* INFORM *

INFORM - N. 101 - 25 maggio 2001

Il Pacchetto Migrazioni

di Graziano Tassello

Controlli rigidi per chi giunge dall’estero con espulsione immediata per gli illegali e invisibilità a tutti gli effetti per chi da anni è emigrato in cerca di lavoro. Questi gli atteggiamenti di fondo che si sono manifestati durante la campagna elettorale.

Uno schieramento politico ha promesso la costituzione del Ministero degli Italiani all’estero. Sarebbe un gesto di rilevante significato simbolico nei confronti della diaspora, anche se emergono subito notevoli problemi di rapporti e di competenze soprattutto con il Ministero degli Esteri. Tuttavia è innegabile l’urgenza di una cabina unica di regia per coordinare i mille rivoli di interventi e si sente forte il desiderio che una volta per tutte il governo italiano consideri la politica verso gli emigrati italiani come parte essenziale della sua politica internazionale. Non più parole e slogan, ma investimenti reali e svolte radicali nell’ambito della lingua, della cultura, dell’informazione, con un’attenzione alla terza età e alle nuove generazioni.

Se alle parole facessero seguito i fatti, stando alle solenni promesse del presidente Ciampi in Uruguay e in Argentina, nel giro di sei mesi dovrebbe essere approvata la legge ordinaria per permettere ai cittadini all’estero l’esercizio del diritto di voto per corrispondenza. Alcune regioni si mostrano particolarmente interessate a questa evoluzione in positivo. Si tratterebbe di un potenziale elettorato maturo, capace di scelte meno emotive di quelle proposte dalla TV italiana, un serbatoio di democrazia da fare invidia ad altri governi. Ma non sembra molto giustificata questa speranza in tempi riavvicinati.

Comunque i casi, si tratta per ora di un pacchetto migrazioni striminzito, presentato quasi con vergogna da parte dei candidati politici.

Gli italiani all’estero hanno cercato invano segni di un’avveduta politica internazionale durante una campagna elettorale tra le più furibonde e deludenti della storia della repubblica: una campagna che ha messo a disagio numerosi emigrati, quasi costretti a non riconoscersi più in un’Italia capace solo di invettive e di spettacoli poco edificanti. Alcuni si sono sentiti in dovere di non recarsi in Italia a votare a motivo del disprezzo dimostrato nei loro confronti dal governo e dal parlamento, mentre altri hanno detto di andare in Italia per usufruire di un viaggio gratis: una specie di risarcimento occulto per le tante inadempienze nel loro confronti.

La condanna all’invisibilità della diaspora italiana è sembrata dipanarsi soltanto con la nomina di alcuni "ambasciatori della lingua italiana" nei cinque continenti, tra cui il comico Roberto Benigni e il conduttore televisivo Fabio Fazio, per un "settimana della lingua italiana nel mondo", senza ovviamente interrogarsi sulle molte inadempienze ordinarie in ambito di politica culturale.

Nonostante l’invisibilità, si deve registrare nell’Italia che riflette, il desiderio di ricuperare la memoria dell’emigrazione. Sono in tanti a spingere perché lo studio dell’emigrazione italiana nel mondo diventi parte integrante del curricolo scolastico, per rendere il paese davvero aperto alle nuove culture.

Non si tratta però solo del ricupero della memoria. C’è una precisa volontà da parte di gruppi giovanili e del volontariato di stabilire contatti con quelle forze vive della diaspora che hanno imparato a riscoprire e a valutare le radici profonde della cultura. Radici che li hanno portati a sognare un mondo più aperto, meno paesano, meno televisivo e meno vuoto di significato. Dove i rapporti di forza sono sostituiti con la forza dei rapporti e alle differenze delle culture si preferisce la cultura delle differenze. (Graziano Tassello-L'Emigrato/Inform)


Vai a: