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INFORM - N. 116 - 13 giugno 2001

L'europeismo tedesco e la politica dell'immigrazione. L’unità di intenti germano-angloamericana

ROMA - La Germania è favorevole, più esplicitamente di ogni altro partner, al voto per maggioranza nelle istituzioni europee. Nell’intervista su "Spiegel" il 4 dicembre scorso il cancelliere Gerhard Schroeder si dichiarò pronto, e lo ribadì successivamente, ad abbandonare l’unanimità nelle decisioni dell’Unione Europea sul commercio estero e sull’immigrazione. Quest’ultimo settore è senza dubbio il più arduo a partire proprio dalla Germania che ha il maggior numero di immigrati extracomunitari. Ciò fa onore alla coerenza dell’europeismo tedesco.

Nondimeno Schroeder si è rivelato il più filoamericano dei cancellieri tedeschi. Rivelatrici in proposito sono le affermazioni diffusamente raccolte dalla "Frankfurter Aligemeine Zeitung" di Francoforte testualmente riportate dal francese "Le Monde" del 21 gennaio. "L’unificazione dell’Europa ha cominciato con il Piano Marshall; la riuscita europea è anche il frutto di una intelligente costante politica estera degli Stati Uniti; infine, la riunificazione della Germania non avrebbe potuto realizzarsi se l'ex Presidente George Bush, il padre dell’attuale Presidente americano, non avesse sostenuto senza riserve il diritto del popolo tedesco a disporre di se stesso". Più palmare di così Schroeder non poteva essere.

Come riconosce Nicola Baverez sullo stesso quotidiano parigino del 26 maggio scorso, i più fedeli alleati degli Stati Uniti sono la Gran Bretagna e la Germania, non soltanto in Europa e per l‘Europa ma nel muovere il sistema finanziario mondiale (FMI, Banca Mondiale, OCM) e nei disegni di riforma dell’ONU. Ne sa qualcosa la diplomazia italiana che invano ha cercato di ritagliarsi una posizione sua in quest’ultimo campo.

L’attenzione tedesca per gli Stati Uniti, l’Inghilterra ed i Paesi di lingua inglese, Canada ed Australia, si vede anche dal numero dei suoi giovani nelle Università, nelle imprese, nelle banche; molti ritornano in Germania, molti altri rimangono in quei Paesi, offrono opportunità e motivi di più per combinazioni e fusioni imprenditoriali e bancarie. Si assiste ad una americanizzazione dell’economia tedesca senza complessi di inferiorità e ad una evoluzione del modello renano verso modelli anglosassoni. I gruppi Krupp, Thyssen, Mannesmann, Daimler-Benz, della Dresdner Bank, della Commerz Bank si sono ritrovati impegnati in fusioni complesse e delicate con gruppi di oltre Oceano. Il governo socialdemocratico di Schroeder le facilita, cercando nel contempo di riformare la cogestione, che è una istituzione tipicamente tedesca, di adattare il sindacato tedesco alle nuove prospettive, di introdurre il peso dei rappresentanti del personale nelle trattative di contatto e di combinazione con i gruppi nordamericani.

La politica dell’immigrazione tedesca raggiunge una certa ispirazione dagli Stati Uniti, laddove si è avuto negli ultimi tempi un drenaggio dei migliori cervelli forniti da un'immigrazione di scelta. Giovani indiani e pakistani, anche cinesi e coreani, sono privilegiati nei settori di punta negli Stati Uniti ed in Germania.

La Germania si orienta per una riforma accuratissima della formazione professionale e della qualificazione ai più alti livelli, comprensive della formazione e specializzazione degli immigrati. L’idea e di andare a cercarli e prepararli fin nei loro Paesi, di assicurarsi le migliori intelligenze giovanili fin dai loro nidi etnici.

Il pianeta immigrazione è un castello differenziato di molteplici istanze e di altrettante stanze. Ci si deve entrare con circospezione, con le necessarie diversificazioni ed insieme con immaginazione e genialità.

In quanto all’europeismo germanico, esso è reale e di impegno, ma occorre situarlo costantemente a lato degli Stati Uniti. (Alberto Marinelli-Inform)


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