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INFORM - N. 101 - 25 maggio 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Inas day del 6 giugno e scenari politico-sociali

ROMA - Quando questo numero del notiziario giungerà agli amici connazionali all’estero, il nostro patronato e i suoi operatori sociali saranno impegnati per una festa che abbiamo voluto chiamare "Inas day" (il 6 giugno) non per un vezzo internazionalista alla moda, ma proprio per sottolineare, con l’uso della lingua che è di fatto la "koiné" del nostro tempo, che la nostra attenzione e le nostre capacità di servizi si rivolgono non solo ai lavoratori italiani, in patria e fuori, ma anche a chiunque, di ogni razza, credo e nazione, abbia bisogno di avere al suo fianco il sostegno di una tutela impegnata e competente, a difesa dei suoi diritti e delle sue giuste aspettative.

Ma c’è un’altra osservazione che ci piace condividere con gli amici. Ed è la riprova di come la vita e l’attività di una grande organizzazione di lavoratori e delle loro famiglie, proceda con un ritmo costante che trapassa con serenità e fermezza di comportamenti e gli eventi, anche importanti che si producono nello scenario generale, a cominciare dallo scenario politico.

Le elezioni italiane del 13 maggio scorso hanno provocato un profondo mutamento negli assetti istituzionali. C’è chi ha rilevato come sia la prima volta, in 140 anni di storia unitaria, che un governo e una maggioranza uscente non vengano riconfermati in libere elezioni.

E anche questo, al di là di ogni giudizio di merito, segna una tappa, nelle vicende di una democrazia matura, in un paese "normale".

Ma non solo la festa dell’Inas che più direttamente ci riguarda e ci coinvolge bensì tutta la vita della Cisl, procedono senza turbamenti e scosse mentre di prepara il XIX congresso nazionale che vuole incitare la nostra confederazione e i suoi oltre 4 milioni di soci ad "abitare il futuro": come recita lo slogan che abbiamo scelto. E pure questo è un segno di "normalità" che ci riguarda, pur in un contesto difficile e avverso in cui ci muoviamo come lavoratori e come sindacati. Alludiamo alle lotte e alla mobilitazione per i rinnovi contrattuali di importanti categorie che contano oltre 6 milioni di addetti, a cominciare dai metalmeccanici.

Normalità e serenità non significano dunque né passività, né indifferenza: meno che mai rassegnazione. Anche nel mondo dell’emigrazione, prima o dopo le elezioni, abbiamo assistito ad esternazioni, talvolta esaltate, spesso strumentali, e a forzature sia "pro destra" che "pro sinistra". Cosicché ora i connazionali e i concittadini non avranno difficoltà a riconoscere alla Cisl e all’Inas quelle doti di equilibrio che sono la nostra cifra identitaria. Con il segretario generale Savino Pezzotta siamo dunque ampiamente credibili quando confermiamo che di fronte al nascente Governo di centro-destra, la Cisl non ha pregiudizi. Non ci sono governi amici e governi nemici "a priori". Prima di esprimere giudizi aspettiamo che vengano convocate le parti sociali e vengano precisati i concreti atti di governo che si vorranno porre in essere.

Certamente i capisaldi restano: difesa dello Stato sociale universalistico e cioè che tratti chiunque con pari dignità sostanziale; opportunità di progresso per la gente del lavoro; coesione e integrazione sociale e cultuale e valorizzazione delle comunità; equità e giustizia attraverso politiche dei redditi concertate tra istituzioni e parti sociali. Ecco i metri e riferimenti con cui misureremo i contesti attorno a noi. Metri e riferimenti che ben a ragione possono valere anche in rapporto alle attese degli amici connazionali all’estero. (Corrispondenza Italia/Inform)


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