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INFORM - N. 108 - 4 giugno 2001

L'editoriale del direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

La Repubblica compie 55 anni

Gli italiani all'estero celebrano la Festa della Repubblica. Ma questa Repubblica ha un debito che non solo non ha saldato, ma che ha addirittura dimenticato.

BUENOS AIRES - La Repubblica Italiana compie 55 anni. Nacque il 2 Giugno 1946, dal referendum col quale il popolo italiano decise di porre fine alla monarchia dei Savoia che 98 anni prima avevano avviato il processo di Unità d'Italia che si sarebbe completato settanta anni dopo con la Prima Guerra Mondiale. Trascinata nella guerra dal regime fascista, la monarchia non potè sopravvivere ad esso quando le disastrose conseguenze del secondo conflitto mondiale si abbatterono sullčItalia.

Il panorama non poteva essere peggiore. L'infrastruttura e gli impianti industriali distrutti, le campagne abbandonate, tante abitazioni rase a suolo o danneggiate, tante migliaia di ex combattenti che ritornavano dal fronte, malati, feriti, avviliti. Le famiglie disperse o distrutte. Mancava il lavoro e il cibo era insufficiente.

Nacque la Repubblica, basata sui principi democratici, basata sul lavoro, come proclama la sua Costituzione. Un gruppo di dirigenti tra i quali spiccava Alcide De Gasperi, riuscì a trascinare l'Italia fuori dalla disperata situazione, anche grazie alla sua scelta di allineamento con le democrazie occidentali, conquistando così i massicci aiuti del Piano Marshall per la ricostruzione dell'Europa.

Ma nell'Italia distrutta dalla guerra non c'era posto per tutti. La giovane Repubblica aveva bisogno di tanti sacrifici e tra essi anche quello tristissimo dell'emigrazione per milioni di italiani.

Furono loro che pareggiando prima e superando dopo con le loro rimesse i contributi del Piano Marshall, finanziarono i primi difficili anni della Repubblica. Difficili assai per chi rimaneva, perché mancava quasi tutto e la giovane democrazia era assediata da forze totalitarie che pretendevano alcune un ritorno al passato, altre una salto nelle totalitarie democrazie popolari che si erano abbattute sull'Est europeo, ai confini dell'Italia. Difficili per chi rispondendo all'invito dall'alto, era costretto allčemigrazione: "Chi può emigrare lo faccia, ­ ricordano alcuni connazionali nelle loro lettere ­ e un giorno, l'Italia ve ne sarà grata". Furono milioni di cui oltre 500mila lasciarono la terra natia per venire in Argentina.

Passarono gli anni. Arrivò prima la citata svolta del '48, quando la coalizione allora governante, che comprendeva tutte le forze che si erano opposte al fascismo, si divise in due gruppi, uno attorno alla Democrazia Cristiana, l'altro attorno al Partito Comunista. Il popolo italiano scelse la Dc e i suoi alleati, che governarono ininterrottamente per quarant'anni. Arrivarono il miracolo italiano, alla fine degli anni Cinquanta e gli inizi dei '60, l'Oscar della stabilità per la lira, le grandi conquiste sociali, lo sviluppo culturale, il boom economico, le grandi opere di infrastruttura, il progresso economico che alla fine degli anni settanta portò lčItalia a far parte del ristretto gruppo delle grandi potenze industriali.

Ci furono certo momenti bui, come la sfida del terrorismo al cuore dello Stato, con le stragi e gli omicidi dei gruppi eversivi neri e rossi. Ci furono anche episodi di corruzione che portarono alla crisi del sistema a partire dall'offensiva della magistratura contro la così chiamata "tangentopoli" agli inizi degli anni '90. Nel frattempo era mutato profondamente lo scenario internazionale con l'implosione dell'Unione Sovietica, portando ad una crisi dei partiti italiani tradizionali. Oggi non esistono più la Democrazia Cristiana, esplosa in una miriade di partiti minori. Stessa sorte ha subito il Partito Socialista e in minor misura il vecchio Pci, diventato Democratico di sinistra, ma perdendo alcuni rami a sinistra: Comunisti italiani e Rifondazione comunista. Cčè stato un cambiamento profondo dal punto di vista ideologico sia degli ex comunisti che degli ex fascisti, che hanno riconosciuto i torti del passato.

Al di là della crisi economica e istituzionale degli anni '90, la Repubblica Italiana, nel frattempo diventata Seconda Repubblica, continua ad essere uno dei Paesi più progrediti socialmente, più sviluppati economicamente e in cui si vive meglio e di più.

Di tutti questi successi gli italiani all'estero si sentono giustamente orgogliosi e partecipi. Sanno bene quanti sacrifici hanno fatto i loro fratelli in Patria prima di raggiungere tali traguardi. E per questo motivo celebrano, come celebra la collettività italiana nelle grandi e piccole città dell'Argentina, la Festa della Repubblica. Come lo hanno fatto da anni, anche quando in Italia non si celebrava più. Perché per gli italiani all'estero, la Festa della Repubblica è la festa della rinascita dell'Italia, che loro non hanno mai dimenticato.

Ma questa Repubblica ha un debito che non solo non ha saldato, ma che ha addirittura dimenticato.

Si tratta del debito con i suoi figli emigrati. La parità che ad essi ha riconosciuto nel suo testo costituzionale è rimasta lettera morta. Cinquantacinque anni non sono stati sufficienti per trovare il modo di far votare gli italiani allčestero. Cinque decenni non sono stati sufficienti perché l'Italia avesse una struttura consolare adeguata al numero degli italiani residenti oltreconfine. Oltre mezzo secolo non è bastato perché l'Italia riuscisse a capire chi sono gli italiani residenti all'estero, cosa hanno fatto nei paesi che li hanno accolti, cosa possono offrire loro e i loro figli alla terra dčorigine, di che cosa hanno bisogno nei diversi paesi di residenza. Undici lustri non sono stati sufficienti perché l'Italia avesse una politica per i suoi connazionali all'estero. In questo campo la classe politica italiana, della Prima e della Seconda Repubblica, che così in alto ha portato l'Italia, è rimasta al '46. Ancora ci dice, dovete partire, non c'è posto per voi.

Il Presidente Ciampi ha ripristinato le celebrazioni della Festa della Repubblica. Potrà la classe politica ripristinare i rapporti con gli italiani allčestero e saldare l'annoso debito morale? (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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