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INFORM - N. 104 - 29 maggio 2001

RASSEGNA STAMPA

Una intervista del ministro degli Esteri Dini al "Sole 24 Ore". Abbiamo fatto miracoli. Lasciamo in dote l’autorevolezza

ROMA - In cinque anni e soprattutto dopo la partecipazione all’intervento militare in Kosovo, "abbiamo fatto miracoli", assicurato una credibilità internazionale che l’Italia non conosceva da tanto tempo. Si tratta di un patrimonio prezioso che il nuovo Governo dovrà riconoscere, conservare gelosamente rafforzare nell’interesse del Paese. Quanto alla capacità di proseguire queste politiche "valuteremo dai comportamenti", dal primo impegno del G8 di Genova e dalle scadenze europee a cominciare dal processo di allargamento ad Est. Così la pensa Lamberto Dini, appena tornato da Shangai dove ha partecipato al vertice Asem (Paesi europei e dell’Asia), prosecuzione di un dialogo tra blocchi regionali. Per lui sono gli ultimi giorni da ministro degli Esteri nel centro-sinistra, anni difficili ma fruttuosi.

D. Ministro Dini, pensa che il nuovo Governo Berlusconi potrà garantire la tanto attesa continuità in politica estera?

R. "L’Italia si deve presentare all’estero come un Paese unito. Proprio per garantire questa continuità, negli ultimi anni c’è un contatto costante con le commissioni parlamentari. Io ho svolto 59 audizioni parlamentari e i quattro sottosegretari circa 200. Siamo riusciti a registrare gli indirizzi parlamentari e costruire una politica il più possibile "bipartisan" che riflettesse l’interesse nazionale. È stata una politica vincente per la missione Alba, per l’intervento in Kosovo e per l’allargamento della Nato.

L’Italia è diventata un Paese sempre più credibile e un partner affidabile nell’Unione europea e nella Nato. Ma, oltre a questo, i Governi di centro-sinistra hanno anche realizzato grandi progressi nella stabilizzazione economico-finanziaria. Davvero abbiamo fatto miracoli perché nel ’98 non erano in molti a scommettere sul nostro ingresso nell’Euro. Ma la Finanziaria del ’97 garantì quella stabilità economica e monetaria per cui le imprese dovrebbero valutare anche il fatto che oggi hanno la possibilità di accedere al credito ai tassi più bassi da 30 anni a questa parte e ciò vale una forte riduzione delle imposte. Insomma, lasciamo in eredità un grande patrimonio, una base solida che si tratta di mantenere e rafforzare".

D. Tuttavia la presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi è stata guardata con diffidenza dalla stampa europea...

R. "Un conto sono le dichiarazioni, un altro i comportamenti. Anche quando altri 14 Governi decisero di adottare in Europa misure restrittive contro Haider ho sempre mantenuto una posizione diversa perché credo che un Governo debba essere valutato per i suoi comportamenti e non in base alle dichiarazioni fatte in campagna elettorale. Anche nel caso italiano il nuovo Governo dovrà essere giudicato per le misure che adotterà".

D. Una riserva di giudizio che vale anche per le dichiarazioni di Giulio Tremonti secondo il quale prima di dare il via libera all’allargamento occorrerebbe sviluppare il nostro Mezzogiorno?

R. "Ci sono delle decisioni già prese in favore dell’allargamento. Si tratta di un obiettivo di portata storica per costruire un’Europa nella quale non vi sia più il germe del conflitto e della separazione. Il processo sta andando avanti ma solo nel 2004 i primi dei dodici Paesi in lista di attesa potranno entrare. Un processo così lungo è inevitabilmente fonte di tensione e dobbiamo mettere nel conto che vi saranno dei problemi anche perché l’allargamento comporterà una revisione dei bilanci comunitari nonostante le prospettive finanziarie comunitarie siano delineate fino al 2006. Ciò vuol dire che bisognerà ridiscutere di politica agricola e fondi strutturali. Ma l’Italia ha un reddito pro capite superiore alla media comunitaria e non potrà venire meno al principio di solidarietà verso i nuovi Paesi. Ciò detto capisco le osservazioni di Tremonti il quale teme che le risorse Ue vengano dirottate verso i Paesi dell’Est. Queste preoccupazioni non possono però far ritardare l’allargamento ma semmai sollecitare nuove regole nella distribuzione dei fondi".

D. Il primo grande appuntamento internazionale del Governo Berlusconi sarà il G8 di Genova. Sarà quello il banco di prova per la continuità nelle scelte europee ed atlantiche?

R. "L’agenda del G8 con tutti i numerosi temi che ne fanno parte è stata costruita negli ultimi mesi e ci sono pochi margini di manovra per il nuovo Governo anche se l’elemento di novità di questo G7-G8 sarà il fatto che molti dei capi di Stato e di Governo si vedranno a Genova per la prima volta e vorranno quindi avere un dialogo franco su molti argomenti. Del resto anche a Napoli nel ’94 ero ministro del Tesoro e Berlusconi si era insediato da poche settimane ma tutto andò bene". (Gerardo Pelosi)


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