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INFORM - N. 123 - 21 giugno 2001

Celebrazione della Giornata mondiale del Rifugiato a Roma

"Essere rifugiati è una condizione di vita, prima ancora che uno status giuridico"

ROMA - "I rifugiati sono i grandi sopravvissuti dei nostri tempi. Molti di loro superano grandi avversità durante gli anni di esilio, per poi, finalmente tornare nei propri paesi devastati e ricostruire comunità frantumate. Altri non riescono mai a fare ritorno a casa e devono crearsi una nuova vita in terre straniere"; queste le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, pronunciate in occasione della prima Giornata mondiale del Rifugiato.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati, Amnesty International, e la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, hanno voluto celebrare, nel corso di una conferenza svoltasi presso la sede della Sioi il 20 giugno, la prima Giornata mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite nel dicembre 2000.

Il Presidente del Cir, prof. Giovanni Conso, la direttrice di Amnesty International in Italia, Paola Cutaia, e la dott.ssa Pagliuchi dell’Unhcr hanno voluto soprattutto "fare il punto della situazione", analizzare qual è la politica d’asilo dei paesi membri dell’Ue, a 50 anni dalla Convenzione di Ginevra. E non sono state riflessioni ottimiste: infatti a livello legislativo non si è fatto molto per i rifugiati, soprattutto in Italia, dove, come ha sottolineato il Presidente del Cir, manca addirittura una legge organica sul diritto d’asilo. Il prof. Conso ha ricordato come, nel Testo unico sull’Immigrazione, l’articolo sui Rifugiati sia lo stesso già presente nel decreto Martelli del 90, segno questo che in dieci anni non si è riusciti a trovare nuove soluzioni.

Secondo le ultime stime dell’Unhcr sono circa 22 milioni le persone nel mondo che chiedono protezione politica: questo significa che le Nazioni Unite non sono riuscite a ridurre le cause che portano milioni di uomini ad esodi forzati; ma il dato più preoccupante è il progressivo ritrarsi dei paesi occidentali davanti agli impegni della Convenzione, per cui, come ha affermato Kofi Annan, "sono i paesi poveri, che non potrebbero permetterselo, a farsi carico di un sempre più grande fardello."

In quasi tutti gli Stati membri dell’Ue è infatti evidente il restringimento delle politiche d’asilo: l’articolo 1 della Convenzione è soggetto a interpretazioni ambigue, che rendono sempre più problematico concedere lo status di rifugiato. Amnesty International, come ha ieri ricordato Paola Cutaia, si batte perché venga rispettato il diritto del rifugiato a non essere rimpatriato forzatamente nel paese d’origine, indipendentemente dallo status giuridico di chi chiede asilo, e perché in Italia si arrivi finalmente a una legge sul diritto d’asilo.

La conferenza si è conclusa con gli interventi di alcuni rifugiati, che, attraverso la loro testimonianza, hanno confermato la visione di Amnesty International, e cioè "che non si può dimenticare che lo status di rifugiato non è solo uno status giuridico, ma è soprattutto una condizione di vita, uno stato di vita." Anche il Pontefice ha ieri, nel corso dell’Udienza Generale in occasione della Giornata dei Migranti, rivolto il suo pensiero ai rifugiati, invitando le Nazioni Unite " a ricercare sollecite ed efficaci soluzioni per i problemi che sono alla base di così grandi sofferenze, garantendo l’aiuto necessario affinché le persone in esilio abbiano condizioni di vita degne di esseri umani".

Bisogna battersi perché i rifugiati non siano considerati solo come dei beneficiari, ma, come ha sollecitato Kofi Annan, bisogna "riconoscerne lo straordinario coraggio e il loro contributo alla società". (Irene Ortolano-Inform)


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