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INFORM - N. 115 - 12 giugno 2001

G8 e Paesi poveri. Le briciole della vergogna

L’estate arriva, più calda che mai, torrida e affollata. I turisti si affannano già nel programmare i loro caroselli di mobilità, gli operatori sono indaffarati nel predisporre l’accoglienza. Il rito ripetitivo si conferma, i grandi supermercati del viaggio espongono i loro prodotti su scaffali sempre più virtuali, sempre più omologati. Ma questa sarà una estate calda, forse più calda del solito perché i mutamenti climatici sono ormai attestati anche da autorevoli scienziati. Qualcosa cambia nell’ecosistema e noi dobbiamo farci i conti. Ci riempiamo di condizionatori che refrigerandoci paradossalmente aumentano quei fattori di danno all’ecosistema, cercando di risolvere il problema lo aggraviamo. Siamo a volte insensati e sciocchi, non capisco se consapevolmente ma lo siamo inesorabilmente. Gli accordi di Kyoto sono ancora in ballo, e non vi è ancora certezza che si ponga rimedio al problema della diminuzione delle emissioni dannose nell’atmosfera. La nostra capacità di decidere e scegliere sembra cortocircuitata poiché asfissiata dai grandi gruppi economici, dai padroni del mondo: pochi attivi e con vulcanici business sempre in aumento vorticoso, sempre più irretiti in interdipendenze fatali. Sembra difficile, si, ma è fin troppo semplice capire che tutto dipende da semplici affari che arricchiscono i già ricchi ed impoveriscono sempre di più i già poveri.

Cinquanta bilioni di dollari, è la cifra complessiva degli interessi sul debito pubblico che i paesi poveri pagano annualmente alla Banca Mondiale. Debiti contratti per continuare a campare, o per stabilizzare i sistemi di regimi stravaganti, debiti che producono debiti (come i condizionatori d’aria).

Come è caldo questo giugno, come è arido qui nel sud.. A luglio i grandi si riuniranno a Genova, i piccoli resteranno nei loro paesi, molti manifesteranno per ricordare che al mondo non c’è solo il "denaro". Ma è il denaro che rende grandi i piccoli gruppi d’interesse e piccole le popolazioni della nostra terra? Chissà, se una briciola di buon senso potrà nutrire i capi di governo, chissà. Certamente di briciole si nutre un grande uomo, si chiama Alex Zanotelli, missionario in Kenya vive e soffre nelle immense baraccopoli, dove le briciole hanno il loro senso, sfamano e rendono la vita di tanti ostinata e resistente. Baraccopoli falcidiate dall’AIDS oggi anche dall’Ebola terribile virus mortale. Quando ripongo il mio tagliere del pane guardo a volte quelle briciole rimaste, sono il pianto del benessere, i nostri avanzi di senso. Sono forse residui della nostra inconsapevolezza? O meglio granelli di incoscienza quotidiana che ci fanno riflettere? Sono i segni 'fastidiosi della nostra opulenza. Mi immagino la austera figura di padre Zanotelli con la sua collana di semi che seduto al tavolo dei G8 mostra nella mano queste briciole. Venite, venite in Kenya signori, venite a discutere nelle baraccopoli, dove il mondo sembra essersi fermato ma l’umanità resiste e vive con ostinazione, perché la vita è il suo obiettivo. Penso che se fosse stato possibile una così straordinaria partecipazione, il grande padre Alex avrebbe detto queste cose, ed andandosene avrebbe posato sul tavolo delicatamente quelle misere briciole, le briciole della vergogna. (Massimo Pillera-Inform)


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