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INFORM - N. 117 - 14 giugno 2001

Politica migratoria in Germania. Prime proposte della Commissione Süssmuth

BERLINO - La Commissione Süssmuth, costituita dal governo tedesco per elaborare alcune linee di orientamento in materia di politica migratoria, sta per pubblicare ufficialmente un rapporto di 272 pagine. Alcune anticipazioni, tuttavia, sono già state presentate all’opinione pubblica. Le raccomandazioni riguardano prima di tutto la necessità di superare l’attuale chiusura nei confronti dell’immigrazione per lavoro e permettere, così, l’afflusso controllato di persone secondo gli interessi e le necessità del mercato del lavoro.

La Commissione consiglia per l’immediato futuro un afflusso annuo di 20'000 stranieri con le loro famiglie. La scelta di coloro che potranno ricevere un permesso a lungo termine sarà basata su un sistema di punti che privilegerà i giovani con una elevata qualificazione e terrà conto della loro capacità di inserimento nella società tedesca. In Germania, comunque, la maggior parte dell’immigrazione annuale avviene a motivo dei ricongiungimenti familiari, del diritto d’asilo e dell’afflusso di Spätaussiedler. Per quanto riguarda le famiglie e i richiedenti l’asilo non è possibile stabilire una quota massima di entrate. Tuttavia, la Commissione raccomanda di elaborare una strategia globale che tenga conto di tutti questi settori. Ogni anno il governo dovrebbe presentare al parlamento un piano per l’immigrazione, da stabilire insieme ad un "consiglio per l’immigrazione", un organismo in cui siano rappresentate le diverse forze sociali del paese.

Un’altra proposta della Commissione è la creazione di un Ufficio federale per l’immigrazione e l’integrazione, affiancato da un istituto di ricerca indipendente, che possa costantemente studiare il fenomeno migratorio. Importante, nel documento della Commissione, è l’ammissione dell’esistenza in Germania di un numero difficilmente calcolabile di migranti clandestini. La Commissione chiede che le scuole non siano obbligate a comunicare alle autorità la presenza di alunni i cui genitori sono senza permesso di soggiorno; lo stesso vale per gli uffici di assistenza sociale e per i medici che si trovano ad aiutare persone presenti illegalmente nel paese. Chi agisce per motivi umanitari non dovrebbe essere punito dalla legge. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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