardi di tasse che non sono stati reinvestiti in nuove attività, ma semplicemente nell’acquisto di firme a Los Angeles, in America, giá fatte. In questo modo - dando una interpretazione estensiva di quelle norme - è riuscito a risparmiare duecento miliardi. Passiamo ora al tema del falso in bilancio. Egli ha già detto che vuol fare una semplificazione dei bilanci evitando tutte le certificazioni che ci sono adesso. Potrebbe andare bene, peccato che a dirlo sia uno che é imputato per falso in bilancio. E allora viene il dubbio che non faccia una modifica delle leggi societarie proprio per fare in modo che fatti che oggi costituiscono reato non lo siano più. Ancora una volta, quando lui fa qualcosa non si sa se lo fa per gli italiani o per se stesso. Dulcis in fundo, mentre fino a ieri in Italia si viveva sotto l’aspetto dell’informazione, in un regime di duopolio: o mangiavi "Mamma RAI" o bevevi il "grande fratello" di Mediaset, oggi come oggi abbiamo un monopolio perché o in RAI o in Mediaset c’è sempre lui dietro. Mi sembra quindi che in Italia ci sia un gran problema di trasparenza.-
- - Tre Commissioni sono state proposte dal "Premier" Berlusconi al Parlamento e tra gli obiettivi prevale Tangentopoli. Qual è in proposito la sua opinione?
- - Tre Commissioni: qui bisogna ragionare innanzi tutto sul metodo. Non é possibile che quando c’è da indagare su qualcosa se ne debba occupare il Parlamento. Il Parlamento ne ha abbastanza già a fare quel che gli spetta, cioè le leggi. Le Commissioni parlamentari non servono per scoprire i fatti, servono per capire che cosa è successo e prendere i provvedimenti per evitare che si ripetano. Allora, vediamo cosa sono queste tre inchieste in concreto: la prima é sulla Telecom Serbia, cioè una inchiesta tesa a verificare se nell’affare dell’acquisto della rete telefonica serba da parte di Telecom sono state pagate tangenti e a chi. Questa inchiesta è già sotto il mirino della Magistratura della Procura della Repubblica di Torino la quale ha incriminato quattro o cinque persone compresi i vertici di Telecom; ha disposto la rogatoria all’estero e sta disponendo le audizioni delle massime autorità, forse Milosevich compreso. Perché se ne deve occupare il Parlamento? Per sostituirsi alla Magistratura? Non ha alcun senso. Evidentemente si vuole buttare fumo per criminalizzare delle persone prima ancora che si stabiliscano i crimini commessi.
- La seconda inchiesta investe le responsabilità di un elenco di persone che si presume siano state pagate dalla Russia, per fare attività di spionaggio e controspionaggio per conto del sistema sovietico. Se questo fatto esiste, se é stato verificato ed é documentato, il problema non è fare un’inchiesta, ma trarre delle conclusioni che sono di tipo pubblico. Ed allora se ne deve occupare il Parlamento nella sua Commissione Esteri, nella sua Commissione Servizi Segreti, nella sua Commissione Giustizia. Il Parlamento é già in condizione di poter trarre delle conclusioni.
- La terza, la più delicata, è la Commissione su Tangentopoli. Si dice che questa Commissione dovrebbe essere fatta per capire cosa è successo. Ma l’hanno capito anche le pietre. É successo che c’era un mare di politici che si fregavano i soldi e un mare d’imprenditori che li pagavano. L’abbiamo capito tutti cosa é successo. Quello che deve fare il Parlamento, non è una Commissione per capire cosa è successo, ma una legge o delle attività o dei provvedimenti per fare in modo che ciò non accada più. Esattamente il Parlamento dovrebbe fare quella legge di un articolo che ho proposto io: tutti i candidati che sono stati condannati non possono essere candidati. La verità é che quella Commissione non la vogliono fare per capire il fenomeno, ma per prendersela con i giudici che hanno capito il fenomeno. Allora io dico: se la volete fare fatela, state attenti, però, perché vi può restare il cerino acceso in mano. Io sono pronto a mettere la mano sul fuoco che, se si farà una Commissione seria, arriverà sicuramente ad una conclusione: che in quel fenomeno di Tangentopoli, Silvio Berlusconi, l’attuale Presidente del Consiglio, ed io non mi stanco di ripeterlo, c’era dentro in pieno. In Tangentopoli però, non nella Commissione.
- - Onorevole, spazziamo un po’ quest’atmosfera così pesante. Ecco, per cambiare, che ne pensa della designazione dell’on. Mirko Tremaglia a Ministro degli Italiani all’Estero?-
- - Ottima scelta. Tra le tante spine c’è un fiore nel Governo Berlusconi. E’ Mirko Tremaglia, il quale è andato a fare il Ministro senza Portafoglio per i connazionali nel mondo. Ciò vuol dire che finalmente riusciremo a concludere la controversa parentesi degli ultimi cinquant’anni e si riuscirà a portare a compimento quella legge elettorale che completa la riforma costituzionale sul voto degli italiani all’estero. Io appoggerò Mirko Tremaglia nella sua richiesta di far votare gli italiani all’estero.-
- - Qual è l’opinione che si è fatta della fastosa parata del 2 giugno ai Fori Imperiali "restaurata" dal Presidente della Repubblica Ciampi?-
- - Personalmente sono d’accordo. In questi ultimi anni gli italiani hanno rincorso troppo esempi e modelli dei più furbi, dei più spregiudicati, e poco si sa di quelli che sono i padri della nostra Patria, di quelle tante persone che hanno dato anche la vita per permettere a noi di stare bene. Rilanciare un po’ l’amor di Patria mi sembra che sia un’ottima cosa in questo momento di amori frivoli ed anche esagerati.-
- - Un’ultima domanda, Onorevole. lei e il suo partito che cosa avete in programma per gli italiani all’estero?
- - Sebbene rappresentiamo un milione e mezzo di elettori e siamo il quinto partito italiano, su cinquanta, non siamo presenti nel Parlamento italiano, proprio perché la legge elettorale é una legge iniqua, ingiusta. Ma stia pur certo che l’Italia dei Valori non mancherà, e si farà sentire, il nostro impegno verso "l’altra Italia".- (Gaetano Bafile-Voce d'Italia/Inform)
Vai a: