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INFORM - N. 101 - 25 maggio 2001

Le richieste delle ACLI al nuovo Governo.

Nuova occupazione soprattutto nel Mezzogiorno, lotta al lavoro sommerso, diritti formativi delle persone, welfare municipale e comunitario, politiche sociali per la famiglia, un "piano Marshall per l'Italia minore".

ROMA - Nonostante una campagna elettorale rissosa e confusa, i risultati del 13 maggio non si prestano ad equivoci: la grande fuga dal voto non si è verificata, la Casa delle Libertà ha una solida maggioranza per governare, l’opposizione non è stata umiliata e si è verificata un’alternanza alla guida del Paese.

Anche se trasformate in un referendum pro-contro Berlusconi, le elezioni non sono state un plebiscito per il leader di Forza Italia e gli italiani si sono dimostrati bipolaristi nonostante una pessima legge elettorale. Le due principali forze, FI e DS hanno segnato un risultato opposto: i DS sono scesi a un minimo storico, FI è vicina al 30%.

Le "terze forze", pur avendo raccolto un numero non certo disprezzabile di consensi, portano a casa un ben magro bottino. Infine la novità più inattesa: il successo della Margherita, che forse consentirà alla coalizione dell’Ulivo di diventare finalmente più equilibrata.

La Presidenza nazionale delle ACLI constata la definitiva dissolvenza dell’involucro democristiano o post-democristiano: le forze che esponevano nel simbolo lo scudo crociato non sono state certo premiate dall’elettorato. L’insuccesso di D’Antoni e il deludente risultato del Biancofiore ne sono l’esempio più illuminante.

Non si può però certo concludere che sia da considerare inservibile la cultura e la tradizione politica alimentata dal movimento cattolico. La dissolvenza dei contenitori non può trasformarsi in irrilevanza e tanto meno in insignificanza della presenza politica dei cattolici.

L'indebolimento o la scomparsa delle formazioni politiche nate dalla fine della DC non segna la fine dell'impegno dei cattolici in politica e della loro testimonianza. Per le ACLI anzi si apre un tempo di nuova iniziativa culturale orientata a qualificare, all'interno del nuovo scenario politico, l’impegno nel sociale come risorsa per la politica, per le istituzioni e per il Paese.

A tal fine l’indicazione di Monsignor Betori, Segretario Generale della CEI, appare opportuna: sostenere nuove forme di confronto tra i cattolici impegnati in politica, per poter maturare in modo convinto le proprie scelte. E' tempo di promuovere luoghi di confronto trasversali che consentano ai laici cattolici di fare un discernimento comunitario e di avanzare proposte politiche finalizzate al bene comune.

La Presidenza delle ACLI guarda poi con attenzione al processo in corso nella Margherita. Al successo elettorale devono ora seguire scelte coerenti e un coinvolgimento ampio delle realtà territoriali. Solo così la Margherita potrà trasformarsi da aggregazione elettorale portata al successo da Rutelli a forza politica insediata nelle comunità locali e capace di valorizzare il meglio dello spirito riformista del cattolicesimo sociale e democratico nonché di altre componenti laiche.

Infine, le ACLI intendono confrontarsi, senza smarrimenti e senza complessi, con il Governo che si insedierà nelle prossime settimane. Chi ha vinto le elezioni non ha solo il diritto ma anche il dovere di governare e perseguire l’interesse generale del Paese. Ci sta a cuore che il nuovo Governo si caratterizzi sulle scelte che avevamo proposto nel confronto elettorale:

In particolare, al leader della coalizione che ha vinto le elezioni, chiediamo tre gesti orientati a lasciarci alle spalle il clima di scontro della campagna elettorale e a rendere finalmente l'Italia un Paese più "normale". Innanzitutto Berlusconi proceda subito a regolare il conflitto d’interessi, ancor prima di mettere mano al ricambio dei vertici della RAI. Poi convinca la sua coalizione ad abbandonare una linea massimalista sul federalismo. Si orienti a sostenere il referendum confermativo e allo stesso tempo proponga all’opposizione un tavolo vero sulle riforme istituzionali a cominciare anche da ciò che manca nella cosiddetta legge del federalismo, in primo luogo la Camera delle Regioni. Infine assuma l'iniziativa, anche qui in modo "bipartisan", per una nuova legge elettorale. Il Mattarellum non è una buona legge né per garantire stabilità, né per la selezione della classe dirigente, né per dare rappresentanza alla pluralità delle culture politiche. Una nuova legge, fatta lontano da appuntamenti elettorali, potrebbe risultare finalmente una buona legge. (Inform)


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