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INFORM - N. 95 - 16 maggio 2001

A Parma: Viva Verdi, tutto il kitsch e non solo

PARMA - Si inaugura sabato 19 maggio a Parma una mostra straordinaria dedicata al maestro del melodramma: una hall of fame di tutto ciò che il mito verdiano ha prodotto in più di un secolo. Sino al 29 luglio 2001, a Palazzo Pigorini. Sarebbe straordinaria anche solo per questo: per la dovizia di oggetti, fascico li, ricordi, gadget e cose varie che la fama conquistata da uno dei musicisti più schivi e riservati della storia del melodramma abbia mai prodotto. E’ il risultato del particolarissimo fascino verdiano, di quella sua riservatezza, a volte persino burbera, che determinò per contrasto la nascita e la crescita esponenziale dell’attaccamento popolare al mito?

Con Giuseppe Verdi si originò un culto popolare senza precedenti. Un culto che, senza sbavature, dura ancora, tanto da ispirare una bella mostra a Palazzo Pigorini in Parma dal 19 maggio al 29 luglio 2001, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma.

Allestita da Marzio Dall’Acqua, direttore dell’Archivio di Stato della "petite capitale" emiliana e già curatore di importanti esposizioni relative al grande maestro, la mostra trae titolo da quel "Viva V.E.R.D.I." che, in clima di sciovinismo antiaustriaco ottocentesco, risuonava con frequenza preoccupante e con gran fragore a teatro, alla fine di ogni replica verdiana. Quel Viva V.E.R.D.I. (punteggiato), acronimo di Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, ha avuto il potere di turbare i regnanti e le autorità austriache nel 1859 e i sonni degli scolari elementari un secolo dopo (quelle interrogazioni sul Risorgimento!). Ecco allora in bella vista cartoline, francobolli, chiudilettera, biglietti d’invito, busti, fermacarte, segnatempo, timbri. Oggetti d’uso quotidiano come piatti, bicchieri, tazze e suppellettili varie, ed escursioni avventurose (e anche un po’ kitsch) nel mondo dell’alimentazione, con scatole di pomodoro, dolci, vini, e persino un busto di cioccolata. E poi le indimenticabili, almeno per quelli di una certa ge nerazione, figurine Liebig, pubblicate in almeno tre edizioni, italiana, francese e tedesca quando ancora il maestro era in vita (proprio come è accaduto con i Beatles).

Anche i luoghi verdiani, la casa natale di Roncole, Busseto, Sant’Agata, Milano, La Scala godono dei riflessi del mito, immortalati in disegni, litografie, dipinti, e contaminazioni artistiche che sfruttano le tecniche più moderne di riproduzione, fino alla resine e alle plastiche. Una pop star e le location del mito, lo definiremmo con il linguaggio mediatico di oggi. Forse nessuno più ricorda quel "Viva Verdi". Il maestro del melodramma è da tempo entrato nella leggenda da solo, senza più legami con la Storia d’Italia e i suoi protagonisti. Nel mito, com’è giusto, è rimasto solo il grande Maestro.

La mostra resta aperta dal 19 maggio al 29 luglio, tutti i giorni dalle ore 9 alle 19, tranne il lunedì. (Inform)


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