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INFORM - N. 99 - 23 maggio 2001

Dino Nardi (CGIE Svizzera): Per la serie "C‘è posta per te" Grazie Fausto! Con gratitudine, Silvio.

Nella rubrica da lui curata nel settimanale L‘ECO di Basilea, Dino Nardi, presidente della Commissione sociale del CGIE e membro dell‘Ufficio di presidenza del Consiglio dei toscani all‘estero della Regione Toscana, commenta questa settimana il risultato delle elezioni politiche italiane di domenica 13 maggio.

ZURIGO - Dopo averlo tanto atteso, il 13 maggio è ormai alle spalle. Gli italiani hanno votato in massa, come consuetudine trattandosi di elezioni politiche, sia pure con qualche problema d‘organizzazione nei seggi tanto per non smentirci, ed il risultato uscito dalle urne, una volta tanto, è chiarissimo: ha vinto Berlusconi, anzi ha stravinto. Ma se questo è stato il responso dello scrutinio, il merito non è certamente da attribuire al leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, ed alla coalizione che lo ha sostenuto. Ovvero non solo per merito loro. Infatti il centrodestra ha vinto le elezioni politiche di domenica scorsa e con un largo margine di seggi che ne mette al riparo la maggioranza in ambedue i rami del parlamento, pur avendo ottenuto solo il 42,5% dei voti al Senato ed il 45,4% alla Camera, cioè senza aver ottenuto la maggioranza dei voti degli elettori, grazie al sistema elettorale italiano attuale che è essenzialmente maggioritario (75%) ed anche per i benefici ottenuti dalle contestatissime "liste civetta" presentate nella quota proporzionale (25%). Ma il successo ottenuto dal Polo si deve soprattutto alla dispersione dei voti in più liste che si è avuta nell‘area di centrosinistra. Infatti oltre a L‘ULIVO, in questa occasione, si sono presentate alle elezioni altre due liste dichiaratamente avversarie politicamente del Polo e cioè l‘Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti che, nel 1996, sostennero e contribuirono a far vincere Romano Prodi ed il centrosinistra. Questa volta, hanno corso invece da sole sottraendo a L‘Ulivo complessivamente l‘8,4% dei voti al Senato ed il 4,1% alla Camera che, aggiunti alle percentuali ottenute dallo schieramento di Rutelli, avrebbero fatto ottenere complessivamente al candidato del centrosinistra il 47,1% al Senato ed il 47,78% alla Camera.

Pur sapendo che in politica due più due non fa sempre quattro, è comunque certo che, senza questa divisione, Rutelli avrebbe superato Berlusconi! Un risultato, pertanto, che deve far riflettere tutta l‘area di centronistra e tutti i suoi dirigenti politici per l‘incapacità dimostrata nel non aver saputo trovare un accordo politico-elettorale. Ma, tra questi, coloro che più di ogni altro devono riflettere sulla sconfitta sono, ovviamente, Di Pietro (antiberlusconiano per eccellenza) e Bertinotti (comunista e quindi acerrimo avversario delle destre per antonomasia) che, oltretutto, con le loro liste separate da L‘Ulivo non è che abbiano ottenuto dei risultati brillanti, anzi! Rifondazione Comunista ha ottenuto tre seggi al Senato ed 11 seggi alla Camera nella quota proporzionale, mentre l‘Italia dei Valori ha ottenuto un solo senatore e lo stesso Di Pietro (giunto terzo nel suo collegio in Molise) è fuori dal Parlamento.

Cosicché alla fine gli alleati più utili al centrodestra di Berlusconi, tanto da essere stati determinanti nel fargli vincere le elezioni, sono risultati essere proprio due dei suoi più tenaci avversari. Una follia!

Il Cavaliere sarà loro, se non eternamente, di certo momentaneamente molto grato.

Speriamo, adesso, che la lezione sia servita e che i protagonisti di questa sconfitta approfittino dall‘essere tutti insieme all‘opposizione per riconsiderare il loro modo di fare politica in un sistema maggioritario e la smettano di continuare a ragionare in termini proporzionalistici e di strenua difesa del proprio particulare rifugiandosi, magari, in liste di partito personalizzate.

D‘altra parte se non si hanno i consensi sufficienti per essere una forza tale da condizionare la politica del Paese e neppure per sperare obiettivamente di diventarlo nel breve periodo, si deve obbligatoriamente entrare a far parte di una coalizione in cui tuttavia ogni forza politica deve saper rinunciare a qualche cosa. Altrimenti si potrà anche fare i puri e duri, e quindi lottare da soli contro tutto e tutti, ma si rischierà, poi, di regalare stupidamente la vittoria agli avversari che sono i più lontani dalle proprie posizioni politiche.

Ecco questo è esattamente quello che è accaduto al centrosinistra il 13 maggio scorso a tutto vantaggio del centrodestra. Con il risultato che adesso abbiamo in Italia una maggioranza moderata che, per i prossimi cinque anni, potrà governare tranquillamente, salvo sorprese, potendo contare su una maggioranza molto ampia in entrambi i rami del Parlamento, sempre che la sua coesione sviluppatasi all‘ombra del Cavaliere, ma stando all‘opposizione, non si riveli invece fragile dovendo d‘ora in poi pagare pegno mantenendo le promesse fatte agli elettori e dimostrare di saper governare il Paese. Una maggioranza che, comunque, dovrà risolvere, e velocemente, tutti i suoi problemi legati alle incompatibilità del suo leader e che il risultato delle elezioni non hanno cancellato ma, se mai, reso ancor più preoccupanti. Problemi che tanto hanno fatto e continuano a far discutere sia in Italia che all‘estero. All‘opposizione resta, ovviamente, il compito di vigilare affinchè venghino risolti quei problemi. Ma L‘ULIVO dovrà anche vigilare che il futuro governo di centrodestra, in primo luogo, difenda l‘integrità del Paese dalle spinte secessionistiche che tuttora covano nella base leghista e, in secondo luogo, non si faccia carico e privilegi unicamente gli interessi delle classi sociali medio alte a danno di quelle meno abbienti.

Da parte nostra, per quanto ci concerne, talloneremo sicuramente il governo affinchè realizzi le promesse fatte dalle attuali forze politiche di maggioranza agli italiani all‘estero quando le stesse erano all‘opposizione e ponga rimedio a tutte quelle storture della pubblica amministrazione, anche del Ministero degli Affari Esteri più volte denunciate in emigrazione. Come disse il poeta "ai posteri l‘ardua sentenza"! (Dino Nardi-L'Eco/Inform)


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