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INFORM - N. 109 - 5 giugno 2001

Giorgio Mauro (CGIE Olanda): riprendere il discorso sui Comites

AMSTERDAM - La consuetudine del ritardo nelle procedure di assegnazione dei contributi ai Comites da parte del Ministero degli Esteri si ripresenta in modo identico, così come in passato, anche quest’anno.

Siamo a metà dell’ultimo anno di gestione piena dei Comitati – l’anno prossimo dovrebbero esserci le elezioni per il loro rinnovo – e le difficoltà di rispettare i programmi di lavoro appaiono anche stavolta come un muro messo lì apposta a rendere ogni cosa più complicata e difficile. Come sempre la colpa sembra essere proprio dei Comites, i cui bilanci non arrivano in tempo agli organi di controllo centrali, oppure intraprendono viaggi di andata e ritorno per adempiere a richieste di aggiustamenti formali che alla fine sembrano essere fatti apposta per rendere ogni cosa difficile da realizzare. Negli anni scorsi, qualche Consolato si dimenticò di inviare i bilanci al Mae e più di un Comites restò senza contributo – assegnato invero l’anno dopo con l’accompagnamento dell’ennesima richiesta di ristesura della necessaria documentazione.

Insomma, l’insieme di quanto attiene ai bilanci è un freno ed un calvario per chi è impegnato in questi Comitati, difficili da gestire nei rapporti con la gente, sopravvalutati dalle comunità emigrate che li vorrebbero meglio vedere come propri strumenti di testimonianza di difficoltà e di richieste, snobbati dalle forze politiche che li lasciano privi di un ruolo definito, considerati con rispetto formale dal solo Ministero degli Esteri che però, quale primo organo di controllo, finisce proprio con la vicenda contributi col condizionarne il processo di acquisizione di funzioni precise all’interno della comunità .

A che cosa servono i Comites? La domanda rimbalza ormai da tre lustri e - a parte qualche benevola iniziativa di parte – di indagini vere e proprie sul loro funzionamento ed il ruolo che giocano all’interno delle comunità emigrate, non ce ne sono state. Di certo c’è soprattutto che la spinta primaria a sostegno dei Comites sono il volontariato, la voglia di partecipare, la difesa della democrazia, il benessere delle comunità emigrate, il miglioramento dei rapporti con l’Italia. Nelle sue dimensioni più appariscenti quanto sopra lo abbiamo visto soprattutto nei grandi incontri che il CGIE nei suoi due mandati ha promosso in giro per il mondo ed in Italia e che hanno fatto piovere sui Comitati lodi e riconoscimenti il cui eco si è spento ben presto. Sarebbe però bene riprendere questo discorso e nessuno meglio del CGIE lo può fare. Accanto ai grandi progetti dell’autunno, dalla Conferenza Stato - Regioni-Province Autonome e CGIE ed ai comitati sui piani paese/scuola destinata ai figli degli italiani emigrati, alle commissioni tematiche e alle riunioni continentali sarebbe bene decidere di chiudere la riflessione sui Comites e, perché no, anche come estremo tentativo di convincere il Parlamento a modifiche più pregnanti sulla riforma della legge istitutiva. Tenendo a mente che i Comites sono comitati eletti a suffragio universale e che come tali dovrebbero essere messi in condizione di assolvere adeguatamente al loro compito di rappresentanza. La richiesta sembra logica: se i comitati servono, vanno migliorati; se non servono, se ne può fare a meno.

La sola novità davanti ai Comites è oggi rappresentata dalla nuova situazione politica in cui dopo il 13 maggio è venuto a trovarsi il nostro Paese. Ieri quasi tutto si bloccava davanti a volontà politiche difformi, spesso in antitesi, a fronte delle richieste degli italiani emigrati all’estero. Oggi, la strada delle riforme che interessano Comites e CGIE può essere meno frastagliata. Al solo scopo, dal nostro punto di vista di emigrati italiani all’estero, di rendere più ricco e proficuo il rapporto reciproco tra Stato e cittadini. (Giorgio Mauro*-Inform)

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*Consigliere nel CGIE per gli Italiani in Olanda e membro del Comites di Amsterdam.


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