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INFORM - N. 97 - 21 maggio 2001

La conferma viene dalla Farnesina: il censimento degli italiani all'estero è un'operazione costosa e destinata all'insuccesso

ROMA - L'allarme è stato lanciato dal vice segretario generale del CGIE, Antonio Macrì, con una lettera inviata il 15 maggio al direttore generale degli Italiani all'estero della Farnesina, ministro Marsili, al segretario generale del CGIE Narducci, agli altri componenti del comitato di presidenza e a tutti i consiglieri: il censimento degli italiani all'estero, previsto dalla legge in coincidenza con il censimento della popolazione italiana, non servirà assolutamente a nulla e costituirà uno spreco di soldi e di energie da parte dei Consolati già sovraccarichi di tanti altri impegni.

Il Ministero degli Esteri è d'accordo. A nome del ministro Marsili, il capo dell'Ufficio I della Direzione Generale, consigliere Calogero Di Gesù, ha risposto a Macrì dandogli atto di aver colto i dati essenziali del problema. Anche la Direzione generale degli Italiani all'estero è convinta che il censimento sia un’operazione destinata all’insuccesso, e quindi uno spreco di denaro pubblico" (25 miliardi), oltre che di energie umane. Il censimento (o meglio la rilevazione) costringerebbe gli Uffici consolari a predisporre ed inviare per posta ai connazionali iscritti all’Anagrafe consolare un formulario che, per quanto semplificato - questo il parere della Farnesina -, non sarà compilato da molti Italiani all’estero per varie ragioni - tra le quali la diffidenza, l’ostilità, l’imperizia - e sarà prevedibilmente restituito soltanto da un numero limitato di essi.

Peraltro, tale rilevazione è prevista dalla legge 470 del 1988 che istituisce e regola, unitamente al suo regolamento di esecuzione (D.P.R. 6.9.1989, n.323) il funzionamento dell’AIRE e stabilisce che ogni dieci anni, in concomitanza con il censimento nazionale che si svolge in Italia, occorre effettuare, nei modi minuziosamente illustrati nei due testi normativi, la rilevazione di tutti gli Italiani residenti o comunque presenti all’estero.

La convinzione della scarsa utilità pratica di tale forma di rilevazione e degli ulteriori, gravosi impegni che essa comporta per gli Uffici consolari all’estero, già al limite della operatività per i carichi di lavoro cui sono già sottoposti, ha indotto il Mae a compiere ogni sforzo per cercare di evitare tale operazione.

A tal fine da parte degli Ministero è stato predisposto un apposito emendamento alla Legge 470/88 che abolirebbe gli articoli riguardanti il censimento all’estero e consentirebbe di rilevare i dati sugli Italiani all’estero dall’Anagrafe consolare. Tale emendamento è stato inserito nel Disegno di Legge n. 4721 riguardante misure straordinarie per il completamento dell’Anagrafe consolare, quello che prevede l’assunzione di circa 250 contrattisti e l’acquisto di attrezzature informatiche per gli Uffici diplomatico-consolari.

Malgrado la sensibilizzazione di tutti i gruppi parlamentari, il disegno di legge non è stato approvato dal Senato prima della conclusione della legislatura, in quanto, essendo stato sostanzialmente collegato dai senatori alla legge ordinaria sul voto all’estero, ha seguito la stessa sorte.

Il Ministero degli Esteri è quindi obbligato a rispettare la legge 470/88 e il suo regolamento di esecuzione, che sono tuttora in vigore, e a mettere in piedi tutta l’organizzazione del censimento che è già stato fissato in Italia per il 21 ottobre prossimo. Naturalmente il Mae si ripromette, non appena saranno costituiti il nuovo Governo ed il nuovo Parlamento, di riproporre lo stesso testo perché venga sollecitamente approvato, possibilmente con un decreto-legge in considerazione dei tempi sempre più stretti. L’approvazione di tale proposta di legge consentirebbe l'assunzione dei contrattisti per la bonifica dei dati dell’Anagrafe e per la stampa dei dati necessari al censimento e, contemporaneamente, di bloccare i preparativi in corso per fare il censimento alla maniera prevista dall’attuale legge, evitando così di effettuare le ingenti spese previste.

Su questa procedura Macrì non è però d'accordo. Teme che non si faccia in tempo e quindi vorrebbe che il decreto legge venisse emanato subito, "trattandosi di risparmi e non di nuove spese". Ammette di non essere un giurista e chiede anche se sia possibile un intervento da parte del Segretario Generale del Mae. "É solo il buon senso - conclude Macrì - che m'impedisce di accettare passivamente una situazione come questa". (Inform)


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