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INFORM - N. 122 - 20 giugno 2001

Il Governo Berlusconi ottiene la fiducia del Senato. La replica del Presidente del Consiglio

ROMA - Con 175 voti favorevoli, 133 contrari e 5 astenuti, il Senato, in attesa della fiducia definitiva da parte della Camera, ha concesso il primo sì del Parlamento al nuovo governo.

Replicando ai senatori intervenuti nel dibattito, Berlusconi ha affermato che il governo, presentandosi in Parlamento, ha inteso riproporre in modo rigoroso i propri impegni per la legislatura: la graduale riduzione dell'IRPEF al 33 per cento; l'innalzamento delle pensioni minime fino a un importo pari ad almeno un milione di lire; il rilancio delle grandi opere, delle quali è stata fornita una precisa mappatura che prevede il 54 per cento degli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno; la riforma della giustizia che renda effettive l'obbligatorietà dell'azione penale e l'indipendenza dei magistrati; il blocco della riforma dei cicli scolastici e la modifica della riforma sulle lauree brevi; la devoluzione dell'istruzione e della sanità alle regioni ed al sistema delle autonomie. A tale proposito, il governo conferma che non vi è alcuna volontà di smantellare la scuola pubblica, ma anzi di rilanciarla attraverso il confronto con la scuola privata.

Quanto agli adempimenti indicati per i primi cento giorni in materia di rilancio della cosiddetta legge Tremonti, per le grandi opere, per l'emersione del sommerso, per la riduzione della burocrazia e sul conflitto di interessi, essi si stanno già traducendo in disegni di legge. Anche le modalità di finanziamento sono precisamente definite: la politica di sviluppo verrà sostenuta attraverso l'incremento del prodotto interno lordo, l'allargamento della base produttiva, l'emersione del sommerso ed il connesso incremento del gettito dell'imposta sul valore aggiunto, la riduzione della spesa pubblica, una seria politica di privatizzazioni e dismissioni, il rientro dei capitali collocati all'estero, la partecipazione di privati agli investimenti infrastrutturali.

Il governo intende perseguire un complessivo progetto di federalismo, al quale dovrà fare da contrappeso il rafforzamento dell'esecutivo, sul modello del cancellierato o dell'elezione diretta del suo capo: in tale ambito la maggioranza è aperta ad un confronto senza pregiudiziali sulla legge elettorale. Viene inoltre confermato l'impegno a sostenere il processo di allargamento della Unione europea, a rispettare il patto di stabilità ed a favorire il rafforzamento delle istituzioni comunitarie.

Prima di concludere, Berlusconi ha pronunciato parole di riconoscimento nei confronti dell'Ulivo. "Non intendo negare - ha detto - le cose fattive e positive che in questi cinque anni sono state realizzate dai Governi di centro-sinistra… Dopo una lunga e troppo aspra stagione elettorale, è mia convinzione che la faziosità vada bandita dal dibattito pubblico. Questo non significa - e lo dico con il dovuto garbo - che si possa dare di questo nostro Paese una rappresentazione idilliaca. L'Italia dell'Ulivo è stata un Paese capace di battersi per alcuni buoni risultati, primo fra tutti la realizzazione della moneta unica europea, ma non è il Paese delle meraviglie e il presidente del Consiglio non è Alice".

"I fatti - ha proseguito Berlusconi - parlano più chiaramente delle opinioni. Siamo maglia nera d'Europa. Mi spiace, non dico che tutto questo sia da attribuirsi al Governo della sinistra negli ultimi anni, ma siamo maglia nera d'Europa per il debito pubblico, per il tasso di crescita dell'economia, che è il più basso, per l'efficienza della pubblica amministrazione, per la dotazione di infrastrutture, perché abbiamo il record della disoccupazione giovanile, per gli investimenti nella ricerca scientifica, per gli investimenti diretti dall'estero, per la pressione fiscale sulle imprese e per le condizioni con cui si trova a dover fare i conti chi fa impresa. Tutto questo ci mette al trentaduesimo posto nel mondo per l'indice della libertà economica (troppe tasse, troppe leggi, troppa burocrazia e troppi regolamenti) e al quarantunesimo posto per l'indice della competitività. Ho detto, e lo ripeto, che non siamo qui per lagnarci, ma neanche per credere alle favole. La situazione è complicata, difficile e la spinta verso lo sviluppo deve essere forte e univoca. Ci proveremo, con la tenacia che ci è generalmente riconosciuta e anche avvalendoci delle cose buone realizzate prima di noi". (Inform)


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