* INFORM *

INFORM - N. 119 - 17 giugno 2001

Convegno alla Farnesina promosso dalla Direzione Generale degli Italiani all'estero

Alla ricerca di un "modello europeo" per la comunicazione radiotelevisiva. Le iniziative della Rai a confronto con le esperienze degli altri Paesi

ROMA - Prima apparizione pubblica di Mirko Tremaglia quale ministro per gli Italiani nel mondo. L'occasione è data dal convegno che si è tenuto il 15 giugno alla Farnesina, promosso dalla Direzione Generale per gli Italiani all'Estero, su "La proiezione internazionale delle emittenti radiotelevisive: un modello europeo". Il dibattito, moderato dal Direttore generale ministro Carlo Marsili, ha consentito di passare in rassegna le esperienze dei Paesi europei dotati di emittenti televisive e radiofoniche pubbliche a diffusione internazionale. L'Europa - ha detto Tremaglia - s'incontra prefigurando un nuovo rapporto di cooperazione tra Stati e culture, che sappia riconoscersi in un possibile modello comune. Un modello europeo alternativo alla comunicazione d'oltreoceano oggi preponderante, in quanto l'Europa possiede un suo plusvalore culturale che può e deve esprimere e valorizzare.

Il confronto, naturalmente, si è focalizzato sulla proiezione esterna della RAI ed in particolare su Rai International. Tremaglia ha fatto riferimento al "formidabile bacino di utenza" costituito dai sessanta milioni di cittadini italiani e oriundi in ogni parte del mondo e al richiamo culturale e artistico del nostro patrimonio culturale. Ha ricordato le audizioni effettuate nella scorsa legislatura, quando egli presiedeva il Comitato per gli italiani nel mondo presso la Commissione Esteri della Camera, e l'esigenza - emersa nel corso di quelle audizioni - che ai contributi derivanti a Rai International dalle convenzioni con la Presidenza del Consiglio dei ministri si sommassero altri contributi da parte dei Ministeri degli Esteri, dei Beni Culturali, del Commercio Estero. Ha detto: "stiamo ancora aspettandoli", ed ha aggiunto che "da oggi tutto è cambiato: vi è una mia responsabilità diretta perché il Ministro per gli Italiani nel mondo è partecipe e garante di questi impegni".

All'informazione diretta ai connazionali sparsi nel mondo ha fatto riferimento anche Franco Narducci, Segretario generale del CGIE, definendo tale questione "la spina nel fianco del nostro sistema radiotelevisivo pubblico". Occorre reagire al modello nordamericano che avanza come un rullo compressore, difendendo la nostra cultura. Per l'Europa, dove la comunicazione televisiva si basa sui tre canali Rai, l'ente pubblico metta fine ad una serie di disfunzioni e criptaggi che alimentano il malumore dei connazionali. Oltreoceano occorre potenziare Rai International, recependo le situazioni di disagio segnalate continuamente dagli organi di rappresentanza dei connazionali all'estero. Infine, per quanto concerne l'ammodernamento strutturale, si devono attivare investimenti soprattutto sul versante delle trasmissioni radio, che devono raggiungere ovunque in modo efficace le nostre comunità.

Polemica interna alla Rai: Gamaleri indica le iniziative che caratterizzano la presenza Rai nel mondo. Magliaro le definisce "una babele".

Al direttore di Rai International Massimo Magliaro non è bastato che Gianfranco Gamaleri, consigliere di amministrazione della Rai, definisse Rai International "il fiore all'occhiello e il punto qualificante della Rai sul versante internazionale". Facendo riferimento alla tavola rotonda tenuta un anno fa, nella stessa sede, su "La Rai del Duemila per gli italiani nel mondo", Magliaro ha detto che "i problemi posti allora sono allo stesso punto e probabilmente hanno fatto qualche passo indietro".

Gamaleri ha elencato le varie iniziative dell'ente pubblico: estensione in chiaro del segnale analogico di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre in Europa; diffusione dei canali digitali captabili con un decoder (Rai Educational, Rai Sport, Rai News 24) e di altri sette canali tematici a pagamento; diffusione del segnale via Internet; Rai Med (canale mediterraneo con servizi e sottotitoli in lingua araba), Rai Lav (dedicato ai settori del lavoro e della formazione per la preparazione a distanza di immigrati o candidati all'immigrazione in Italia), accordo con la Tunisia per la ritrasmissione del segnale Rai.

Secondo Magliaro tale elenco dimostra che c'è "un grande scoordinamento della presenza Rai nel mondo, quasi una babele". Cambiare pagina significa investire su Rai International più che su "settori per così dire stravaganti". A suo avviso occorre un cambio di strategia: c'è stata - ha detto - una sottovalutazione da parte della Rai del mercato mondiale, costituito soprattutto dai circa 60 milioni di italiani nel mondo di cui una piccola ma significativa parte ha conservato la cittadinanza italiana e voterà per l'elezione del prossimo Parlamento. Ad essi si aggiungono gli stranieri interessati all'immagine e alla cultura italiana, non solo al made in Italy. Scarsa sensibilità, inoltre, per l'informazione di ritorno.

La requisitoria di Magliaro è proseguita affermando che Rai International è stata saccheggiata di risorse economiche e professionali e di competenze (si è creata Rai Med senza tenere in considerazione che le trasmissioni radio in lingua araba, gestite da Rai International, sono iniziate 75 anni fa). Se dobbiamo fare uno sforzo di concertazione a livello europeo per produrre un'immagine dell'Europa valida nel resto del mondo occorre avere soggetti chiari e unici: "la babele non porta da nessuna parte".

Sono seguiti gli interventi dei responsabili e rappresentanti di emittenti radiofoniche e televisive pubbliche di Francia, Germania, Gran Bretagna, Portogallo, Spagna e Turchia. Si è parlato di contenuti della programmazione e di diffusione delle trasmissioni per l'estero. Se l'Italia ha le sue comunità sparse nei vari continenti, con il problema delle seconde e terze generazioni che non parlano quasi più la lingua italiana (anche la Turchia ha comunità di lavoratori principalmente in Europa), la Francia e la Gran Bretagna si confrontano con grandi comunità francofone e anglofone costituite dalle ex colonie, mentre Spagna e Portogallo hanno quel grosso bacino d'utenza rappresentato dall'America Latina. Si è parlato anche delle risorse finanziarie: in posizione di vantaggio sembra sia la Deutsche Welle, ma anche le emittenti francesi e la Bbc britannica dispongono per le trasmissioni verso l'estero di maggiori risorse rispetto a Rai International. Preoccupazioni sono emerse per la questione dei diritti internazionali di diffusione e dei conseguenti criptaggi. Ne deriva l'esigenza di trovare delle soluzioni attraverso consultazioni tra le reti pubbliche e le istituzioni dei vari Paesi, per difendere il diritto dei cittadini europei a fruire delle reti nazionali a prescindere dal luogo di residenza.

Il dibattito: la requisitoria di Zoratto (CGIE) nei confronti della Rai e la risposta di Gamaleri

In apertura del dibattito, un'altra requisitoria, quella di Bruno Zoratto, presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE. Destinatario, come nel caso di Magliaro, il Consiglio di amministrazione della RAI rappresentato da Giampiero Gamaleri. La Rai - ha detto Zoratto - dispone per l'attività rivolta all'estero di pochi mezzi, che oltretutto vengono frazionati in una miriade di iniziative. Il segnale radio è del tutto assente: i comuni apparecchi radio non riescono a captarlo. Le convenzioni con la Presidenza del Consiglio assicurano una erogazione di 75 miliardi ma per realizzare il suo prodotto Rai International dispone di soli 27 miliardi. La Rai, che pure ha speso più di 50 miliardi per quattro puntate della trasmissione di Celentano, si deve rendere conto del suo obbligo, come ente pubblico, di provvedere in modo adeguato all'informazione italiana nel mondo. In Europa i programmi culturali, sportivi e per bambini vengono sistematicamente criptati, per cui in qualche caso, come è accaduto ad Anversa, il segnale Rai viene escluso da parte dei gestori della distribuzione via cavo. Per quanto riguarda l'informazione di ritorno, la Rai non tiene conto della potenzialità rappresentata da 400 testate scritte e radiotelevisive delle comunità italiane nel mondo.

Gamaleri ha replicato cogliendo l'occasione anche per rispondere al direttore di Rai International Magliaro. Ha ammesso che le disfunzioni non mancano. L'attuale Consiglio di amministrazione, tra le prime iniziative realizzate, ha "ripulito" Rai International da una situazione insostenibile sul lato dei costi: "forme di megalomania", ha detto, mentre i risultati restavano carenti. C'è stato un avvicendamento di dirigenti: Leone ha assolto il compito di riportare Rai International ad un rapporto costi-benefici ragionevole, consegnandola a Magliaro per l'avvio di una nuova fase di sviluppo. Per il segnale della radio, che vi siano disfunzioni non c'è dubbio: sono anche troppe le ambizioni e le lingue in cui si vuole tradurre il segnale italiano. Meglio sarebbe concentrarsi su alcune lingue invece di fare tanti programmi che non varcano neppure la soglia di casa.

Replicando a Zoratto che, (pur senza nominare il suo direttore Morrione) si era scagliato contro Rai News 24, Gamaleri ha difeso tale iniziativa: essa - ha detto - risponde ad una idea non disprezzabile, trattandosi di un prodotto già strutturalmente predisposto a viaggiare congiuntamente da una parte della Tv e dall'altra sul Web. Rai New 24 costituisce un progetto d'informazione completamente diverso da Rai International ma complementare. Ha affermato infine che il quadro della presenza Rai nel mondo può essere visto (lo hanno fatto Magliaro e Zoratto) come un caos; lui ritiene invece che si tratti di una serie di iniziative che esigono di essere maggiormente coordinate. In questa prospettiva - ha concluso - vedo l'impegno della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero degli Esteri e del Ministro per gli Italiani nel mondo.

Il dibattito ha visto l'intervento di un altro membro del Consiglio Generale degli italiani all'estero, Pietro Schirru (Australia). Ha posto in evidenza la questione dei costi degli abbonamenti per i circa duecentomila utenti dei servizi di Rai International in un paese, l'Australia, che penalizza, per l'assenza dei sottotitoli, la seconda e la terza generazione. Si pagano 700 mila lire all'anno per un palinsesto che è quello del Nord America e che quindi presenta i vari programmi ad orari incredibili. Sarebbe opportuno, anche per i costi sostenuti dagli utenti, un confronto con gli altri Paesi europei. (gc-Inform)


Vai a: