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INFORM - N. 117 - 14 giugno 2001

Trasversali alpine, sindacati europei a confronto

ZURIGO - Dopo il clamore politico che per un paio di anni ha infiammato la scena politica svizzera, le nuove trasversali alpine sono entrate da alcuni mesi in una fase esecutiva intensa dopo la realizzazione, sul versante nord e sud, dei cunicoli d’accesso occorrenti per "attaccare" il tracciato in galleria in più punti e consentirne la realizzazione in un arco di tempo accettabile. Realizzazioni procedute di pari passo con le installazioni delle infrastrutture di supporto e con le opere per il deposito e riutilizzo dell’enorme massa di roccia scavata nelle Alpi, che hanno imposto soluzioni di prim’ordine per contenere al massimo l’impatto ambientale e i disagi alla popolazione.

Per documentare il gigantismo del duplice asse ferroviario, quello del Lötschberg e del San Gottardo, bastano alcune cifre. La galleria ferroviaria di base del San Gottardo, con i suoi 57 chilometri, sarà la più lunga al mondo ed è costituita da due tubi unidirezionali a corsia unica, disposti a 40 metri l’uno dall’altro, collegati ogni 325 metri da gallerie "traversobanco". Le misure di sicurezza hanno priorità assoluta. Grazie a due scambi doppi, ubicati nelle stazioni multifunzionali, i treni potranno passare da un tubo all’altro, in modo che ogni galleria serva come emergenza per l’altra. La realizzazione di una "ferrovia di pianura" sulle nuove trasversali alpine consente una gestione economica del trasporto merci e di una forte riduzione del tempo di viaggio per il traffico passeggeri. Il punto più elevato della galleria di base del San Gottardo non supererà i 550 metri sul livello del mare, altitudine dimezzata rispetto al percorso attuale che si trova a 1150 metri.

Il ricorso a tecnologie e macchinari sofisticati per queste opere colossali, destinate a rivoluzionare il traffico ferroviario sull’asse europeo Nord – Sud, non elude la necessità di salde garanzie sul piano della sicurezza sul lavoro e del rispetto delle condizioni salariali e di lavoro.per le persone occupate nella costruzione dei trafori.

Di fronte alla complessità di tali processi i sindacati svizzeri ed europei avevano convocato un anno fa a Menaggio (Como), una Conferenza europea per affrontare insieme ai committenti, alle autorità e ai rappresentanti dei datori di lavoro le problematiche che traevano origine dalle diverse regolamentazioni nazionali confluite in un unico, grande cantiere. La provenienza delle imprese di costruzione che lavorano ai lotti già appaltati è infatti ampia: imprese svedesi, britanniche, tedesche, austriache, francesi e italiane si sono consorziate con imprese svizzere o hanno aperto proprie filiali in Svizzera per concorrere alla spartizione di una torta da 40 mila miliardi.

Il 7 e 8 maggio scorsi c’è stato il replay del secondo atto della Conferenza, sempre a Como, con una larga partecipazione dei sindacati europei (per l’Italia FILCA-CISL e FILLEA-CGIL), potendo disporre di conoscenze più ampie e avendo davanti la prospettiva dell’aumento delle maestranze a breve termine, visto che nei prossimi mesi saranno appaltati grandi lotti dei lavori, che porteranno gli occupati alla ragguardevole cifra di 2000 unità.

L’alto numero di personale impiegato e la durata dei lavori (12 anni) mettono in risalto l’importanza del rapporto con l’ambiente circostante, che si esplica nella convivenza e integrazione con la società ospitante. Obiettivi che evidenziano anche il ruolo delle lingue nazionali svizzere e del loro apprendimento, vista la composita rappresentanza del personale impiegato nei cantieri. Sul versante del tunnel di base del Lötschberg si registra una presenza del 25% di svizzeri, 21% di austriaci, 17% di tedeschi, 16% di portoghesi, 10% di italiani, e un 11% di altre nazionalità

Ma i temi caldi della Conferenza AlpTransit di quest’anno hanno riguardato in particolare tre questioni: l’applicazione delle direttive contrattuali, la sicurezza sul lavoro e la collaborazione tra i sindacati europei.

L’applicazione del contratto nazionale mantello svizzero (CNM) è fondamentale per i lavoratori dei cantieri dell’AlpTransit, che nella maggior parte dei casi giungono al seguito delle imprese straniere che hanno vinto le gare d’appalto di uno o più tratti dei lavori. Vi è un rischio reale di dumping sociale e salariale, con l’aggiramento delle norme svizzere che fissano i livelli contrattuali obbligatori minimi, e si contano già esempi concreti, approdati in tribunale, come insegna il caso dell’impresa austriaca AST SpA.

L’importanza dei controlli assume quindi contorni di particolare rilievo e sollecita con forza il ruolo delle commissione paritetiche preposte, ma anche degli strumenti e competenze ad esse attribuiti, rivelatisi insufficienti malgrado l’accresciuta attività di controllo e le sanzioni comminate. Un contributo decisivo in tal senso potrà venire dalle "commissioni di cantiere", che però, salvo pochi casi, devono essere ancora costituite.

Al riguardo, la risoluzione finale della Conferenza indirizza un richiamo energico ai datori di lavoro e ai committenti, invitati "al rigoroso rispetto delle direttive del CNM e della legge sul lavoro svizzeri, in particolare per quanto riguarda i salari e gli orari di lavoro, rispettivamente i piani di sciolta".

La seconda questione importante, la sicurezza sul lavoro, ha occupato ampio spazio nei lavori della Conferenza ed ha suscitato un dibattito intenso con i rappresentanti della SUVA, l’ente per l’assicurazione infortuni. Oltre tutto si è discusso della protezione della salute che rispetto alla prevenzione degli infortuni continua a godere minore considerazione pure a livello legislativo. Lo spunto per il dibattito è stato offerto anche dalle statistiche sugli infortuni e dai due incidenti mortali già avvenuti. Per farvi fronte, i sindacati hanno rivendicato l’esigenza di una larga tematizzazione del problema "sicurezza sul lavoro", con il coinvolgimento diretto dei lavoratori. In concreto si propone la "costituzione di commissioni per la sicurezza sul lavoro" operanti su entrambi gli assi delle trasversali alpine.

Sulla terza area di riflessione, la Conferenza ha ribadito la necessità di accordi di collaborazione sindacale per l’assistenza ai lavoratori dei cantieri AlpTransit, poiché nonostante la costituzione di una rete d’informazione tra i sindacati europei si deve prendere atto "che ciò non è stato sufficiente per impedire ad alcune grandi imprese europee di aggirare con metodi illegali, le direttive dei contratti collettivi svizzeri e della legge sul lavoro". (Franco Narducci*-Inform)


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