* INFORM *

INFORM - N. 120 - 18 giugno 2001

Ora gli italiani aspettano

Meriti e demeriti del centrosinistra. I compiti della nuova maggioranza: non basta risanare l’economia, occorre rispettare la tradizione cristiana e i valori storici del Paese

L'Italia gira pagina. Così dicono i sostenitori del centrodestra vincente che ora si appresta a reggere il Paese per cinque anni. Salvo bissare, se riuscirà a mantenere buona parte delle promesse elargite in campagna elettorale, pena il ritiro dall'agone politico dell'attuale Presidente del Consiglio. "O ci riesco o torno a fare l'imprenditore", ha detto infatti Berlusconi alla vigilia dell'appuntamento elettorale, firmando con gli elettori un "contratto" che evidentemente ha fatto presa e i cui termini si riassumono in cinque punti essenziali: riduzione del peso fiscale, ammodernamento delle infrastrutture, contenimento della criminalità, autonomie regionali, sussidiarietà dello Stato. L'obiettivo è avere maggiore libertà per tutti, più benessere, crescita del prestigio nazionale all'estero, risanamento economico del Sud. E quella "rivoluzione pacifica" che porta ai due cardini della democrazia: alternanza e stabilità di Governo.

Ora non resta che aspettare, per poi giudicare. E valutare senza pregiudizi ideologici o partiti presi, riconoscendo i meriti e sottolineando eventuali errori, inadempienze, contraddizioni, inefficienze, inadeguatezze, magari anche soprusi, dai quali possono derivare danni al patrimonio economico, sociale, culturale e religioso d'Italia. Che è Stato ma anche Nazione, cioè popolo, al quale non si possono promettere brioche e caviale ma offenderne sentimenti ed aspettative. E' questa la buccia di banana sulla quale il 13 maggio è scivolato, nonostante l'ultima finanziaria "elettorale", il centrosinistra. Che indubbiamente può vantarsi di avere effettuato riforme, ottenuto successi, introdotto innovazioni e mantenuto fede agli impegni internazionali: nessuno nega l'abilità con cui Prodi ha consolidato la nostra presenza nell'Unione Europea, "regalandoci" l'euro. Nessuno sottovaluta la fedeltà di D'Alema al patto atlantico e conseguente impegno italiano nella guerra nel Kosovo. Nessuno contesta l'ostinazione e la competenza con cui il guardasigilli Fassino ha sostenuto la riforma della giustizia. Nessuno confuta la validità politica e sociale di alcuni provvedimenti, quali l'assegno di maternità, gli incentivi alle famiglie numerose o la (parziale) liberalizzazione del lavoro. Nessuno disconosce le "novità" delle riforme del sistema sanitario, scolastico, militare e federale. E tutti giubilano alla previsione del Governatore Fazio che non esclude per l'Italia un nuovo "miracolo economico", a patto però di annullare il responso negativo di quei confronti statistici – disoccupazione, rapporto popolazione attiva/totale popolazione, investimenti stranieri, adeguatezza delle infrastrutture, natalità, occupazione giovanile, preparazione professionale, ecc. – che ci vedono sempre, o quasi, fanalino di coda.

E tuttavia gli elettori hanno bocciato il centrosinistra: perché siamo entrati nell'euro ma a costo di un inasprimento fiscale fuori norma; perché si sono fatti progressi nel "giusto processo", ma non si sono eliminate le due anomalie principali, i tempi lunghi e la non separazione dei ruoli, tanto meno la politicizzazione della Giustizia; perché sono stati riformati scuole, ospedali e forma dello Stato, ma Bindi e Berlinguer hanno rispettivamente scontentato medici e malati, professori e studenti, e la riforma federale è stata approvata a stretto colpo di maggioranza. Neppure sul piano dei valori morali è andata meglio: la libertà di scelta scolastica non è ancora garantita e la famiglia matrimoniale ha evitato colpi letali solo grazie alla trasversalità di un'opposizione dettata da coerenza cristiana, non da appartenenza politica. E la tutela della vita, in tutti i suoi aspetti, dalla sicurezza fisica alla vecchiaia senza rischi, alle alternative all'aborto, al controllo dell'immigrazione, lascia ancora molto a desiderare.

Il centrosinistra aveva una palla al piede, fatta di discordie interne, di fantasmi ideologici, di antagonismi tra laici e cattolici, di scontri tra statalisti e liberaldemocratici, di veti incrociati, che non le ha permesso di incidere più di tanto sul tessuto economico, morale e sociale del Paese. Almeno a stare alle assicurazioni ricevute, il centrodestra è più coeso: ha un programma sottoscritto da tutti gli alleati; ha una condivisa aspirazione ad una maggiore autonomia regionale; ha un comune desiderio di abolire quei vincoli, anche giuridici, che bloccano o ritardano la realizzazione di nuove infrastrutture; ha la convinzione che "servizio pubblico" non significa necessariamente "servizio statale", con tutti i limiti, ritardi, partigianerie, corruzioni, insufficienze che la mancanza di concorrenza comporta. Ha, la nomina di Tremaglia lo dimostra, la volontà di riconoscere finalmente il diritto di voto agli Italiani all'estero. Ed ha la tendenza a rimettere in auge la meritocrazia senza la quale non c'è vera uguaglianza.

Magari sono solo parole, e certamente tra il laicismo di Bossi o di Sgarbi ed il cattolicesimo di Buttiglione c'è un abisso. Né è mancata qualche manifestazione da "Manuale Cencelli" nella formazione del Governo risultato decisamente ipertrofico. Se son rose fioriranno, solo il tempo ed i fatti ci metteranno in condizione di valutare e giudicare. Per ora, possiamo solo controllare e, se necessario, chiedere con decisione non tanto la realizzazione di quanto promesso – "buchi" finanziari a parte, sono molti gli ostacoli che mentalità, prassi consolidate, tempi tecnici, norme vigenti possono limitarla – quanto di non provocare ferite che un eccessivo liberalismo laico può apportare al tessuto sociale d'Italia. La cui tradizione è e deve restare cristiana. (Egidio Todeschini*-Inform)

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* Missionario, giornalista, già direttore in Svizzera del Corriere degli Italiani, attualmente preposto alla Missione Cattolica Italiana con sede a Schaan, Liechtenstein. Sito Internet: http://www.donegidio.com/ E-mail: mcischaan@rol.ch


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