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INFORM - N. 106 - 31 maggio 2001

Il discorso di insediamento del Presidente Casini.

La legislatura che si apre dovrà dedicarsi al rinnovamento delle istituzioni, appuntamernto che troppe volte abbiamo disatteso. Gli italiani all'estero "elettori del prossimo Parlamento".

Onorevoli colleghi!

nel momento in cui assumo l'alto incarico a cui mi avete chiamato, desidero in primo luogo ringraziare coloro che mi hanno proposto e votato, e cioè i parlamentari della Casa delle libertà, e il loro leader, Silvio Berlusconi, e chi, con scelta egualmente rispettabile, non ha ritenuto opportuno esprimersi favorevolmente. Rivolgo un riconoscente saluto al Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, che rappresenta per tutti gli italiani un sicuro punto di riferimento morale e politico, una garanzia di scrupoloso rispetto della Costituzione.

Associo a questo saluto gli ex Presidenti della Repubblica, Giovanni Leone, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, che hanno servito lo Stato in momenti spesso difficili, e naturalmente il Presidente del Senato della Repubblica, Marcello Pera, con cui sono certo avremo proficui ed intensi rapporti di collaborazione. Un pensiero ed un apprezzamento per lo straordinario lavoro ed il grande dinamismo che ha impresso alla nostra Camera dei deputati va al mio predecessore, Luciano Violante, che certamente sarà anche in questa legislatura un grande protagonista della politica e del Parlamento.

Sono uomo di parte, fiero della mia identità politica, ma consapevole che esistono esempi grandi e rigorosi di Presidenti della Camera dei deputati a cui poter attingere: la mia memoria corre in queste ore a chi concorsi ad eleggere, come giovane parlamentare, nell'ormai lontano 1983, a chi seppe presiedere questa Assemblea sempre con rigore ed imparzialità, donna di parte ma rispettosa di tutti, e cioè all'indimenticabile Nilde Iotti.

Credo che oggi come allora il nostro obiettivo debba essere quello di distinguere tra le grandi e forti passioni politiche ed il comune tessuto istituzionale.

Ci si può, ci si deve battere con vigore, talvolta persino con asprezza, per le proprie convinzioni, ma si deve anche cercare e trovare sempre un comune terreno nel quale maggioranze e opposizioni possano parlarsi, dialogare, riconoscere qualcosa di sé anche nell'avversario più remoto. Conciliare la partigianeria politica ed il sentimento delle istituzioni è il dovere più difficile, ma anche più necessario.

La legislatura che si apre dovrà dedicarsi al rinnovamento delle istituzioni, appuntamento che troppe volte abbiamo disatteso. La lentezza dei nostri ingranaggi pubblici è in contrasto con la velocità delle decisioni che ogni giorno vengono prese nell'economia della società globalizzata. Rimettere lo Stato al passo con i tempi, e soprattutto al passo con i suoi cittadini, sarà un impegno cruciale di questo Parlamento.

Penso ad esempio al federalismo che non sia fatto solo di regioni, ma che valorizzi le municipalità e le autonomie. Un federalismo che sia vissuto insieme dal nord e dal sud: dal nord come una libertà più piena e dal sud come una solidarietà più vera.

Abbiamo alle spalle una campagna elettorale nella quale i cittadini hanno scelto tra due proposte di Governo nettamente alternative. Il bipolarismo ha contribuito a rendere gli elettori più forti, più decisivi nel loro rapporto con la politica, ma questa alternatività nelle scelte può mettere le radici solo alla condizione di trovare nel rispetto dell'avversario la sua misura e il suo limite. Il voto degli elettori ha già fissato precisi doveri e responsabilità.

C'è un diritto della maggioranza a governare. C'è un diritto dell'opposizione a controllare. E ci sono doveri a cui nessuno di noi si può sottrarre. Il primo che abbiamo di fronte è quello di non tradire mai il mandato che abbiamo chiesto e ottenuto.

Sono fiducioso che questa legislatura non sarà minata dal male oscuro del trasformismo, e che ognuno di noi siederà fino alla fine sui banchi delle proprie convinzioni politiche. Se sarà così, potremo dire che abbiamo percorso un altro tratto di strada del nostro rinnovamento istituzionale.

La maggioranza e l'opposizione sono chiamate a rendere più forte la Repubblica italiana nata da una lotta di liberazione di cui ormai oggi tutti in quest'aula riconoscono il valore fondante della nostra democrazia e della nostra libertà. Più forte vuol dire innanzitutto più consapevole di sé, più orgogliosa della sua storia, più capace di coltivare le sue diverse memorie. Ognuno di noi, in quest'aula e fuori, ha retaggi differenti e magari contrapposti. Ma accanto a queste differenze credo sia doveroso cercare di riconoscere quello che abbiamo in comune, quello che forma il nostro carattere, la nostra identità nazionale.

Sono tra quanti credono che vi sia una radice cristiana nella nostra identità nazionale. Una radice che non nega ovviamente la laicità dello Stato e il diritto di coltivare opinioni e fedi, le più diverse. In essa vedo semmai quei valori di solidarietà, di attenzione al prossimo, di amore verso i più deboli che sono parte fondamentale del carattere italiano.

Rivolgo un deferente saluto a Giovanni Paolo II, un papa straordinario venuto da lontano, una voce che parla ai nostri cuori e si fa ascoltare da tutte le culture anche le più distanti.

La legislatura che abbiamo alle spalle è stata positivamente caratterizzata da alcune convergenze sulle politiche europee e internazionali. Avremo ancora bisogno di quel filo comune con cui sono state tessute molte delle decisioni degli anni passati, e tanto più ne avremo oggi perché l'Europa si trova ad un doppio bivio: quello del suo allargamento ad est - un dovere a cui corrispondere - e quello della sua più stretta integrazione.

Io credo molto che si debba ridare slancio ad un'Europa dei popoli e delle nazioni; un'Europa che non si nutra solo del dialogo intergovernativo, ma che riconosca alle sue istituzioni una più ampia sfera di autonomia e sovranità.

Il Presidente Ciampi ha indicato l'obiettivo di una Costituzione europea. Si tratta di una meta alta e nobile, che impegnerà tutta la nostra generazione politica. Lungo questo percorso dovremmo dare nuova identità alle istituzioni comunitarie in cui è impegnato, in un ruolo di alta responsabilità, un'importante personalità italiana come Romano Prodi.

Una proposta personale: mi pare maturo il tempo per riflettere se realizzare in Europa una seconda Camera formata dai rappresentanti dei Parlamenti nazionali. Una Camera nella quale le volontà politiche dei singoli paesi si leghino più saldamente tra di loro e concorrano più direttamente a quella casa comune europea che resta l'ambizione più alta, ed insieme l'investimento più lungimirante, della politica estera del nostro paese da De Gasperi in poi.

Onorevoli colleghi, quando per la prima volta sono entrato in quest'aula con molti di voi, la Democrazia cristiana guidava il Governo ed interpretava larga parte del paese. Sarà la storia, ovviamente, a giudicare quell'esperienza e quella politica. C'era però in quegli anni, da una parte e dall'altra, un'intensa passione civile e politica. Nessuno, credo, possa rimpiangere gli anni della guerra fredda e del muro di Berlino e non sarò io di certo a farlo. Mi piace però ricordare che anche nei momenti più difficili della nostra convivenza democratica abbiamo potuto coltivare i nostri valori, riconoscerci nelle nostre bandiere ed incamminarci verso la nostra trasformazione.

Di quella libertà, di cui oggi siamo tutti beneficiari, alcuni furono protagonisti allora con più coraggio e più lungimiranza; riconoscere i torti e le ragioni di quegli anni, di quelle controversie, non vuol dire riaprire ferite che sono e debbono essere in gran parte rimarginate. Vuol dire più semplicemente cercare di costruire il futuro del nostro paese su una visione più equa e più giusta di quello che è stato il nostro passato.

Nel terminare questo mio indirizzo di saluto, voglio ricordare calorosamente gli italiani residenti all'estero, che sentono immutato e forte il loro vincolo e legame con l'Italia. Ad essi, finalmente elettori del prossimo Parlamento, dovrà rivolgere la propria attenzione la Camera dei deputati con il completamento delle apposite normative.

Un saluto riconoscente ai militari italiani impegnati nelle missioni internazionali di pace. Ai nostri ragazzi, che in queste ore operano nella ex Jugoslavia, in Albania, in Eritrea, in Etiopia, va la riconoscenza di tutta la nazione.

Un grazie alle forze dell'ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, che vigilano sulla sicurezza di tutti gli italiani, presidio determinato e sicuro della legalità e delle istituzioni.

Ai magistrati ed agli avvocati italiani il più alto apprezzamento per il loro ruolo di garanti della libertà di tutti e l'auspicio che la nuova legislatura possa finalmente rispondere all'esigenza dei cittadini di avere una giustizia più efficiente.

Non posso dimenticare in questa circostanza le vittime cadute per il terrorismo e la mafia: grazie al loro sacrificio lo Stato ha retto e l'Italia non ha ceduto. Con loro e i loro familiari, troppe volte dimenticati, abbiamo contratto un debito di riconoscenza che estendiamo a quanti, nel silenzio e con semplicità, ogni giorno dedicano la propria vita agli altri, nel volontariato, nell'assistenza e nell'educazione dei nostri figli. Esempi di un paese pieno di buoni sentimenti e di valori che raramente ottengono i riflettori della cronaca.

Infine, consentitemi, un personale saluto alla città di Bologna dove sono nato e cresciuto. Come tutti i bolognesi, mi affido anche io alla protezione della Madonna di San Luca, confidando nel suo aiuto per svolgere con serena imparzialità e rigore il mio mandato di Presidente della Camera dei deputati. (Inform)


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