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INFORM - N. 111 - 7 giugno 2001

Immigrati e qualità della vita in una ricerca del Cnel

ROMA - Provengono da 45 paesi diversi: il 28,7% dall'Oriente, il 22,4% dall'Africa subsahariana e centrale, 19,1% dall'Europa dell'Est, il 13,5% dall'America centrale e latina, il 12,2% dal Nord Africa. Hanno in media 37 anni e da circa 9 vivono in Italia. E' questa la fotografia degli immigrati nel nostro paese, che emerge dalla ricerca commissionata alla Fondazione Silvano Andolfi dall'Organismo nazionale del Cnel di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri e dal Dipartimento per gli Affari sociali e presentata oggi a Villa Lubin.

L'indagine, condotta su un campione di 460 persone appartenenti a 230 nuclei familiari, analizza la qualità della vita delle famiglie immigrate in Italia. La stragrande maggioranza (94,3%) degli immigrati dichiara di avere un regolare permesso di soggiorno, nel 47,3% dei casi vivono nella stessa città da quando sono arrivati in Italia, mentre il 33% si è già spostato. Quasi la metà (47,8%) sono immigrati da soli, mentre il 43% con i familiari. Accanto ai motivi economici (38,6%), l'emigrazione è dovuta per il 27,6% a un ricongiungimento familiare, per il 10,5% a un progetto esistenziale e per il 9,6% a problemi socio-politici: questi ultimi spingono soprattutto gli immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall'Europa dell'Est, mentre gli orientali sono mossi soprattutto da motivi economici.

Per quanto riguarda la decisione di emigrare, il 56,3% dichiara di essere stato sostenuto dalla propria famiglia, che solo per il 26,6% non era d'accordo. Ed è proprio l'assenza dell'affetto familiare la carenza che viene avvertita dalla maggior parte degli immigrati (89,6%), ma nonostante la lontananza per il 46,5% i rapporti non sono cambiati o addirittura (26,9%) sono migliorati; inoltre il 64,8% degli intervistati è convinto che la loro vita sarebbe migliore se la famiglia d'origine si trasferisse in Italia. Il 52,4% pensa che un giorno tornerà nel proprio paese. Il 42% degli immigrati ha incontrato difficoltà di adattamento all'arrivo in Italia, in particolare per la lingua (23%), ma il 44,4% dichiara di averle superate. In particolare, frasi offensive e atteggiamenti intolleranti hanno contribuito per il 36,3% a farsi sentire uno straniero, ma il 70,4% da quando è in Italia non ha mai avuto paura che potessero fargli del male. In generale, la vita per il 76,3% è cambiata: in meglio per il 41,5% ma in peggio per il 19,3%. A spingere gli immigrati a restare in Italia è innanzitutto il lavoro (35,7%) e al secondo posto la presenza della famiglia (25,3%).

Gli intervistati hanno un titolo di studio medio-alto: il 41,6% ha un diploma e il 14,4% la laurea. Solo il 16,7% dichiara di non svolgere alcun lavoro in Italia, mentre l'83,3% pratica un'attività trovata nel 56,7% dei casi grazie a conoscenze e nel 26,6% da soli: il 34,5% un lavoro manuale non qualificato, il 12,6% un lavoro manuale qualificato, il 13,5% è un piccolo imprenditore, il 10,1% ha un impiego di basso livello, il 4,7% di livello medio e il 5,4% è un professionista. L'occupazione è stabile per il 67,1% e saltuaria per il 17,8%. L'88,2% degli immigrati è iscritto al Servizio sanitario nazionale.

L'84% delle coppie intervistate si sono sposate nel paese di origine, in media 11,7 anni fa e hanno 2 figli nati per il 44,3% in Italia. Il 94,8% dei bambini di genitori immigrati frequentano scuole pubbliche, non hanno avuto difficoltà di inserimento e per tutti l'istruzione è un valore importante. Il 79,2% vive in appartamenti condominiali (di 68 mq in media, occupati da circa 5 persone) e il 75,9% in affitto regolare, mentre il 9,8% è proprietario della casa dove risiede. La maggior parte degli intervistati (57,1%) è soddisfatto della propria abitazione, che nel 33,2% dei casi è tuttavia peggiore di quella del paese d'origine e nel 28,7% migliore. L'82,9% non è mai stato in un dormitorio, piuttosto è capitato al 59,8% di coabitare con estranei. Quanto al tempo libero, pochi lo passano in luoghi di ritrovo (23,2%), si preferisce frequentare amici (35,4%), connazionali e italiani. Più della metà (56,6%) possiede un mezzo di locomozione. Infine, la religione è un valore fondamentale per il 73,1% degli intervistati.

E' proprio nella vita familiare - quella di origine e quella che si forma o si ricompone nel nuovo paese - che si confrontano quotidianamente culture diverse e avvengono i processi di mediazione più significativi. La ricerca presentata oggi offre dunque lo spunto per riflettere sull'urgenza di un salto di qualità nelle politiche di integrazione sociale, che non considerino più l'immigrato solo come individuo, ma assumano la sua famiglia come soggetto sociale di riferimento per individuarne e contribuire a soddisfare i bisogni. (Inform)


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